Nonostante la difficile situazione sanitaria, sociale e politica, la Grande Mela non si dà per vinta e inaugura, all’aperto, la nuova edizione del festival River to River. Coinvolgendo quattro artiste.

Un festival creato all’indomani dell’attentato dell’undici settembre per rivitalizzare Lower Manhattan assume una nuova rilevanza nell’anno del COVID, della crisi economica e delle proteste che stanno agitando le città americane. In questi giorni è in corso a New York il River to River Festival, manifestazione itinerante di arti miste, completamente gratuita. Fortemente voluta dagli organizzatori nonostante le difficoltà, l’edizione 2020 del festival è partita a luglio, in ritardo rispetto agli altri anni, e andrà avanti per tutto il mese di agosto con installazioni e performance in vari luoghi nel Sud dell’isola di Manhattan.

4 ARTISTE PER RIVER TO RIVER

Organizzato dal Lower Manhattan Cultural Council (LMCC) e curato da Lil Chopra, executive director of artistic programs di LMCC, e dalla filmmaker e ballerina Nanette Nelms, il festival, che in passato ha avuto in cartellone nomi come Yoko Ono e Pam Tanowitz, quest’anno ha scelto di dare voce a quattro artisti. Da qui il titolo dell’edizione 2020: Four Voices. Gli artisti coinvolti sono la scrittrice Asiya Wadud, la scrittrice e illustratrice Mona Chalabi e le artiste visive Jean Shin e Muna Malik. Quattro donne di colore per raccontare la vitalità artistica di una città che gli eventi di questi mesi hanno reso irriconoscibile ma che ancora una volta mostra la propria resilienza. Con musei e teatri ancora chiusi, mai come quest’anno è importante ricordare che la cultura newyorchese è un ecosistema indispensabile alla sopravvivenza della città, quanto delicato e da proteggere. Per questo organizzare un festival culturale a New York durante questa strana estate non è solo una sfida ma un inno alla resistenza. Da necessità la città fa virtù e, poiché sono ancora vietati gli eventi al chiuso, gli organizzatori di River to River hanno deciso di spostare tutte le iniziative all’aperto e renderle fruibili nel corso di diverse settimane, incoraggiando un’interazione con il pubblico diluita nel tempo.

Asiya Wadud’s ECHO EXHIBIT in NYC's Seaport District, co-presented by the Lower Manhattan Cultural Council (LMCC), the Seaport District and The Howard Hughes Corporation as part of River To River 2020: Four Voices, photo credit: Ian Douglas
Asiya Wadud’s ECHO EXHIBIT in NYC’s Seaport District, co-presented by the Lower Manhattan Cultural Council (LMCC), the Seaport District and The Howard Hughes Corporation as part of River To River 2020: Four Voices, photo credit: Ian Douglas

ASIYA WADUD E MUNA MALIK

Così una conversazione tra sconosciuti avvenuta a giugno echeggia tra le strade e i palazzi di Lower Manhattan assumendo una forma fisica che consente di sopravvivere al tempo. Per il suo progetto Echo Exhibit, Asiya Wadud ha sparpagliato sui muri del Seaport District e del Pier 17 una serie di poemi scritti a partire da conversazioni telefoniche tra sconosciuti durante la quarantena.
Altro progetto legato a stretto filo al momento storico che stiamo vivendo è quello di Muna Malik, Blessing of the Boats, che parte da una constatazione e una conseguente domanda: “Abbiamo l’opportunità di salpare verso un nuovo futuro. Che società vorresti costruire e come possiamo arrivarci?”. Il pubblico potrà dare la propria risposta scrivendola su una barchetta di carta da portare poi alla Belvedere Plaza di Battery Park dove, fino al 18 agosto, diventerà parte dell’installazione realizzata dall’artista. L’idea è di creare un luogo di riflessione da cui partire per costruire una società più giusta.

JEAN SHIN E MONA CHALABI

Il futuro dovrà certamente essere sostenibile per l’artista Jean Shin che con le due installazioni Floating Maze e The Last Straw riempie gli spazi di Brookfield Place. La prima è un immenso lampadario di bottiglie di plastica di scarto, mentre la seconda è una serie di composizioni realizzate con cannucce colorate.
Entrambi i pezzi consentono agli spettatori di vedere se stessi nel contesto dell’opera, invitando a una riflessione sulle proprie pratiche quotidiane di consumo e sul proprio ruolo nell’ecosistema globale.
È un omaggio a New York City, infine, il progetto di Mona Chalabi, dal titolo 100 New Yorkers. Per questo River to River, l’artista specializzata in visualizzazioni di dati statistici presenta, negli spazi intorno all’Oculus, una serie di illustrazioni e animazioni che condensano la variegata popolazione della Grande Mela in 100 personaggi prototipici ricavati da dati prodotti da censimenti condotti in città, offrendo una sintesi della composizione demografica e socioeconomica della città. In vista delle elezioni presidenziali, Chalabi attiverà i propri personaggi utilizzando dati statistici sulla rappresentanza e partecipazione politica, offrendo una cornice interpretativa attraverso cui leggere intere comunità. Tra venditori di hot dog, giocatori di scacchi, infermieri e sportivi, ci sono anche i creativi nel gruppo di 100 newyorchesi raccontati dall’artista. Senza di loro New York non sarebbe la stessa. River to River 2020 è un modo per ricordarcelo.

Maurita Cardone

https://lmcc.net/river-to-river-festival/

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.