Becoming Alluvium. Thao Nguyen Phan a Barcellona

Fundación Joan Miró, Barcellona – fino al 6 gennaio 2020. La Fundación Joan Miró di Barcellona ospita la produzione video di Thao Nguyen Phan. Tra realtà e finzione.

La mostra Becoming Alluvium, dell’artista vietnamita Thao Nguyen Phan, ospitata alla Fundación Joan Miró di Barcellona, presenta la terza parte della trilogia Monsoon River, un affresco composto da tre diversi video che intrecciano realtà e finzione, frammenti sulla storia del Vietnam e del fiume Mekong mescolate a leggende popolari e folcloristiche. Fonte di sussistenza economica e ricco di suggestioni letterarie, il fiume Mekong, che attraversa Cina, Birmania, Tailandia, Laos e Cambogia, ha ispirato molteplici forme di espressività musicali e artistiche nel Sud est asiatico.
È grazie al regista Apichatpong Weerasethakul, docente al master a Chicago, dove ho studiato, che ho trovato la forza di occuparmi della storia del mio Paese. Senza quella distanza fisica ed emotiva non ci sarei riuscita, mi sembra un argomento troppo difficile da trattare, vista l’importanza che il Vietnam ha avuto nella geopolitica del Novecento. Ma sentivo la necessità di raccontare le storie non raccontate, e di raccogliere testimonianze su eventi che altrimenti non sarebbero stati narrati. Amo molto la pittura, che ho studiato in Vietnam, ma ho sentito l’esigenza di approfondire il linguaggio del video per reinventarlo attraverso le suggestioni provenienti dallo studio dei cineasti indipendenti americani”, ha affermato l’artista all’inaugurazione della mostra. Il suo è indubbiamente un immaginario unico, in grado di intrecciare frammenti di storie marginali o cadute nell’oblio e trasformarli in video narrazioni estremamente poetiche.

Thao Nguyen Phan, Becoming Alluvium, 2019, video still. Produced by the Han Nefkens Foundation

Thao Nguyen Phan, Becoming Alluvium, 2019, video still. Produced by the Han Nefkens Foundation

I VIDEO

Il video realizzato per Becoming Alluvium presenta il delta del Mekong popolato di luminescenze, ossia da anime reincarnate che sono la testimonianza dei tragici eventi avvenuti nel sud del Paese nel 2018, quando un’inondazione ha provocato morte e distruzione in diversi villaggi. Il video è accompagnato da un’installazione pittorica composta da sei disegni ad acquerello riguardante le tradizioni rituali dei pescatori del Mekong.
La performatività sperimentale di Joan Jonas, altra figura imprescindibile per la formazione dell’artista oltre al regista Apichatpong Weerasethakul, si ritrova nel primo video della trilogia intitolato Monsoon River. Tropical Siesta è stato girato nel 2017 e presenta un’immaginaria comunità di bambini che vivono in una scuola nel Vietnam rurale. In quel luogo protetto dalle distruzioni che accadono nel resto del Paese interpretano in modo fantasioso i testi raccolti in History of the Kingdom of Tonkin, l’unico libro per loro consultabile, scritto dal gesuita francese Alexandre de Rhodes nel 1650. Libro significativo per la storia della colonizzazione politica e culturale francese in Indocina perché de Rhodes aveva trascritto la lingua vietnamita in caratteri latini, riducendo quindi sensibilmente la capacità dei vietnamiti di leggere e scrivere nella lingua natia. Nel secondo video, intitolato Mute Grain, l’artista si è invece occupata della carestia avvenuta durante l’occupazione giapponese dell’Indocina francese, tra il 1940 e il ‘45, storia poco comunicata che pare abbia causato la morte di più di due milioni di persone, nel Nord del Vietnam.

Thao Nguyen Phan & Han Nefkens. Photo Roberto Ruiz

Thao Nguyen Phan & Han Nefkens. Photo Roberto Ruiz

IL MECENATISMO DI HAN NEFKENS

Thao Nguyen Phan è stata la vincitrice del premio della Han Nefkens Foundation-LOOP Video Art Award lo scorso anno, e la mostra Becoming Alluvium testimonia la ricerca e il lavoro fatto dall’artista grazie al premio. È visitabile fino al 6 gennaio e grazie al network e alle collaborazione della Fondazione sarà poi ospitata al Wiels Contemporary Art Centre di Bruxelles a febbraio, e alla Chisenhale Gallery di Londra a giugno. La Fondazione è attiva dal 2009, con la mission di sostenere la produzione di artisti emergenti che lavorano con il video, con una particolare attenzione agli artisti che non sono ancora parte del sistema dell’arte. Al festival LOOP, terminato da qualche settimana, è stato annunciato anche il vincitore del premio di quest’anno, il taiwanese Musquiqui Chihying, la cui produzione la vedremo nel 2020 sempre alla Fundación Joan Miró di Barcellona.
Penso che il video sia il linguaggio degli artisti di oggi, per molti di loro è parte della loro quotidianità, e vista la facilità delle tecnologie che si hanno a disposizione oggi ne permette una facile diffusione”, afferma Han Nefkens, collezionista e scrittore che ha vinto quest’anno anche il premio Montblanc per il mecenatismo. Han Nefkens, ha a sua volta donato il premio al giovane artista afgano Aziz Hazara, in modo tale da permettergli di produrre due nuove opere, che saranno presentate prima alla 22esima edizione della Biennale of Sydney, e poi alla Fundació Antoni Tàpies di Barcellona, nell’ottobre del 2020. Un esempio ulteriore della generosità illuminata di Han Nefkens.

Lorenza Pignatti

Barcellona // fino al 6 gennaio 2020
Becoming Alluvium
FUNDACIÓN JOAN MIRÓ
Parc de Montjuïc
https://www.fmirobcn.org

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