I processi socio-economici della Serbia, indotti dal repentino cambiamento politico, hanno influenzato le tendenze culturali locali, sia quelle che proliferano seguendo la scia neoliberista, sia quelle che mettono in discussione criticamente proprio il discorso dominante. La nostra corrispondente dalla capitale della Serbia racconta cosa sta cambiando in città.

Oltre agli spazi storici non istituzionali – come quello gestito dal collettivo Remont e KCGrad –, che negli ultimi vent’anni hanno portato avanti con dignità le pratiche artistiche e curatoriali, riempiendo spesso i vuoti lasciati dalle istituzioni, negli ultimi anni a Belgrado si sono affiancati collettivi come U10 e Blok Galerija nel cuore di Novi Beograd, piattaforme artistiche come DeMaterijalizacija umetnosti con la redazione di Danilo PrnjatSvetlana Subašić e Vladan Jeremić, o addirittura movimenti politici come Ne da vidimo Beograd.

SE L’ARTE SI CANDIDA ALLE ELEZIONI

Tutte queste realtà sono accomunate dall’entusiasmo e motivate dal bisogno di impegnarsi in prima persona per costruire un humus critico necessario per la revisione e l’analisi. Un humus volto a integrare il processo di trasformazione nel campo dell’urbanistica, dell’arte e della cultura contemporanea, e quindi teso a costruire realtà socio-politiche altre.
Tra i fondatori di Ne da vidimo Beograd figurano intellettuali, artisti, curatori e architetti che negli ultimi quattro anni si sono organizzati, coinvolgendo la cittadinanza su temi chiave della società civile contemporanea e ottenendo ben il 3,44% alle elezioni comunali. A livello internazionale Ne da vidimo Beograd è supportato da movimenti europei e da oltre ottanta intellettuali progressisti di tutta Europa, tra cui il sindaco di Barcellona Ada Colau, il sindaco di Berlino Ramon Pop, Yanis Varoufakis del movimento Diem25 e Ska Keller del gruppo politico Verdi Europei. Come risultato della sua reputazione e del suo supporto internazionale, a giugno 2019 si è tenuta a Belgrado una grande conferenza internazionale, Fearless Cities, che ha riunito rappresentanti di oltre sessanta movimenti provenienti da città di tutta Europa.

I MUSEI

Belgrado è al centro di una grande trasformazione. Finalmente negli ultimi anni sono stati riaperti il Museo Nazionale e il Museo di Arte Contemporanea.
La nuova collezione permanente del Museo Nazionale è organizzata su tre livelli, distribuiti su una superficie di 5mila mq. Rappresenta un vastissimo periodo cronologico, che spazia dal Paleolitico all’arte del XX secolo, testimoniando l’eccezionale ricerca archeologica condotta dagli esperti del museo, nonché lo sforzo dei donatori e dei collezionisti serbi. La curatrice Jelena Stefanović e i designer Igor & Irena Stepančić hanno riprogettato l’allestimento museale, fornendo una continuità tra il passato e il contemporaneo attraverso una combinazione equilibrata di convenzionale e innovativo.
Il Museo di Arte Contemporanea, progettato nel 1960 dagli architetti Ivanka Raspopović e Ivan Antić, comprende sei moduli cubici a forma di cristallo posti su una base rettangolare e ruotati di 45 gradi, con la previsione di un moltiplicarsi futuro. La combinazione di vetro, cemento e marmo bianco sulla facciata ha conferito a questo edificio un’immagine sofisticata, in conformità con il suo scopo. Situato alla confluenza dei fiumi Sava e Danubio, il museo è stato aperto nel 1965. Il concetto iniziale era quello di convertire l’area del parco in un quartiere museale. Tuttavia l’idea non fu mai realizzata e il museo rimase un bastione solitario dell’arte moderna jugoslava. Il museo è stato chiuso nel 2007 per urgenza di restauri ed è stato finalmente riaperto nell’ottobre del 2017. L’intervento quasi invisibile rivela un approccio raro ma necessario in termini di ricostruzione, restauro e conservazione del patrimonio architettonico.
Una delle caratteristiche più singolari del MoCAB è il suo interno, che prevede uno spazio fluido nel percorso e illuminato principalmente con luce naturale. La mancanza di pareti permette ai visitatori di camminare attraverso tutti e cinque i semi-livelli in un’azione continuativa anche concettualmente, in quanto facilita la comprensione della collezione nella sua interezza. La bellezza dell’architettura originale è stata lasciata intatta e non alterata dall’introduzione delle nuove tecnologie, inserite per rispettare la conformità agli standard attuali e i format delle mostre contemporanee. Il curatore Zoran Erić ci ha spiegato che, oltre a fornire un’ampia raccolta di artisti jugoslavi del XX e XI secolo e un centro bibliografico dedicato all’arte dell’intera regione, attraverso le sue retrospettive il museo si focalizza su figure di avanguardia serbe che hanno caratterizzato l’arte contemporanea di tutta l’ex Jugoslavia. Complice la retrospettiva di Marina Abramović, fortemente voluta dal direttore Slobodan Nakarada con il sostegno del governo della Repubblica di Serbia, allestita precedentemente in sei città europee, la scena artistica belgradese avrà un’ulteriore vetrina sul mondo.

