Pur aperta al dialogo con il contemporaneo, Helsinki non è una città che rinuncia a guardare al passato, alle proprie radici storiche e artistiche. Accanto ai musei dedicati all’arte contemporanea, sorgono realtà “ibride” o dedicate che siano, dove è possibile riscoprire la stagione in cui la pittura finlandese acquistò respiro europeo.

Per la prima volta dagli Anni Cinquanta una mostra dell’Helsinki Art Museum rende omaggio, fino al 18 ottobre 2020, alla pittura di Vilho Henrik Lampi (Oulu, 1898-1936), talentuoso artista dal respiro letterario e introspettivo, ma quasi sconosciuto al grande pubblico non finlandese. Pur formatosi all’Accademia di Belle Arti di Helsinki, ritornò a Liminka per vivere e lavorare nella fattoria di famiglia. Carattere solitario e introverso (morì purtroppo suicida), seppe comunque esprimere una pittura intrisa di magico realismo nordico, ma allo stesso tempo sensibile al clima artistico dell’Espressionismo tedesco, in particolare quello della corrente esistenzialista sviluppato dal movimento Die Brücke. Fattorie, campi coltivati, fiumi, animali, contadini sono i soggetti d’elezione di una saga per immagini che racconta il mondo rurale finlandese, fatto di una natura rude, ma bella e generosa, e di donne e uomini di buona volontà, dediti alle quotidiane fatiche dei campi. Un mondo paziente, silenzioso, laborioso, intriso di dottrina luterana, che emerge anche dalla sobrietà dei colori e dal carattere delle scene dipinte da Lampi. La mostra di Helsinki si concentra sulla produzione della maturità, fra gli Anni Venti e Trenta, fatta di opere dense d’introspezione e sensibilità verso i più umili, uno sguardo che riecheggia quello di van Gogh per la società rurale olandese.
Lampi è stato un delicato cantore di quella finlandese, ha saputo ritrarre le sembianze e l’anima dei suoi contemporanei, così come ha saputo catturare l’anima di quella campagna sferzata dal vento e dal gelo. Pittura come segno d’identità, ma rifugio dal caos della dirompente modernità.

Vilho Lampi, Ragazzo che legge, 1933 © Oulu Art Museum. Photo Mika Friman
Vilho Lampi, Ragazzo che legge, 1933 © Oulu Art Museum. Photo Mika Friman

SIMBOLISMO FINLANDESE E CORRENTI EUROPEE

Riaperto nell’estate di due anni fa, all’interno del cinema cittadino Amos Rex (risalente al 1936), l’omonimo museo conserva parte dell’architettura dell’epoca su cui si sovrappone una moderna struttura progettata dallo studio JKMM Architects. Il museo che affianca proposte espositive contemporanee ad altre dal sapore di retrospettiva storica. Custodisce infatti anche la collezione del critico d’arte, architetto, editore e imprenditore Sigurd Fristerus, che è stato uno dei personaggi più importanti del Novecento culturale finlandese. Interessato al tardo Espressionismo europeo e alla corrente modernista del suo Paese, mise insieme una collezione che è oggi materiale per un interessante confronto estetico fra i due stili, nonché di conoscenza di pittori minori ma non per questo meno espressivi nel loro lavoro. La selezione delle opere viene cambiata una volta all’anno, e presenta artisti come il finlandese Magnus Enckell, il belga Théo van Rysselberghe, i francesi Louis Valtat e Paul Signac. Dal confronto emergono le diverse istanze delle correnti nel modo in cui interpretano i paesaggi marini: la ricerca della miglior riproduzione possibile degli effetti di luce da parte dei tardo impressionisti, e il tentativo di rendere le atmosfere emotive del Mare del Nord da parte di artisti come Enckell, che, frequentatore del Simbolismo, fu con Vilho Lampi l’esponente principale della pittura finlandese fra Ottocento e Novecento. Suggestivo, in particolare, il confronto cromatico, con Enckell che fa largo uso del colore viola con una valenza anche psicologica, mentre i colori di Signac e colleghi, anche quando scuri, cercano l’aderenza alle atmosfere naturali; una ricerca affiancata da sperimentazioni formali che aprirono la strada al Pointillisme.

Niccolò Lucarelli

Helsinki // fino al 18 ottobre 2020
Vilho Lampi
HAM
Eteläinen Rautatiekatu 8
https://www.hamhelsinki.fi

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.