Palazzo affacciato su Place de la Concorde, dove si sono verificati alcuni degli eventi chiave della storia francese dal Settecento in poi, l’Hôtel de la Marine ha riaperto le porte dopo un attento restauro. Lo abbiamo visitato

L’apertura al pubblico dell’Hôtel de la Marine, edificio emblematico di Place de la Concorde, è uno degli eventi più significativi della stagione estiva a Parigi. Al termine della campagna di restauri lanciata nel 2017 e costata circa 130 milioni di euro, e dopo alcuni rinvii dovuti alla situazione pandemica, lo scorso giugno il presidente Macron ha finalmente potuto inaugurare il nuovo percorso espositivo che restituisce alla capitale francese un luogo di alta valenza storica e culturale, oltre che di forte attrattività turistica. Dopo la ristrutturazione dell’Hôtel de Crillon terminata nel 2017, Place de la Concorde può ora offrire ai visitatori anche l’altro palazzo simbolo dell’urbanistica della seconda metà del Settecento. I due edifici gemelli sono separati solo dalla rue Royale che conduce alla Madeleine.

LA STORIA DELL’HÔTEL DE LA MARINE

Voluto da Luigi XV e affidato a Ange-Jacques Gabriel, primo architetto del re (con il cantiere diretto dal 1768 da Jacques-Germain Soufflot), per coronare la piazza dove sorgeva la statua equestre del sovrano, l’Hôtel de la Marine è stato lo scenario di alcuni eventi entrati nella storia di Francia e non solo. Dai festeggiamenti per il matrimonio del Delfino, il futuro Luigi XVI, con Maria Antonietta al verbale di condanna a morte della regina, firmato in una delle stanze dell’edificio. Lo stesso Luigi XVI venne ghigliottinato nella piazza antistante, diventata nel frattempo place de la Révolution, per essere ribattezzata, tre anni dopo (1795), Place de la Concorde. Il famoso furto dei gioielli delle Corona fu perpetrato nel 1792 proprio in queste stanze e qualche decennio dopo, nel 1848, qui venne firmato l’atto di abolizione della schiavitù reintrodotta da Napoleone nel 1802. E poi ancora, nel corso dell’Ottocento, i balli per festeggiare le incoronazioni di Napoleone I e Carlo X; Luigi Filippo che assiste all’erezione dell’obelisco di Luxor dalla loggia, il ballo di Napoleone III nel 1866 con tremila invitati. Per arrivare ad anni più recenti, quando, nel 1989, il presidente delle Repubblica francese assiste con altri 77 capi di stato e di governo alle celebrazioni per il bicentenario della Rivoluzione francese.

Hôtel de la Marine, Parigi © Photo Dario Bragaglia
Hôtel de la Marine, Parigi © Photo Dario Bragaglia

L’HÔTEL DE LA MARINE IERI E OGGI

Il nome non deve trarre in inganno: l’Hôtel de la Marine si chiama così perché per oltre due secoli, dal 1789 al 2015, è stata la sede dell’amministrazione della Marina francese. Ma la sua prima destinazione d’uso fu quella di Garde-Meuble de la Couronne, l’istituzione che si occupava dell’arredamento delle residenze reali, compresa la manutenzione e la conservazione di numerose collezioni, dalle armi alle armature, dai tappeti agli arazzi, dagli oggetti di arte decorativa (vasi, bronzi…) ai citati gioielli della Corona. Pierre-Élisabeth de Fontanieu, l’intendente del Garde-Meuble, occupa l’edificio a partire dal 1772 facendosi arredare gli appartamenti e l’attività ha ufficialmente inizio nell’autunno del 1774. Vi si svolgono lavori di magazzinaggio, ma sono anche attivi laboratori e sale espositive dove prestigiosi invitati dell’intendente possono ammirare opere d’arte e d’artigianato.
Sono proprio questi ambienti rappresentativi degli ultimi anni dell’Ancien Régime che il restauro curato dal Centre des Monuments Nationaux (CMN) ha voluto riproporre nella prima parte del percorso di visita. Gli ambienti di lavoro di Fontanieu e del suo successore Marc-Antoine Thierry de Ville-d’Avray. Muniti di cuffie interattive di ultima generazione, battezzate Le Confident, ci si immerge nella quotidianità della vita a palazzo, con rumori, suoni, conversazioni che si attivano automaticamente man mano che ci si sposta nei vari ambienti.
Il visitatore si sente parte dei vari scenari, ricostruiti con attenzione filologica, quasi personaggio fra i personaggi che popolavano stanze e saloni pochi anni prima che la rivoluzione spazzasse via gran parte di questo mondo. Scene di vita pubblica e momenti di intimità familiare del sovrintendente e della sua famiglia: sale da bagno e spazi di lavoro, biblioteche, camere da letto, ma anche una sala da pranzo dove sembra essere appena terminato un banchetto a base di ostriche e champagne.