Emir Šehanović, 09.14, 2017, installation view. Courtesy of Eugster, Belgrado
Emir Šehanović, 09.14, 2017, installation view. Courtesy of Eugster, Belgrado

GLI SPAZI ISTITUZIONALI

La Galleria Legat Čolaković è aperta al pubblico dal 1980. Milica Zorić e Rodoljub Čolaković la donarono alla città di Belgrado insieme a una collezione di 92 opere dei più famosi artisti jugoslavi, e la città a sua volta ne conferì la gestione al MoCAB. Dal 2010, soprattutto durante la chiusura del museo, ha svolto la funzione di un micro-museo dedicato alla realizzazione di diversi programmi nel campo dell’arte moderna e contemporanea, del design, dell’architettura e del cinema.
L’appartamento dove visse e lavorò l’artista Petar Dobrović (1890-1942), trasformato in galleria nel 1974, è anch’esso gestito dal Museo di Arte Contemporanea su volere della moglie Olga Dobrović. La Galleria comprende un nucleo costituito da 125 opere dell’artista (olio su tela, tempera, acquerelli e pastelli, disegni). A partire dal 2010 la Galleria organizza mostre tematiche annuali attingendo dal lavoro dell’artista.
Infine, il Salone del Museo di Arte Contemporanea. Inaugurato nella primavera del 1961, quattro anni prima dell’apertura del MoCAB, è stata la prima galleria a Belgrado con attività espositiva permanente. La pratica espositiva del Salone è da sempre incentrata su artisti più giovani e sulle ultime tendenze nel mondo dell’arte; propone anche il lavoro di importanti artisti stranieri, mantenendo il ruolo di spazio espositivo più prestigioso a Belgrado e occupando una posizione fiorente sulla scena internazionale.

INDUSTRIA CULTURALE & URBANISMO CONTEMPORANEO

Anche la prima ministra Ana Brnabić ha fondato parte della campagna elettorale sulla riqualificazione dell’industria culturale, espressione cacofonica per la maggior parte dell’élite intellettuale serba, ma sicuramente innovativa nel contesto balcanico. Ha dunque sbloccato migliaia di ettari, 91mila per la precisione, per la riqualificazione del Parco dell’Amicizia (Prijateljstva Park), situato a Novi Beograd e comunemente conosciuto dalla cittadinanza con il nome di Ušće, ovvero “confluenza”. Infatti qui Danubio e Sava si uniscono e danno vita a un panorama naturale molto suggestivo, facilmente ammirabile dal belvedere dell’opposto parco della Fortezza di Kalemegdan, il parco cittadino per antonomasia. Prevista nel progetto anche un’avanguardistica funivia sul fiume Sava che collegherà i due parchi, anche quest’ultima al centro di non poche polemiche.
La metamorfosi paesaggistica dell’enorme area verde creata nel 1961 dagli architetti Milan Pališaški, Ranko Radović e Ljiljana Pekić, allora come oggi incarna l’identità della classe politica dominante. Voluta da Tito, il forte carattere commemorativo rimarcava la centralità della Jugoslavia all’interno della politica mondiale. Con City of Water, l’amministrazione di Vucić propone un modello di interesse pubblico unico nei Balcani: le strutture previste, selezionate attraverso un concorso internazionale di architettura, comprenderanno – a detta di Marija Lalošević, architetto e dirigente del piano urbanistico – un museo dedicato alle arti del XXI secolo, un museo di scienze naturali, un acquario e una ruota panoramica.

