Il Premio Reina Sofía per la poesia iberoamericana al cileno Raúl Zurita

Il curatore Antonio Arévalo traccia un ritratto dell’artista e poeta Raúl Zurita, vincitore nel 2020 del Premio Reina Sofía per la poesia contemporanea

Raul Zurita e Antonio Arévalo, salone del libro de Tuyrin
Raul Zurita e Antonio Arévalo, salone del libro de Tuyrin

Il poeta cileno Raúl Zurita (Santiago, 1950) ha vinto il XXIX Premio Reina Sofía per la poesia iberoamericana, il più importante riconoscimento nel suo campo, assegnato ogni anno dal Patrimonio Nazionale in collaborazione con l’Università di Salamanca. La scelta della giuria è un riconoscimento al lavoro di Zurita e “al suo esempio poetico di superare il dolore con versi con parole impegnate per la vita, la libertà e la natura ”.

IL PREMIO REINA SOFIA PER LA POESIA

Il Premio Reina Sofía per la poesia iberoamericana mira a riconoscere l’intera opera di un autore vivente che, per il suo valore letterario, costituisce un contributo rilevante al patrimonio culturale comune di Iberoamerica e Spagna, ed è il più importante premio di poesia in spagnolo e portoghese. Raul Zurita si è dedicato a varie attività volte a integrare le arti e ad estendere in modo critico e creativo le diverse concezioni di arte e di vita. Nel 1982, il suo lavoro creativo fa un nuovo passo avanti con La vita nuova, un poema scritto col fumo di un aereo sui cieli di New York. Questa performance è composta di otto frasi di quindici miglia di lunghezza, in spagnolo. Un’altra performance è stata quella di tracciare sul deserto del Cile il versetto “Né pietà, né paura”, nel 1993, in modo da poter essere letto dal cielo. Queste azioni sono il tentativo di superare il tradizionale concetto di letteratura e di avvicinarlo all’arte totale.

ZURITA E IL COLLETTIVO C.A.D.A

In questo contesto nel ’79 emerse il lavoro del Colectivo de Acciones de Arte (C.A.D.A.), che ideava strategie per prendersi gioco della censura degli apparati repressivi e fare arte.  Zurita è considerato uno dei più radicali di questo gruppo, e realizzò varie performance usando il corpo come mezzo di espressione: si gettò ammoniaca sugli occhi e si bruciò la guancia con un ferro bollente;ha anche attuato una performance masturbatoria di fronte a un dipinto di Juan Davila. In questo contesto fu pubblicato il suo libro Purgatorio, che provocò un vero e proprio terremoto in più ambiti, non soltanto letterari. Da lì in avanti la poesia cilena ha intrapreso un altro cammino. 

-Antonio Arévalo

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI