Il design al servizio della medicina. Intervista allo studio di architettura GAD

Studio di architettura e interior design con base a Tel Aviv in Israele, GAD ha progettato una particolare camera iperbarica ispirata agli spazi dell’aereo. Ecco cosa ci hanno raccontato

Una veduta della camera iperbarica della Avi Clinic a Tel Aviv. Photo Michael Stavaridis
Una veduta della camera iperbarica della Avi Clinic a Tel Aviv. Photo Michael Stavaridis

Nell’ambito di cure mediche sempre più all’avanguardia, l’aspetto psicologico dei pazienti riveste un’importanza sempre maggiore, e anche il mondo del design può fornire utili soluzioni. GAD, studio di architettura con base a Tel Aviv, con alle spalle una lunga esperienza di collaborazioni con strutture sanitarie, ha realizzato per la Avi Clinic una particolare camera iperbarica ispirata al mondo dell’aviazione. Abbiamo scambiato con loro alcune impressioni sul progetto e sul futuro del design in campo bio-medico.

A livello psicologico, quanto influisce sul benessere del paziente trovarsi in un ambiente attrezzato per le cure, ma anche esteticamente gradevole?
Le camere iperbariche che abbiamo progettato sono al centro del percorso della Aviv Clinic, durante il quale il paziente viene sottoposto al trattamento per due ore al giorno, cinque volte a settimana, per 12 settimane. Pertanto, lo stato d’animo del paziente all’interno della camera iperbarica riveste grande importanza, e influisce sulla reazione alle cure. Per questa ragione, dalla disposizione delle postazioni, al senso di familiarità che può dare l’ambiente, alla comodità della seduta, il bisogno di comfort è fondamentale. Le camere sono state quindi progettate per raggiungere un equilibrio fra la necessità di solitudine – grazie alla quale i pazienti possono leggere, rilassarsi o semplicemente pensare senza essere disturbati -, e un eventuale bisogno di interazione sociale. Per questo, l’isolamento non è totale. Abbiamo concepito un linguaggio di design che sfrutta le sensazioni di rilassamento tipiche degli ambienti dei grandi aerei, in contrasto con la normale estetica degli ambienti medici come li conosciamo.

Da sinistra Ganit Porat e Gad Halperin del duo GAD. Photo Miri Davidovitz
Da sinistra Ganit Porat e Gad Halperin del duo GAD. Photo Miri Davidovitz

Come mai vi siete ispirati proprio dal mondo dell’aviazione? Oltre alla sensazione di rilassamento che ne deriva, ci sono altre ragioni? Com’è nata l’idea di questa camera iperbarica del tutto particolare?
Prima di tutto, ci siamo resi conto che il linguaggio del mondo dell’aviazione per un progetto nel settore privato avrebbe potuto essere una novità, per così dire, intrigante. Una volta scelto questo tema, ci siamo dedicati allo studio delle varie possibilità per sfruttare al meglio le caratteristiche di spazi “tubolari” come le cabine degli aerei. Perché quello aerospaziale è un settore, ma anche un’esperienza, in conseguenza delle cui dimensioni gli utenti tendono ad adattarsi, a reagire. Trattandosi di un impiego per scopi medici, le dimensioni della cabina e la forma della seduta hanno rappresentato una sfida che ci ha portato a creare un design dalle linee morbide, funzionali e insieme rilassanti. Inoltre abbiamo creato “finestre virtuali” in ciascuna camera iperbarica, che emanano la quantità e il colore della luce naturale, e durante le due ore delle sedute di trattamento, queste finestre cambiano colore e intensità della luce, come se appunto filtrassero quella esterna naturale, in modo da dare ai pazienti la sensazione di “guardare fuori” durante un volo.

Quali innovazioni tecniche avete introdotto in questo nuovo progetto, rispetto ai precedenti?
Per questo progetto, dovendo costruire ciascuna camera iperbarica modellando lo spazio tramite la trasformazione delle forme geometriche tipiche del mondo dell’aviazione in “linguaggio del design”, abbiamo utilizzato una tecnologia speciale, di nuova concezione. Per quanto ne sappiamo, questo progetto è il primo del suo genere nel campo delle celle a pressione in cui viene stabilita una connessione tra i linguaggi di progettazione dell’aviazione e il mondo medico. Il nostro obiettivo era quello di far nascere nel paziente sensazioni inconsce di piacere e sollievo, in un momento non facile dell’esistenza, quale è un trattamento medico.

La pandemia da Covid-19 sta facendo capire come siano necessari spazi adeguati per la quarantena. In Italia, ma anche altrove, abbiamo i Covid-hotel. Poiché, purtroppo, sembra che questo tipo di pandemia si farà sempre più frequente, pensate che in futuro sorgeranno strutture del genere per queste specifiche esigenze? È qualcosa cui avete in qualche modo già pensato?
Dal punto di vista del design e dell’architettura, già lo sviluppo di una camera iperbarica del genere va incontro alla necessità di avere “bolle” protette anche all’interno di spazi chiusi, come gli ospedali o le cliniche mediche. In questo modo, i pazienti possono creare un contatto visivo diretto e interagire con chi li circonda, anche a distanza. Questo è solo un esempio dell’equilibrio tra l’evoluzione dal periodo pandemico e la “vecchia” normalità di cui abbiamo bisogno. Sicuramente il mondo del design potrà ritagliarsi uno spazio maggiore nel settore. Tuttavia, crediamo che nonostante le pratiche sociali imposte dalla pandemia – che con ogni probabilità plasmeranno in maniera permanente il nostro stile di vita -, gli esseri umani avranno sempre bisogno di interazione sociale, dialogo e contatto fisico.

Niccolò Lucarelli

www.studiogad.com

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.