Turchia,la chiesa di Santa Sofia Instanbul è ora una moschea. La decisione di Erdogan

Santa Sofia è stata un museo a partire dal 1935 per volontà del primo presidente turco Mustafa Kemal Atatürk. Ora Il presidente Erdogan ha firmato il decreto per la riapertura come moschea, nonostante l’opposizione di politici e religiosi occidentali

Basilica di Santa Sofia - Istanbul
Basilica di Santa Sofia - Istanbul

Le proteste e soprattutto i dibattiti di natura storica e ideologica che nelle ultime settimane tengono viva l’attenzione di media e opinione pubblica di tutto il mondo in materia di monumenti e simbologie a essi collegati, hanno tutta la parvenza di un fatto di cronaca, di un tema di attualità nato all’indomani della morte di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni che lo scorso 25 maggio ha perso la vita in seguito a un fermo della polizia di Minneapolis negli USA: evento, questo, che ha portato in molte città del mondo all’abbattimento di statue dedicate a personaggi legati ai temi del razzismo e del colonialismo, come accaduto ai monumenti dedicati a Cristoforo Colombo a St. Paul in Minnesota e Jefferson Davis in Virginia, a Bristol con la rimozione della statua del mercante e commerciante di schiavi Edward Colston e a Milano con la statua di Indro Montanelli, imbrattata di vernice rossa. Cambiano i tempi, cambiano mentalità e ideologie, e di conseguenza cambiano i simboli: ciò che ha un determinato senso oggi, non è detto che lo abbia anche domani, e quello della riconversione o addirittura della distruzione dei simboli è un tema che risale alla notte dei tempi, quasi sempre legato a questioni sociali, politiche, di potere. Ne è un esempio, probabilmente tra i più pregnanti della storia dell’umanità, Santa Sofia a Istanbul, Ayasofia per i turchi, che nel corso della sua millenaria storia è stata cattedrale greco-ortodossa, cattolica di rito romano, moschea ottomana e infine, dal 1935, museo. Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1985, Santa Sofia è tra i monumenti più visitati della Turchia, registrando ogni anno milioni di ingressi. Un monumento simbolo dello straordinario incontro tra Occidente e Oriente – sebbene dietro a questo sincretismo artistico e culturale siano accadute, nel corso della storia, guerre e lotte di potere – che ora, per una questione di affermazione della sovranità popolare, tornerà ad essere dopo quasi un secolo moschea, come fortemente voluto dal presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, che ha già firmato il decreto per la riconversione.

Deesis - Santa Sofia, Istanbul
Deesis – Santa Sofia, Istanbul (foto Wikipedia)

SANTA SOFIA A ISTANBUL. I TANTI VOLTI DI UN LUOGO SIMBOLO DI FEDE E POTERE

La costruzione dell’attuale edificio risale al 532, sotto l’imperatore Giustiniano I. Fino al 1453, Santa Sofia è stata una cattedrale cristiana e sede del Patriarcato di Costantinopoli, a eccezione del periodo compreso tra il 1204 e il 1261, quando i crociati la trasformarono in cattedrale cattolica di rito romano. Quando nel 1453 il sultano Maometto II assedia Costantinopoli – determinando la fine dell’Impero Romano d’Oriente –, Santa Sofia viene convertita in moschea ottomana. Rimane luogo di culto islamico fino al 1931, per poi essere sconsacrato e trasformato in museo nel 1935 dal primo presidente e fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk, diventando così emblema della sua visione politica: trasformare la Turchia in un paese laico e ispirato al modello occidentale. Santa Sofia, ad oggi, è un museo che custodisce testimonianze e segni cristiani e islamici, dai mosaici bizantini (tra tutti, quelli raffiguranti l’Arcangelo Gabriele, la “Deesis”, l’imperatore Costantino IX e la Basilissa Zoe, l’imperatore Giovanni II Comneno e la moglie Piroska d’Ungheria) ai minareti e i mausolei dei sovrani musulmani Mehmet III e Selim II. Un luogo di storia e cultura che, nelle intenzioni di Erdogan, perderà presto la sua essenza laica per diventare un luogo religioso, simbolo a sua volta della concezione politica del presidente turco.

