James Turrell, un californiano a Città del Messico

Museo Jumex, Città del Messico – fino al 29 marzo 2020. Polanco è il quartiere di una grande metropoli del mondo globale, in questo caso Città del Messico, e il Museo Jumex è il suo centro d’arte moderna. Uno spazio che ben si presta a ospitare installazioni su grande scala. Fino a fine marzo le sale di questo imponente edificio ospiteranno le opere di James Turrell, attraverso le quali si dispiega la traiettoria dell’artista chiamata “Paisajes de luz”, in cui la luce si converte in monumento per farsi guardare.

James Turrell. Pasajes de luz. Exhibition view at Museo Jumex, Città del Messico 2019 © James Turrell. Photo Florian Holzherr
James Turrell. Pasajes de luz. Exhibition view at Museo Jumex, Città del Messico 2019 © James Turrell. Photo Florian Holzherr

James Turrell (Los Angeles, 1943) ha studiato psicologia, matematica, geologia e astrologia, sondando la percezione del colore e dello spazio. L’installazione centrale della mostra al Museo Jumex è appunto Ganzfeld, campo totale: uno dei suoi esperimenti più conosciuti. Il concetto di ganzfeld, o sovraccarica sensibile, come descritto dallo psicologo tedesco Wolfgang Metzger nel 1930, veniva usato per studiare i modelli cerebrali: quando il colore inonda l’occhio, il cervello compensa l’assenza di un fuoco con sensazioni percettive differenti. Immergendosi in uno spazio luminoso il corpo altera il battito cardiaco, la respirazione e la pressione arteriosa. La ritualità di ganzfeld potenzia il suo effetto extrasensoriale: prima di entrare nella sala ci si tolgono le scarpe per indossare delle calzature di tela bianca e aspettare in fila, gli uni accanto agli altri, per poter accedere alla “porta della percezione”, come quando si entra in un tempio, in silenzio si sta, semplicemente, aspettando che qualcosa di speciale ci accada, in contemplazione.

VULCANI E CRATERI

Camminando tra gli svariati esperimenti luminosi, ci si imbatte in un progetto utopico, in linea con la città tempio di Rivera, Anahuacalli o la città ideale di Dr. Atl – un altro vulcanologo illustre. Quello di Turrell, Roden Crater, è una cattedrale tettonica, un’impresa alla Fitzcarraldo, installata nel cuore di un vulcano estinto in Arizona, vicino al Gran Canyon. Qui Turrell ha immaginato un duomo celeste al cui interno si snodano tunnel e osservatori astronomici che lo trasformano in un enorme telescopio naturale. Nelle sue vesti di astronomo Turrell l’aveva disegnato pensando al lunistizio estremo superiore, un evento con cadenza bimillenaria, a cui, al giorno d’oggi, nessuno ha presenziato. Pensando a Roden Crater qui, in Messico, non si può non sentirlo come un omaggio alle piramidi e alla cultura preispanica, indigena mesoamericana, così attuale. Octavio Paz descriveva le piramidi come delle immagini del mondo, proiezioni della società umana.

James Turrell. Pasajes de luz. Exhibition view at Museo Jumex, Città del Messico 2019 © James Turrell. Photo Florian Holzherr
James Turrell. Pasajes de luz. Exhibition view at Museo Jumex, Città del Messico 2019 © James Turrell. Photo Florian Holzherr

L’IMPORTANZA DELLA LUCE PER TURRELL

Il sublime della tecnologia, come dice il critico Leo Marx, ci ricorda come sia stata la natura a piantare nell’uomo il seme della passione per tutto ciò che lo supera. Così Turrell ci dimostra come la forza trasformativa dell’elettricità compone un paesaggio materiale fatto di luce, un paesaggio percettivo che ci trasporta in una atemporalità dello spirito più che della cultura. Dopotutto, i suoi erano gli Anni Settanta della controcultura e del modernismo, della comunità e di un nuovo misticismo, e quale strumento più rivelatore della luce? “With no object, no image and no focus, what are you looking at? You are looking at you looking, dice questo settantenne dalla folta barba bianca.

Virginia Negro

Città del Messico // fino al 29 marzo 2020
James Turrell: Pasajes de luz
MUSEO JUMEX
Miguel de Cervantes Saavedra 303
Colonia Granada
https://www.fundacionjumex.org/es

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AutoreJames Turrell
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Virginia Negro
Dopo aver studiato Comunicazione e giornalismo tra Bologna e Parigi, ha continuato le sue ricerche con un progetto finanziato da un consorzio di università internazionali che l’ha portata a vivere prima in Spagna, poi in Polonia e infine a Buenos Aires. Adesso fa la ricercatrice in Messico, dove vive da quasi quattro anni. Collabora con “Repubblica”, “Il Reportage”, “Lettera 43”, oltre che con varie pubblicazioni latinoamericane e il quotidiano “Milenio”.