LE GALLERIE PRIVATE

Allettate dal fervore creativo crescente e finalmente anche rincuorate dall’attenzione da parte delle istituzioni nei confronti del settore culturale, gallerie private internazionali e locali hanno iniziato ad aprire le loro sedi sul territorio. Eugster || Belgrade, Laufer Art, X Vitamin e Drina, insieme alle gallerie già esistenti come B2, O3one e Zvono, contribuiscono allo sviluppo degli artisti serbi in relazione al contesto internazionale. A ottobre è andata in scena anche la prima edizione della AWB – Art Weekend Belgrade, con protagonisti gli spazi espositivi cittadini e i creativi locali.

Hou Hanru e Davide Scalmani, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Belgrado
Hou Hanru e Davide Scalmani, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado

CONCLUSIONI & OBIETTIVI

Negli ultimi anni, il coinvolgimento di professionalità sia artistiche che curatoriali presso il Salone d’Ottobre di Belgrado, la più grande mostra internazionale di arte contemporanea in Serbia e in tutti i Balcani, denota ancora una volta l’interesse biunivoco nel far crescere il valore culturale dell’area metropolitana.
Adottando strategie espositive a macchia di leopardo, l’organizzazione è riuscita a coinvolgere molteplici realtà istituzionali e non, tra cui Podroom e Artget (le gallerie del Centro Culturale KCB), la Galleria dell’Accademia di Belle Arti, la Galleria dell’Accademia Serba delle Scienze e delle Arti (SANU) e il Museo Storico della Serbia (IMUS). Tra i curatori delle passate e future edizioni, i norvegesi Gunnar e Danielle Kvaran e gli italiani Ilaria Marotta e Andrea Baccin. Artisti internazionali di spicco come Olafur Eliasson, Anselm Kiefer, Hito Steyerl, Takashi Murakami, Yoko Ono, Cindy Sherman e artisti serbi quali Ana Adamović, Dušica Dražic, Biljana Đurđević, Vladimir Veličković, Dušan Otašević, Đorđe Ozbolt, Ivan Grubanov, Ivana Basić, Marija Calić, Vuk Ćuk, Maja Đorđević, Aleksandra Domanović, Nina Ivanović, Marta Jovanović, Tijana Kojić, Jelena Mijić, Branko Milisković, Nemanja Nikolić, Katarina Zdjelar uniscono diverse generazioni e compongono una costellazione di opere che esprimono, attraverso le loro forme, strutture e contenuti, la diversità e la ricchezza dell’espressione di un territorio complesso e affascinante.
L’obiettivo è quello di cogliere la grande opportunità che la cultura potrebbe offrire per favorire la crescita di Belgrado e di conseguenza di tutta la Serbia, rendendola una capitale competitiva e di successo.

