Nel 2021 l’Arabia Saudita avrà la sua prima Biennale

Dopo l’esperimento della mostra From Within (annunciata già a novembre 2018 ma tenutasi soltanto dall’8 al 26 dicembre dell’anno successivo), il 2021 sarà l’anno del definitivo lancio della Biennale di Ad Diriyah, antica cittadina sulle rive del Wadi Hanifa nel governatorato di Riyad, che il Ministero della Cultura sta cercando di rilanciare anche a livello turistico.

L'antico forte di Ad Diriyah. Photo Phil Handforth
L'antico forte di Ad Diriyah. Photo Phil Handforth

Le date devono ancora essere definite, ma il 2021 sarà l’anno della prima Biennale saudita. La notizia è stata annunciata dal Ministro della Cultura del regno, il Principe Badr bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan, che è anche presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione della Biennale. Niente ancora trapela sugli artisti che vi parteciperanno e sulle tematiche. Quello che è certo è che il Ministero della Cultura intende sviluppare una serie di piattaforme dedicate all’arte contemporanea, per fare dell’Arabia Saudita un centro regionale e internazionale per l’arte e la cultura, in aperta concorrenza con gli Emirati Arabi.  

Una veduta notturna del nucleo più antico di Ad Diriyah
Una veduta notturna del nucleo più antico di Ad Diriyah

ARABIA SAUDITA: UNA BIENNALE AL FEMMINILE?

La partecipazione alla Biennale al momento è aperta ai soli artisti dei Paesi arabi (anche se sono allo studio modalità d’interazione con gli artisti di altre parti del mondo); sono inoltre previste due fasi: una mostra d’arte contemporanea laica, cui ne seguirà un’altra di arte islamica. Tuttavia, considerando la sensibilità di una regione dove la minima tensione politica può cambiare le carte in tavola, e la generalmente scarsa dimestichezza araba in materia di programmazione, è possibile che il quadro subisca modifiche.
Un dato importante da segnalare è che per From Within, la mostra del 2019, su quattro membri della commissione curatoriale ben tre erano donne, per la precisione Noor Aldabbagh,Alaa Tarabzouni e Maram Alammari; sarà interessante capire se il trend verrà confermato anche a livello delle artiste presenti nel 2021.  

ARABIA SAUDITA: CAUTE APERTURE

La partecipazione a Venezia e la Biennale di Ad Diriyah costituiscono potenziali segnali di progresso culturale, da inserire in un più ampio progresso civile che ha visto nel 2019 l’apertura del Paese al turismo internazionale con la semplificazione delle procedure per il visto, nonché, nel giugno 2018, la concessione alle donne del permesso di guidare (ma la segregazione femminile è ancora in vigore). Intanto, l’area della cittadina di Ad Diriyah è al centro di un programma di rilancio turistico (già vi svolge il Gran Premio di Formula E). Non è casuale che sia stata scelta come sede della Biennale: non tanto perché il distretto At-Turaif è inserito nella lista del patrimonio UNESCO, quanto perché fu la prima capitale del regno e soprattutto perché è qui che ha avuto origine la famiglia Al Saud, che in patria gradisce una sola presenza straniera: gli Stati Uniti. Anche questo programma di sviluppo li vede in prima fila: è infatti portato avanti dalla AD Diriyah Gate Development Authority, il cui CEO è Jerry Inzerillo, (vicepresidente di Forbes Travel Guide, che è per gli alberghi quello che la guida Michelin è per i ristoranti). Ristrutturato il centro storico con fondi UNESCO, si sta adesso lavorando per costruire 30 nuovi hotel di lusso, ristoranti di pari categoria e otto nuovi musei, fra cui il più grande museo islamico del mondo che si chiamerà Casa degli Al Saud. Perché è vero che la famiglia reale indulge ai piaceri dell’Occidente, ma quello che conta è dare l’esempio al popolo. Nisi caste, saltem caute. 

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.