Tutta la storia di Renato Mambor in mostra a Parigi

Alla Galerie Tornabuoni Art di Parigi, fino al 22 febbraio 2020, la prima retrospettiva su Renato Mambor, la più completa esposizione che si sia mai realizzata all’estero.

Renato Mambor, I protettori, 2007 © Tornabuoni Art
Renato Mambor, I protettori, 2007 © Tornabuoni Art

Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, giocare, fare del cinema, del teatro, della poesia, perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”. Quale citazione potrebbe meglio rappresentare l’eclettismo, la versatilità e la vita di Renato Mambor (Roma,  1936-2014), uno degli esponenti di spicco, negli Anni Sessanta, della Scuola di Piazza del Popolo a Roma? L’artista, infatti, fu tra i promotori del ritorno al linguaggio figurativo, virando verso la Pop Art e allontanandosi dall’astrazione dell’Arte informale che aveva caratterizzato il decennio precedente. Con lui altri importanti nomi dell’arte italiana, come Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Pino Pascali, Mario Ceroli e Jannis Kounellis.
A Parigi sono in corso due importanti iniziative, realizzate dalla Galleria Tornabuoni Art e dall’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, per promuovere oltre i confini nazionali la personalità, così complessa e sfaccettata, dell’artista romano.
Più in particolare, la Galerie Tornabuoni Art ha organizzato la prima retrospettiva che gli sia mai stata dedicata, dal titolo Da oggi a ieri, verso domani, che rappresenta anche la più completa esposizione mai realizzata all’estero. Le ultime mostre dell’artista furono, infatti, al Macro di Roma nel 2013 e al Palazzo Te di Mantova nel 2014. In scena circa una trentina di opere, dalla serie dell’Osservatore all’installazione Fili, che ripercorrono tutta la sua produzione, dal 1960 fino al 2013, presentate in collaborazione con l’Archivio Mambor e con Federico Sardella, scrittore e critico d’arte, specializzato negli artisti degli Anni Sessanta e curatore del catalogo.

LE OPERE DI RENATO MAMBOR

La mostra parigina mette l’accento sul ruolo centrale che il corpo, la sua rappresentazione e percezione hanno avuto nel lavoro di Mambor, attraverso non solo le opere, ma anche i documenti d’archivio legati al ruolo della performance.
Si può iniziare dallo sguardo. Imparare a vedere. Vedere con il corpo o vedere a occhi chiusi”, dichiarò in Ficacci nel 1998. L’artista romano fu, infatti, anche uno dei protagonisti della scena cinematografica e teatrale italiana, divenendo interprete, regista, scenografo e anche fotografo. Prese parte a numerosi film, come La dolce vita di Federico Fellini, e collaborò con Ugo Tognazzi, Totò, Chet Baker e Damiano Damiani. A partire dal 1975 diresse anche una sua compagnia teatrale, chiamata Gruppo Trousse, dal nome di una sua scultura di metallo. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò, invece, soprattutto alla realizzazione fotografica, di video, filmati e performance.
All’Istituto Italiano di Cultura di rue de Varenne, oggi, 13 febbraio, una conferenza e la proiezione del film Mambor (Italia, 2019, 47’) rievocheranno il percorso artistico e filosofico dell’artista. Presenti all’evento Gianna Mazzini, la regista del film, Patrizia Speciale Mambor, compagna dell’artista, e Walter Guadagnini, critico e specialista della Pop Art.

Renato Mambor, Timbri, 1964 © Tornabuoni Art
Renato Mambor, Timbri, 1964 © Tornabuoni Art

NEUTRALITÀ E DINTORNI

Quando nel 1962 mi inventai l’uomo statistico, piatto e bidimensionale e trasposi sulla tela la sagoma bianca come figura di un uomo, ero alla ricerca di un fondamento anemotivo e inespressivo che togliesse di mezzo l’ingombro del conformismo proveniente dall’esterno che si accumula sull’individuo. È curioso notare come questo alone di anespressività che do ai miei quadri crei una fascinazione nel pubblico, come se più togli dal quadro più carichi lo spettatore”, dichiarò l’artista nel 1998. Una neutralità esecutiva, un processo di spersonalizzazione, che affascinano ancora di più se messi a confronto con l’incredibile energia creativa da cui promanano. Quella di un artista eclettico e completo, che ha saputo indagare, con ogni mezzo, il concetto di immagine, corpo, figura e percezione, riducendoli, infine, a una matrice.

Arianna Piccolo

Parigi // fino al 22 febbraio 2020
Renato Mambor
GALERIE TORNABUONI ART
9 rue Charlot
https://www.tornabuoniart.fr/

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AutoreRenato Mambor
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Arianna Piccolo
Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi culturali di rilevanza locale e nazionale. A seguito di numerose esperienze in ambito museale si specializza nel settore del marketing e della valorizzazione dei Beni Culturali. Si reca, poi, a Parigi dove consegue un Master 2 all’università Sorbonne in Museologia e Mediazione Culturale svolgendo, in quest’ambito, un’importante esperienza come assistente alla conservazione del Dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre.