Dopo aver riaperto i battenti lo scorso 1° giugno, il Guggenheim di Bilbao accoglie il suo pubblico con un denso calendario di mostre, prorogate in seguito all’emergenza Coronavirus. Ne abbiamo parlato con il direttore Juan Ignacio Vidarte.

Fra i tanti musei del mondo, il Guggenheim di Bilbao è senz’altro uno dei più accessibili anche in epoca di distanziamento sociale. Le dimensioni eccezionali dell’edificio progettato da Frank Gehry più di vent’anni fa ‒ soprattutto l’ampiezza e la distribuzione degli spazi interni ‒ sono tali da permettere un accesso confortevole anche dal punto di vista della sicurezza sanitaria. Con un massimo di 2400 ingressi giornalieri (il 40% della capienza totale) e un percorso unidirezionale per evitare affollamenti nelle sale, il grande museo basco ha riaperto i battenti il primo giugno scorso, riproponendo al pubblico la maggior parte delle attività espositive previste nel calendario 2020.

STRANIERI A BILBAO, POCHI MA BUONI

Malgrado gli sforzi organizzativi, le campagne di promozione e la proroga di mostre importanti ‒ come la retrospettiva di Olafur Eliasson, allestita eccezionalmente fino al 4 aprile 2021, a oltre un anno dall’apertura ‒ quest’estate a Bilbao manca l’ingrediente fondamentale per la vita del grande museo: l’affluenza massiccia di turisti stranieri. Alla riapertura, in giugno, le aspettative post-pandemia della direzione del Guggenheim erano piuttosto basse. Il mese di luglio ha riservato qualche gradita sorpresa.
Avevamo previsto circa un 15% di visitatori rispetto ai flussi normali della stagione estiva”, spiega Juan Ignacio Vidarte, da oltre vent’anni direttore  generale del Museo Guggenheim di Bilbao. “In realtà, nelle settimane centrali di luglio abbiamo ricevuto circa il 30% di visite, il doppio rispetto alle previsioni; la maggior parte sono ovviamente spagnoli, ma ci ha stupito la presenza inaspettata di stranieri (perlopiù francesi, ma anche olandesi, belgi e tedeschi), il 54% del totale, che probabilmente hanno raggiunto i Paesi Baschi con mezzi propri, non in aereo”.
Nel primo semestre del 2019 il Guggenheim di Bilbao ha registrato 486.268 ingressi; nello stesso periodo del 2020 i visitatori sono calati del 74%, riducendosi a circa 127mila. Come la maggior parte dei musei spagnoli, Prado incluso, anche il pubblico del Guggenheim è generalmente composto dal 70% di stranieri, attirati nella città basca proprio dalla cattedrale dell’arte del nostro tempo.

Olafur Eliasson, Your uncertain shadow (colour), 2010. Photo María del Pilar García Ayensa - Studio Olafur Eliasson. Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Vienna © 2010 Olafur Eliasson
Olafur Eliasson, Your uncertain shadow (colour), 2010. Photo María del Pilar García Ayensa – Studio Olafur Eliasson. Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Vienna © 2010 Olafur Eliasson

BENVENUTI A CASA, LA CAMPAGNA DEL GUGGENHEIM ALL’INSEGNA DELLA FEDELTÀ

La crisi sanitaria ha avuto un impatto importante sulla gestione economica del museo” ‒prosegue il direttore ‒ “con una perdita non ancora quantificata, ma che si potrebbe aggirare tra gli 8 e i 9 milioni di euro. In giugno, per incentivare le visite del turismo locale e nazionale abbiamo avviato la campagna Bienvenidos a casa”. Un breve video, accattivante, ha per protagonisti una serie di cani davanti alla propria casa, che evocano il senso di fedeltà e richiamano il Puppy, la gigantesca scultura fiorita di Jeff Koons che accoglie i visitatori all’ingresso del museo.
Per promuovere un’esperienza di visita eccezionale, gradevole e sicura” ‒ spiega Vidarte ‒”abbiamo offerto agli Amici del Museo (circa 20mila persone) la possibilità di portare con sé un altro amico. Chi invece compra un biglietto d’ingresso generale acquisisce il diritto di accedere  gratuitamente per tutta l’estate al museo, ogni volta che lo desidera”.

IL CALENDARIO 2020 DEL GUGGENHEIM DI BILBAO

Malgrado l’allerta sanitaria in Spagna e nei Paesi Baschi sia tornata alta negli ultimi tempi, nel museo si respira un’aria di cauta fiducia e la programmazione per il 2020 ha subito solo lievi modifiche. Dopo il lockdown sono state inaugurate la mostra della pittrice astratta brasiliana Lygia Clark e le videoinstallazioni del sudafricano William Kentritge dedicate alla magia di George Meliés e al viaggio sulla luna; prosegue anche la personale dell’artista minimalista americano Richard Artschwager, curata da Germano Celant.
Con le concessioni dei prestiti e le date di chiusura non abbiamo avuto problemi” ‒ prosegue Juan Ignacio Vidarte ‒ “e la maggior parte delle mostre sono state prorogate oltre l’estate. Olafur Eliasson ha addirittura accettato di mantenere la sua retrospettiva allestita a Bilbao fino alla primavera del 2021. In alcuni casi sono solo slittate le date d’apertura: in settembre inauguriamo un’esposizione dedicata alla pittrice statunitense Lee Kranser (moglie di Jackson Pollock) e in autunno è prevista una grande retrospettiva su Kandinsky, in collaborazione con il Barbican Center di Londra. Unico appuntamento cancellato è stato la mostra del celebre artista africano El Anatsui. La grande esposizione dedicata all’arte negli Anni Venti sarà invece posposta al 2021, in date da destinarsi.

Juan Ignacio Vidarte, Direttore Guggenheim Bilbao
Juan Ignacio Vidarte, Direttore Guggenheim Bilbao

UNA VISITA AL GUGGENHEIM OGGI

Stiamo attraversando un momento difficile per la cultura, e non solo dal punto di vista economico o di gestione”, conclude Vidarte. “Credo però che il turismo internazionale non sparirà e che il tempo della grandi mostre, che implicano un movimento di opere e di persone su scala internazionale, non sia destinato a concludersi. Per ora, offriamo al pubblico locale, così come ai turisti spagnoli ed europei, un’occasione unica per visitare musei e monumenti in maniera più intima;  un’esperienza eccezionale dal punto di vista estetico”.
In tempi normali, i turisti italiani a Bilbao rappresentano il 5% degli stranieri durante l’anno, duplicando le presenze nel mese di agosto. Per quel che resta del 2020 e chissà, magari anche per il prossimo semestre del 2021, vale senza dubbio la pena viaggiare a Bilbao per visitare una mostra coinvolgente e interattiva come quella di Olafur Eliasson o immergersi tra i tanti capolavori della collezione permanente custoditi sotto il gran lucernario di Frank Gehry. Come l’enorme labirinto in ferro di Richard Serra (The Matter of time), le grandi tele di Rothko, Basquiat o Anselm Keifer, le sculture di Jeff Koons, Louise Bourgeois, Anish Kapoor e Chillida o l’installazione di Jenny Holzer.

Federica Lonati

Bilbao
GUGGENHEIM MUSEUM
Avenida Abandoibarra 2
www.museoguggenheim-bilbao.eus

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.