Sulle tracce del Rinascimento fiammingo

Pronti a immergervi nelle atmosfere rinascimentali fiamminghe? Per farlo non serve viaggiare nel tempo, ma raggiungere alcune mete imprescindibili. Da Bruges a Gent.

Poco più di un secolo – dal 1348 al 1482 – segna la parabola fiamminga del Ducato di Borgogna, sotto la guida di Filippo l’Ardito prima e di Carlo I di Borgogna poi. Per seguire la storia capetingia, si parte da Bruges e si passano in rassegna Gent, Mechelen e infine Bruxelles.

Marco Enrico Giacomelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #51 – Speciale Fiandre

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

1. BRUGES

Maestro della Leggenda di Santa Lucia, Trittico della leggenda di santa Lucia, 1480. Chiesa di San Giacomo, Bruges

Il nostro itinerario rinascimentale parte dalla piazza del Mercato di Bruges, risalente al X secolo. Per apprezzare la straordinaria coerenza dell’abitato, salite in cima al Belfort, la torre civica alta 83 metri per 366 gradini, dalla quale si gode un panorama memorabile e che è adornata da un carillon settecentesco dotato di 47 campane. Tappa obbligata alla Cattedrale del Salvatore, per rimirare almeno il Trittico di Sant’Ippolito di Dieric Bouts. Si prosegue con la gotica Chiesa di Nostra Signora, dove riposano Maria di Borgogna e Carlo il Temerario, e che ospita – fra le altre opere notevoli – la cosiddetta Madonna di Bruges di Michelangelo. E ancora, alla Chiesa di San Giacomo si passa per omaggiare l’anonimo Maestro della Leggenda di Santa Lucia, autore dell’omonimo trittico, un must fra i pittori “primitivi” fiamminghi. E a proposito di dipinti: immancabile il tour museale – dal Groeningemuseum al Sint-Janshospitaal, passando per il neo-rinnovato Gruuthusemuseum – sulle orme di mostri sacri come Jan van Eyck, Hans Memling e Hieronymus Bosch.
Ed è proprio il Gruuthuse l’icona del periodo borgognone a Bruges: la sua costruzione iniziò nel 1425 su iniziativa di Jan IV Van der Aa-Van Brugge e si completò con la cappella voluta da Louis di Gruuthuse – lo stesso periodo in cui la famiglia di mercanti italiani Adorno fece costruire l’orientaleggiante Cappella di Gerusalemme. Sfarzo e commercio erano però una delle due anime di Bruges: accanto a essa, la cultura eccelleva non soltanto in ambito prettamente artistico. Lo si potrà verificare ancora meglio a partire dal 20 febbraio 2020, quando apriranno al pubblico le biblioteche del Convento Inglese e del Convento Carmelitano, con le loro collezioni di manoscritti miniati e incunaboli. Tra sacro e profano, infine, il Prinsenhof: il luogo di svago dei duchi ora è un hotel a cinque stelle, il Dukes’ Palace. Un soggiorno da re, se lo sceglierete come base temporanea durante la vostra permanenza.

2. GENT

Jan & Hubert van Eyck, Adorazione dell’Agnello Mistico, 1432, chiuso. Sint Baafskathedraal, Gent © www.lukasweb.be – Art in Flanders. Photo Dominique Provost

Senza troppi giri di parole: se si ama l’arte, appena giunti a Gent bisogna andare alla Cattedrale di San Bavone, magnifico esempio di gotico brabantino. All’interno, in quella che originariamente si chiamava Collegiata di San Giovanni, si trova il polittico dell’Adorazione dell’Agnello mistico di Jan e Hubert van Eyck, forse il capolavoro del Secolo d’oro fiammingo, tanto da far passare in secondo piano la Conversione di San Bavone di Rubens, ospitata anch’essa nella chiesa. Una tappa obbligata è il Municipio, la cui architettura si divide letteralmente fra gotico fiammeggiante e Rinascimento, mentre sul fronte museale non va mancata la coppia formata dai vicini MSK (Museo di Belle Arti che conserva opere di Bosch e Tintoretto, Géricault e Magritte) e SMAK (il Museo d’Arte Contemporanea).
Il pivot architettonico rinascimentale è però il Prinsenhof, dove nel 1500 nacque Carlo V. Originariamente si estendeva per ben due ettari, interamente cintati, e al suo interno c’era anche uno zoo. Ora resta soltanto la Donkere Poort ma il fascino del castello continua ad aleggiare.

