Apre nel 2021 in Canada il WAG-Qaumajuq, museo dedicato alla cultura e all’arte degli Inuit

Il nuovo museo, che si collegherà strutturalmente e concettualmente alla Winnipeg Art Gallery, sarà incentrato sulle tradizioni e la cultura dei popoli indigeni, a partire dalla componente linguistica

Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture
Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture

Aprirà a febbraio 2021 a Winnipeg l’Inuit Art Centre, istituzione dedicata all’arte Inuit che si collegherà alla Winnipeg Art Gallery, creata nel 1937 e uno dei più antichi centri d’arte del Canada. Il nuovo edificio di oltre 3.700 metri quadrati, progettato da Michael Maltzan Architecture con Cibinel Architecture, si “fonderà” così, strutturalmente e concettualmente, al WAG, con nuovi spazi dedicati a mostre, didattica ed eventi. Caratteristica del nuovo museo, che lo rende unico in Canada ma anche nel resto del mondo, è la sua “declinazione” linguistica: il WAG Inuit Art Centre infatti è stato chiamato Qaumajuq, parola che nella lingua Inuktitut significa “è luminoso, è illuminato”. Anche le sezioni interne del Centro avranno nomi in Inuktitut, dando così un preciso imprinting alla visione e alla missione del museo. Per i popoli indigeni l’ingresso al museo sarà sempre gratuito.

QAUMAJUQ, L’INUIT ART CENTRE DI WINNIPEG

La consulenza linguistica circa nomi e denominazioni del nuovo museo è stata affidata a un gruppo di “language keepers”, “custodi della lingua” Inuit, che ha dato un nome anche all’edificio della WAG, ovvero “Biindigin Biwaasaeyaah”, che significa “entra, l’alba della luce è qui/sta arrivando”. La WAG sarà sempre conosciuta come la Winnipeg Art Gallery, ma il nome “Biindigin Biwaasaeyaah” indica il cambiamento fondamentale che l’istituzione sta intraprendendo: le lingue indigene infatti avranno sempre una forte presenza in tutto il WAG-Qaumajuq. I language keepers hanno svolto il loro lavoro di consulenza con la guida del WAG Indigenous Advisory Circle presieduto da Julie Nagam e Heather Igloliort, fornendo delucidazioni anche sull’ortografia e le pronunce regionali degli idiomi rientranti della lingua Inuit. “Siamo entusiasti della trasformazione e della denominazione del WAG e dell’Inuit Art Centre, per continuare il processo di ‘decolonizzazione’ e siamo entusiasti di condividere i nomi degli spazi nelle sette lingue indigene di Manitoba e Inuit Nunangat”, commentano Nagam e Igloliort. “Siamo così onorati di donare all’istituzione questi nuovi nomi che indicano un nuovo percorso per gallerie e musei in questo paese”.

L’IMPEGNO DEL CANADA PER LE CULTURE INDIGENE

“I custodi della lingua e gli anziani si sono riuniti in un forte momento di riflessione interculturale e di costruzione di relazioni”, ha dichiarato Stephen Borys, Direttore e CEO della Winnipeg Art Gallery. “Questa iniziativa è un atto di ‘decolonizzazione’, che sostiene la riconciliazione e la trasmissione della conoscenza indigena per le generazioni a venire, nel tentativo di garantire che WAG-Qaumajuq sia una casa in cui le comunità indigene si sentano benvenute e dove tutti si sentano i benvenuti. Non vediamo l’ora di svelare questo nuovo punto di riferimento culturale nel cuore del Paese con questi nuovi nomi che onorano le voci e le lingue indigene”. La cultura delle minoranze etniche e l’impegno alla sua valorizzazione sono temi che il Canada ha scelto di presentare al pubblico anche alla Biennale di Venezia del 2019, affidando il proprio Padiglione nazionale agli Isuma, collettivo guidato da Zacharias Kunuk e Norman Cohn, artisti di origine Inuit impegnati nel racconto e nella trasmissione della cultura della loro comunità attraverso i linguaggi della videoarte. Nel 2008 gli artisti hanno creato IsumaTV, il primo sito web al mondo dedicato all’arte Inuit, con oltre 6mila film e video in 84 lingue. L’archivio Igloolik Isuma, conservato alla National Gallery of Canada Library and Archives, con migliaia di ore di filmati grezzi e interviste agli anziani Inuit, raccoglie e tramanda la cultura delle comunità eschimesi.

– Desirée Maida

www.wag.ca

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.