Videoarte in festival. I Masbedo a Barcellona

Il duo composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni è tra i protagonisti del festival LOOP di Barcellona. Con una mostra all’insegna del linguaggio video.

LOOP Barcelona 2019. Masbedo, Blind Mirrors, 2019
LOOP Barcelona 2019. Masbedo, Blind Mirrors, 2019

Dopo il passaggio all’ICA di Milano, il duo artistico Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) è tra i nomi di LOOP Barcelona, festival interamente dedicato alla videoarte che quest’anno cita le Cosmicomiche (1965) di Italo Calvino per dare il la al discorso su arte contemporanea e outer space. Tra le mostre ancora visitabili fino a gennaio 2020 vale la pena nominare, One Day | I Stumbled Upon a Meteorite al Centre d’Art Contemporani – Fabra i Coats e The Bee Who Forgot the Honey: Línies de fuga presso il Museu d’Història de Catalunya, dove vari artisti si interrogano su ecologia, transumanismo e paesaggio digitale.
Anche il duo milanese sceglie un grande scrittore per presentare al MNAC, nella sezione dedicata all’arte rinascimentale e barocca, l’installazione Perché il bello non è che il tremendo al suo inizio, a cura di Paola Ugolini.

I VIDEO

Il verso è tratto dalla Prima Elegia della raccolta Elegie Duinesi (1923) di Rainer Maria Rilke, dove sono indagati temi quali la caducità e la paura della morte. L’ascesa è d’obbligo. Da Piazza di Spagna si giunge alla scalinata in un trionfo di punti di fuga e turisti assembrati. A ogni passo il cielo si allarga, e in cima, in piedi su una panca-altare, si guarda la composizione caotica degli immobili della città che dall’alto pulsa e ribolle.
Nella sequenza di Fragile (2016), c’è un dettaglio che racchiude l’essenza di quella che vuole essere un’ampia riflessione su fragilità, bellezza e conservazione: un pavone, che prima se ne stava tra le braccia di un giovane in visita alla Galleria Sabauda, ora viene deposto a terra. Le unghie arcuate graffiano il parquet della sala senza riuscire a far presa, impedendogli di appropriarsi di qualsiasi grazia. Simbolo di vanità e superbia per il suo piumaggio e l’andatura elegante, assistiamo alla perdita dello stigma che si trasforma in pietosa goffaggine. L’inquadratura passa quindi dagli occhi dell’animale a quelli dei ritratti su tela, ai quali la bellezza non potrà mai essere sottratta. I colori del Rinascimento fanno da sfondo a quelli astorici del piumaggio. Il dialogo innescato tra canoni di bellezza e simbologie non dà risposte, si limita a illustrarle attraverso una fisarmonica di inquadrature tra dettagli e piani che tuttavia non coinvolgono lo spettatore, costretto nella sua condizione di voyeur.
Seduti nella stanza dei Místics i visionaris, di fronte al video, assistiamo alla paura silenziosa del pavone, a sua volta all’interno di un museo. È un gioco di scatole cinesi. Nessuno di loro, da Saint Jérome a Saint Paul, incrocerà mai un altro sguardo mortale, con i loro menti rivolti verso il cielo e le schiene ritorte in posizioni scultoree, tutti con la bocca socchiusa in preghiera. Aspettano, rispondono con luce alla luce, adorano e fremono con fermezza.

LOOP Barcelona 2019. Masbedo, Madame Pinin, 2017
LOOP Barcelona 2019. Masbedo, Madame Pinin, 2017

VIDEOARTE COME OPERA APERTA

Nella stessa sezione dove sono conservati undici dipinti a tempera e foglia d’oro su tela provenienti dalla cattedrale di Santa Maria di Urgell, compaiono le mani ingioiellate di Madame Pinin (2017), video dedicato alla restauratrice Pinin Brambilla Barcilon, la quale dedicò cinquantamila ore al restauro del Cenacolo. Qui i toni del grigio e dell’azzurro delle fotografie del capolavoro di Leonardo si mescolano con il rosa salmonato delle sue dita, con il verde-azzurro delle sue vene e del vestito. Tutto nella stanza dialoga nella stessa desaturazione cromatica, fissata a un attimo prima del punto di non ritorno, dove i colori originari non sono ancora del tutto scomparsi. Il terzo video è Blind Mirrors lavoro del 2019 interamente girato nella sala da ballo di Palazzo Valguarnera-Gangi a Palermo, sfarzo che non passò inosservato a Luchino Visconti e Giuseppe Rotunno che ne trassero ispirazione per la scena finale del grande ballo nel Gattopardo (1963). Qui, il volteggiare del tramonto di un’aristocrazia, Alain Delon, Claudia Cardinale, sono sostituiti dalla comunità Tamil di Palermo, la più grande d’Italia, presente nella città da almeno trent’anni. I Masbedo chiudono così il loro trittico con uno sguardo alla trasmissione della memoria culturale e il confine tra collettività e minoranze.
La videoarte è opera aperta per la forza di ciò che resta fuori dal frame e che sappiamo essere presente comunque. Allo stesso modo, la quadratura del cerchio della mostra la possiamo avere se completiamo la fine del verso di Rilke tagliata nel titolo, un’assenza ingombrante: […] che sopportiamo appena, e il bello lo ammiriamo così perché incurante disdegna di distruggerci.

Giulia Penta

http://loop-barcelona.com/

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Autore Masbedo
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Giulia Penta
Originaria della provincia di Rimini, Giulia Penta è studentessa di Italianistica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove si laurea in Letteratura Contemporanea con la ricerca "Translingual sensibility: la lezione beckettiana nell’opera di Gianni Celati", indagando il concetto di frontiera e di dislocamento geografico (e linguistico) come movimento primario per il ritrovamento di una lingua dell’origine. Nel 2015 è vincitrice di una borsa di studio per uno scambio di un anno presso la University of Sussex (Brighton), mentre nel 2019 è a Bruxelles per un periodo di ricerca alla Faculté de Lettres, Traduction et Communication dell’ULB (Université Libre de Bruxelles). Dal 2015 collabora come traduttrice per il festival di giornalismo internazionale DIG (Documentari, Inchieste, Giornalismi), grazie al quale nel 2018 conduce un’intervista con Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo dopo lo screening del film "Sulla mia pelle" a Riccione.