CITY OF WATER

Recentemente classificata tra le prime sette “migliori destinazioni da visitare” dalla guida Lonely Planet, Belgrado è una città in piena accelerazione: si prevede che la sua crescita economica nei prossimi tre anni arrivi al 7%, scalando posizioni nel ranking mondiale dei Paesi in via di sviluppo. Da quando, infatti, nel gennaio 2014 la Serbia ha avviato ufficialmente i negoziati di adesione alla UE, sono state condotte importanti riforme strutturali e urbanistiche. Tra queste, l’imponente Belgrade Waterfront, nuovo hub mixed use da tre miliardi di dollari sviluppato da Eagle Hills – società di investimento immobiliare con sede ad Abu Dhabi e focalizzata sui mercati internazionali in forte crescita –, caratterizzato da residenze e uffici di livello mondiale, la più grande destinazione per lo shopping nei Balcani, hotel premium, luoghi di cultura, istituti scolastici, moderni servizi sanitari e una vasta gamma di attrazioni per il tempo libero.
A Daniel Libeskind e Jan Gehl, esperto di spazi pubblici, in collaborazione con l’architetto locale Marija Lalošević, è stato affidato il progetto City On Water, il cui obiettivo è attivare il grande potenziale della riva del fiume e costruire un centro urbano moderno come parte integrante della città storica. Creato interamente in linea con i principi urbanistici contemporanei, il progetto sarà un contributo significativo alla trasformazione di Belgrado in una capitale europea con un’identità unica e riconoscibile.
Promosso dalla Luka Beograd, company locale che dagli Anni Sessanta si occupa di gestire e modernizzare la sponda del Danubio e le sue infrastrutture portuali, il progetto City On Water si estenderà per oltre 90 ettari, dalla Marina Dorćol al ponte di Pančevo, includendo un Museo d’Arte del XXI secolo da 25mila metri quadrati, il Museo di Storia Naturale di 15mila metri quadrati, un Acquario di 5mila metri quadrati e parchi. Sulla base dell’analisi dell’uso dello spazio pubblico e della matrice urbana di Belgrado, la società di consulenza Gehl Architects ha formulato strategie e linee guida per lo sviluppo di quest’area come quadro di una dettagliata documentazione di pianificazione generale. La strategia dovrebbe fornire un’area di qualità lungo la riva del fiume, prevedendo la costruzione di piste pedonali e ciclabili, vegetazione, una spiaggia cittadina, piscine pubbliche, banchine, impianti sportivi e attrazioni lungo il fiume, al fine di renderla una destinazione popolare e turistica, che offrirà vita dinamica ad abitanti e visitatori e fornirà l’accesso a strutture adeguate vicino alla natura.
Proprio partendo dalle linee guida di Gehl Architects, lo Studio Libeskind ha iniziato a realizzare un masterplan per fasi che costituisce la base strutturale dell’intero complesso, mettendo in luce le sue risorse potenziali. Gli obiettivi principali del progetto sono: creare un’interessante rete spaziale pubblica che privilegi pedoni e ciclisti; costruire uno spazio pubblico attraente; integrare funzioni e strutture differenti per la sovrapposizione di varie attività; realizzare uno studio gerarchico per una rete di trasporto equilibrata e di facile orientamento, capace di collegare adeguatamente ogni distretto. Ma, soprattutto, affermare caratteri dell’architettura contemporanea che migliorerebbero di molto l’aspetto e la percezione di Belgrado, anche attraverso soluzioni energeticamente sostenibili, di riutilizzo, e la trasformazione di siti storici.

Zara Audiello e Giulia Mura

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #51

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Zara Audiello
Laurea in Scienze Umanistiche presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 2003 e Master in Educazione Interculturale, Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Università degli Studi Roma Tre, nel 2005. Rispettivamente nel 2007 e nel 2009 frequenta il Corso per Curatori di mostre d'arte e di eventi e un Corso di Art Management presso il Centro d'arte contemporanea A+A, Venezia. Nel 2009 è cofondatrice dell'Associazione 22:37, nata dall’incontro di giovani curatori/trici, artisti/e e operatori/trici culturali che hanno in comune l’interesse per la produzione artistica e la pratica curatoriale in diversi contesti europei. Dal 2010 si trasferisce a Belgrado dove fonda Beo_Project, luogo di connessione tra il mondo artistico internazionale e la Regione dei Balcani. Coproprietaria e direttrice artistica del multiconcept bar ZAVOD. Indaga il conflitto nelle sue rispettive forme, come un concetto che può aiutare a spiegare molti aspetti della vita sociale, come il dissenso sociale, i conflitti di interessi, e di lotte tra individui, gruppi o organizzazioni.