IL RESTAURO E GLI ARREDI

La ricostruzione degli appartamenti degli intendenti ha impegnato il CMN in una scrupolosa opera di ricerca e localizzazione dei mobili e degli oggetti d’arredo originali; operazione favorita dall’esistenza di inventari fatti a cadenza regolare dagli amministratori dell’edificio. Grazie alla collaborazione e ai prestiti di istituzioni come il Mobilier national, il Museo del Louvre, il Museo di Arti decorative, il Museo nazionale del Castello di Versailles, il Ministero dell’Esercito, la Manifattura di Sèvres, alcuni straordinari pezzi sono ritornati nella loro localizzazione originaria. Un tavolo meccanico, ribattezzato Table des muses, opera di Jean-Henri Riesener, costruito nel 1771 per l’intendente Pierre-Élisabeth de Fontanieu, arriva da Versailles. E sempre dalla reggia alle porte di Parigi arriva un canapé pensato per Maria Antonietta da Jean-Baptiste-Claude Sené. E si potrebbe continuare con altri splendidi mobili e oggetti decorativi che arricchiscono oggi gli ambienti del Musée de la Marine. Un altro pezzo di eccezionale valore – una commode di Riesener battuta all’asta da Christie’s a New York nell’aprile del 2019 – è arrivata in dono dalla Fondazione Al Thani, che dall’autunno avrà un proprio spazio all’interno dell’Hôtel de la Marine per esporre i tesori della sua collezione.
Il mobile risultava presente nell’appartamento di Madame Lemoine de Crécy, moglie di un funzionario del Garde-Meuble de la Couronne, e adesso si trova nella ricostruita camera di Madame Thierry de Ville-d’Avray. Parallelamente ai depositi e ai doni, il CMN è stato attivo sul mercato delle acquisizioni per recuperare arredi originali identificati dagli inventari e in mancanza di pezzi originali si è fatto ricorso a manufatti della stessa epoca.
Per rendere maggiormente “immersiva” l’esperienza della visita, nella chambre des bains de Monsieur e nella chambre de Madame vengono diffusi dei profumi preparati appositamente per l’Hôtel de la Marine sulla base di ricerche storiche rigorose – sia per quel che riguarda le formule sia nell’uso di materie prime naturali lavorate secondo le tecniche d’epoca – per avvicinarsi alle essenze più utilizzate in interno nella seconda metà del Settecento.

Hôtel de la Marine, Parigi © Photo Dario Bragaglia
Hôtel de la Marine, Parigi © Photo Dario Bragaglia

INTERAGIRE CON LA STORIA DELL’HÔTEL DE LA MARINE

Nell’ala che affaccia verso Place de la Concorde è stata mantenuta la suddivisione degli spazi previsti nell’Ottocento dopo l’ingresso dell’amministrazione della Marina nel palazzo. Ed è qui che sono state installate delle postazioni interattive che aiutano a capire meglio la storia dell’edificio e il suo contesto. Nella salle a manger d’honneur, primo spazio che si incontra in questa parte del percorso di visita, si scoprono nei dettagli le varie sezioni dell’Hôtel e un tavolo interattivo spiega le trasformazioni urbanistiche e architettoniche della piazza.
Su un grande schermo, i tanti personaggi legati alla storia dell’edificio prendono la parola e raccontano aneddoti. Proseguendo, negli spazi aulici più grandiosi, il Salon d’honneur e il Salon des amiraux, si incontrano dei miroirs dansants, specchi rotanti dove si alternano immagini digitali che ricostruiscono i grandi eventi, come le esposizioni nella Galerie du Garde Meuble, i fastosi balli dell’Ottocento o ancora gli episodi storici che si sono succeduti in place de la Concorde, l’antica place Luis XV.
L’omaggio dovuto a chi ha occupato l’edificio per oltre duecento anni si concretizza in una delle ultime stanze, prima di uscire nel loggiato. La sala che era il bureau du chef d’état-major ospita una table des marins, installazione interattiva dove si possono seguire gli itinerari, le scoperte scientifiche, le battaglie di dieci navigatori e marinai francesi che hanno fatto la storia dal XVII al XX secolo.

LA VETRATA E IL RISTORANTE

A coronamento dell’itinerario di visita si esce infine nella loggia con le dodici imponenti colonne sormontate da capitelli corinzi. Da qui la vista spazia su tutta place de la Concorde, i giardini delle Tuileries, la Senna, gli Champs-Élysées, il Louvre, il palazzo dell’Assemblea Nazionale, la Tour Eiffel e il Grand Palais. Attraverso la galerie dorée e la galerie des Ports de guerre si ritorna all’esclalier d’honneurs e alla Cour d’honneur dove è iniziata la visita.
È importante sottolineare che, con la volontà di restituire alla cittadinanza uno spazio storico nel cuore di Parigi, la Cours d’honneur (ingresso dalla piazza e da rue Royale) e la Cour de l’Intendant, coperta dalla grande vetrata piramidale progettata dall’architetto Hugh Dutton, sono liberamente accessibili. Con una superficie di 330 metri quadrati, la vetrata è l’intervento contemporaneo più significativo nell’opera complessiva di restauro dell’edificio e protegge lo spazio di accoglienza per i gruppi di visitatori restituendogli una grande luminosità.
Liberamente accessibili sono anche la libreria-boutique, il Café Lapérouse e, dall’autunno, anche il nuovo ristorante gastronomico di Jean-François Piège, che aggiungerà il richiamo dell’alta cucina a questo nuovo polo culturale parigino.

Dario Bragaglia

www.hotel-de-la-marine.paris

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.