3. MECHELEN & LOVANIO

Museum Hof van Busleyden, Mechelen. Photo © Sophie Nuytten

Meta non certo fra le più note, Mechelen è un concentrato di storia. Come nel caso di Bruges, consigliamo di dare una prima occhiata alla città – e ai dintorni – dalla cima della Torre di San Rambaldo, che si innalza per 97 metri sul livello del suolo. La torre è il campanile della Cattedrale, splendida architettura che al suo interno dispiega una batteria di opere, fra le quali la Crocefissione di Antoon van Dyck. Seconda tappa, la Chiesa di San Giovanni per contemplare l’Adorazione dei Magi di Pieter Paul Rubens.
L’highlight del nostro itinerario è lo Hof van Busleyden, perla voluta da Maria di Borgogna nel XVI secolo, quando Mechelen divenne il cuore del Regno. Il palazzo rinascimentale fu residenza dell’umanista e mecenate Hieronymus van Busleyden, che qui si incontrava con personaggi del calibro di Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam. Nelle sale si possono rivivere i fasti della cultura del periodo e ripercorrere la storia della città attraverso i capolavori dell’arte fiamminga, nonché conoscere a fondo alcune figure di grande impatto storico e culturale legate alla corte. La storia dell’edificio non si è infatti fermata: continue espansioni e cambi di destinazione d’uso lo hanno reso un esempio mirabile di stratificazione storico-artistica, malgrado l’incendio devastante che lo ha colpito nel 1914. L’attuale configurazione museale è recentissima: i restauri, su progetto architettonico di David Driesen e museologico di Hans Le Compte, hanno permesso di raddoppiare gli spazi espositivi e di rinnovare totalmente gli interni, e ora il palazzo è pronto a riassumere il ruolo di fucina della cultura e delle arti.
Piccola ma meritevole deviazione verso Lovanio, città universitaria e di grande fermento intellettuale, dove la tappa d’obbligo è la Chiesa di San Pietro. Qui da marzo 2020, terminati i lavori di restauro della chiesa, si può di nuovo ammirare L’Ultima Cena di Dieric Bouts, capolavoro del pittore del silenzio, custodito nel luogo originario per il quale fu dipinto.

4. BRUXELLES

Pieter Bruegel, Censimento di Betlemme, 1566. MRBAB, Bruxelles © MRBAB. Photo J. Geleyns Ro scan

Non si fa scoprire subito, la Capitale del Belgio – nonché sede dell’Unione Europea e della NATO. Ma è un concentrato di opportunità culturali da far invidia a parecchie altre capitali del continente. A partire dai Musei Reali di Belle Arti del Belgio, che sono ben sei differenti siti/musei; a meno che non abbiate qualche giorno a disposizione tutti per loro, potrebbe bastare – si fa per dire – il focus su Bruegel: all’Old Masters Museum ci sono infatti la Caduta degli Angeli ribelli, il Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli, il Censimento di Betlemme e l’Adorazione dei Magi. E poi c’è la Bruegel Box, con tre video immersivi che permettono di calarsi all’interno di altrettanti dipinti del maestro fiammingo.
Occorre invece attendere maggio 2020 per l’ultima chicca rinascimentale: inaugurerà infatti in quella data De Librije, un nuovo museo collocato all’interno della Biblioteca Reale. Il contesto è quello della Cappella Nassau e qui sta prendendo dimora la Biblioteca dei Duchi di Borgogna, custode di preziosi manoscritti miniati. Un nuovo museo per una tradizione antica: la biblioteca fu infatti fondata da Filippo l’Ardito e arricchita da Filippo il Buono a cavallo fra XIV e XV secolo. Un esempio di cosa vi troverete? Le Cronache di Hainaut di Jacques de Guise con una miniatura di Rogier Van Der Weyden.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.