Neue Wilden, i “nuovi selvaggi” che facevano arte all’ombra del muro di Berlino

Emersi dalla scena artistica berlinese alla fine degli Anni Settanta, i Neue Wilden diedero nuova forma ed energia al linguaggio pittorico neoespressionista. E il loro successo risuona ancora oggi.

La caduta del muro di Berlino, oltre al suo significato storico e sociale, rappresenta la conclusione di un’epoca artistica sbalorditiva. Sul finire degli Anni Settanta, le condizioni di vita nella città, squarciata in due dal muro, non sono affatto facili, ma nonostante tutto Berlino diventa una attrazione per molti studenti e aspiranti artisti, che decidono di trasferirvisi per il basso costo degli affitti e l’esenzione dal servizio militare.

NEUE WILDEN, I NUOVI SELVAGGI

Con l’arrivo dei giovani, Berlino inizia ad animarsi. I locali illuminano le notti fino al mattino successivo e aprono club come il Dschungel e il Risiko, frequentati da artisti e musicisti.
In questo contesto frizzante nasce una nuova corrente artistica, quella dei Neue Wilden (i nuovi selvaggi) la cui esigenza è plasmare una nuova identità pittorica attraverso uno stile materico e vibrante. Punto di riferimento del movimento è la Galerie am Moritzplatz, spazio autogestito nato a Kreuzberg per volere degli artisti Rainer Fetting, Helmut Middendorf, Salomé e Bernd Zimmer. Il movimento viene fortemente influenzato da Karl-Horst Hödicke, pioniere del Neoespressionismo e professore presso l’Università delle arti di Berlino Ovest, dove studiano Salomè, Helmut Middendorf e Rainer Fetting.
In quel periodo da Monaco arriva a Berlino Bernd Zimmer, che lavora come disegnatore presso una casa editrice. Frequentando l’ambiente universitario, entra in contatto con gli altri Neue Wilden e ne diventa uno dei più importanti membri.

Rainer Fetting, Kuss blau rot, 1987. Courtesy Christie's
Rainer Fetting, Kuss blau rot, 1987. Courtesy Christie’s

LO STILE DEI NEUE WILDEN

Il loro stile si caratterizza per l’uso di una pittura brutale che vuole distaccarsi dal linguaggio minimalista. Non a caso nel 1980 la Haus am Waldsee di Berlino dedica loro una mostra definendo violenta la pittura di cui sono autori. Un lavoro che rappresenta l’evoluzione contemporanea del Neoespressionismo, guidato da Georg Baselitz e Markus Lüpertz, già noti nel panorama artistico mondiale dell’epoca. Sempre in quel periodo il Martin-Gropius Bau di Berlino canalizza l’attenzione sull’arte contemporanea tedesca con una imponente mostra che fa luce proprio sul Neoespressionismo. I Neue Wilden si mischiano al fervore culturale del tempo, stimolato anche dai numerosi “forestieri” che in quel periodo affollano la città: David Bowie, Iggy Pop e Nick Cave, solo per citarne alcuni.
Uno dei membri del collettivo, Salomé, suona anche in un gruppo punk, dunque la contaminazione è quasi naturale. Le tensioni sociali e politiche tra Est e Ovest rimangono fitte, quasi immobili. Una paralisi contro cui si scagliano i colori accessi dell’arte dei Neue Wilden.

L’EREDITÀ DEI NEUE WILDEN

I risultati di quel fragore sono ancora oggi presenti. Dopo la chiusura della Galerie am Moritzplatz e la caduta del muro di Berlino, i Neue Wilden prendono strade differenti, iniziano a viaggiare e a cambiare prospettiva artistica, producendo in autonomia.
Oggi sono considerati tra gli artisti contemporanei tedeschi più influenti, le loro opere sono esposte nei musei in giro per il mondo e appese alle pareti di casa di numerosi collezionisti.
Proprio in questo periodo al Museum Fünf Kontinente di Monaco è allestita una mostra su Bernd Zimmer, ora non visitabile a causa dell’emergenza sanitaria. La detonazione artistica innescata alla fine degli Anni Settanta dai Neue Wilden è riuscita a scavalcare il tempo ed è rimasta in piedi fino a oggi, resistendo anche alla notte del 9 novembre 1989, quando, nel cuore dell’Europa, rimbombava il tonfo della caduta del muro.

Antonio Mirabelli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonio Mirabelli
Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come consulente nella pianificazione patrimoniale e curando la gestione di prestigiose collezioni private. A Milano frequenta il Master in Arts Management presso l’Università Cattolica di Milano, dove affina le doti manageriali. Elabora progetti per l’implementazione dell’offerta culturale di soggetti pubblici e privati, si occupa di CSR (Corporate Social Responsibility) e lavora come Art Advisor.