Antonio cali 66, Vista dal primo piano, Santa Sofia - fonte Wikipedia - CC BY-SA 4.0
Antonio cali 66, Vista dal primo piano, Santa Sofia – fonte Wikipedia – CC BY-SA 4.0

SANTA SOFIA DIVENTERÀ DI NUOVO UNA MOSCHEA? LE REAZIONI A ERDOGAN

Quella su cui nelle ultime settimane insiste Erdogan è un’idea che risale a diverso tempo fa: già nel marzo 2019 il presidente aveva palesato la volontà di cambiare la destinazione d’uso dell’edificio, e lo scorso 29 maggio, data del 567esimo anniversario dalla conquista ottomana di Istanbul, Erdogan ha fatto recitare alcune Sure all’interno di Santa Sofia, oltre ad aver ribadito la sua intenzione di “riconvertire” Santa Sofia. Se secondo un sondaggio questa ipotesi vedrebbe d’accordo il 73% della popolazione turca, diversi paesi hanno invece esternato preoccupazione e critiche nei confronti del progetto di Erdogan: a partire dal Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, che ha esortato il governo turco a non modificare l’attuale destinazione d’uso di Santa Sofia per “rispettare la storia di diversità di fedi che ha contribuito alla nascita della repubblica turca”, per poi passare alla Grecia, che rivendica le radici cristiane del luogo appellandosi all’UNESCO, che a sua volta avrebbe fatto presente alla Turchia che prima di cambiare la destinazione di un monumento Patrimonio dell’Umanità dovrebbe consultare l’organizzazione. Un’altra posizione contraria è quella del patriarca Bartolomeo, guida della comunità cristiana di Istanbul, che ha sottolineato come “invece di unirci, un’eredità di 1500 anni ci sta dividendo. Sono rattristato e scosso. La conversione di Santa Sofia in moschea deluderà milioni di cristiani nel mondo”, mentre è stata più moderata la reazione del patriarca armeno Shahak II Mashalian, prospettando la possibilità che Santa Sofia possa ospitare credenti di diversi culti: “credo che la preghiera dei credenti si adatti meglio allo spirito del luogo, rispetto ai turisti curiosi che corrono in giro per scattare foto. Il sito è abbastanza grande da assegnare uno spazio ai cristiani, in modo che il mondo possa applaudire la nostra pace e la maturità religiosa”. Alle critiche ha risposto lo stesso Erdogan, soprattutto a quelle mosse dalla Grecia, che considera “inaccettabile l’utilizzo di un sito destinato ad altri culti”“Ad Atene non è rimasta neanche una moschea, a differenza di Istanbul, dove numerose chiese sono sempre attive”, ribatte il presidente turco. “Il governo greco non ha legittimazione ad amministrare la Turchia e dovrebbe evitare di fare polemiche inutili”. Della stessa linea di Erdogan è il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Ayasofya è in territorio turco, è stata conquistata, e quello che accade nel nostro Paese e riguardante una nostra proprietà, riguarda solo noi. Non è affatto una questione internazionale, è una questione di sovranità nazionale”.

Mosaico dell'imperatore Costantino IX e della Basilissa Zoe. Santa Sofia, Istanbul. Fonte Wikipedia
Mosaico dell’imperatore Costantino IX e della Basilissa Zoe. Santa Sofia, Istanbul (foto Wikipedia)

IL FUTURO DI SANTA SOFIA

Lo scorso 2 luglio il Consiglio di Stato turco avrebbe dovuto esprimersi in merito alla conversione di Santa Sofia da museo a moschea. Ma dopo una seduta durata poco più di un quarto d’ora, il Consiglio ha stabilito che si pronuncerà tra due settimane. L’esito è già noto, dato che le posizioni di Erdogan erano state espresse chiaramente tempo addietro. Cosa ne sarà dei mosaici di Santa Sofia? Quando nel 1453 Maometto II entrò a Istanbul e fece di Santa Sofia una moschea, i mosaici vennero ricoperti con l’intonaco. Se l’edificio sarà riconvertito in luogo di culto musulmano, i capolavori bizantini saranno nuovamente occultati e negati al mondo intero. E ciò in virtù di questioni che hanno molto più a che fare con la politica che con la fede.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.