Il Museo Reina Sofía di Madrid ospita la prima retrospettiva spagnola dedicata a Mario Merz.

Spetta ai grandi musei promuovere l’eredità dei maestri del passato, noti e meno noti, contestualizzandone nell’attualità l’opera artistica e riscoprendo spesso la carica ideologica e l’impegno sociale sottesi al loro lavoro. È il caso dell’ampia e significativa mostra di Mario Merz (Milano, 1925 ‒ Torino, 2003) allestita dal Museo Reina Sofía di Madrid nel bellissimo spazio del Palacio de Velázquez, nel cuore del Parco del Retiro. Una mostra da non perdere non solo ma anche per l’ambiente architettonico che la ospita e perché di facile accesso, a ingresso libero e gratuito.

MERZ, IL BEUYS DEL MEDITERRANEO

È trascorsa poco più di una quindicina d’anni dalla scomparsa dell’artista, eppure, a parte casi sporadici, dopo la sua morte il nome e le opere di Merz hanno smesso di circolare con frequenza e di destare interesse in pubblico e critica. Eppure l’artista italiano di origini svizzere, rappresentante di spicco del movimento dell’Arte Povera, godette di fama e fortuna straordinarie in ambito internazionale dagli Anni Sessanta agli Anni Novanta.
A partire dal 1969, anno della rassegna curata da Harald Szeeman alla Kunsthalle di Berna” ‒spiega Manuel Borja-Villel, direttore del museo e curatore della mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino ‒ “Mario era onnipresente, esponendo ovunque, da Biennali a Documenta. Era il Beuys del Mediterrano: io ebbi l’onore di curare una sua personale a Barcellona, nel 1993. Purtroppo però non ci fu mai un’antologica in Spagna che rivendicasse l’importanza della sua opera e del suo pensiero, politico e sociale, tuttora di straordinaria attualità, legato anche ai temi dell’ambiente. Era doveroso perciò dedicare una retrospettiva a un artista poco noto in Spagna, che in realtà ha segnato un prima e un dopo nell’arte internazionale del Ventesimo secolo”.
A esclusione delle recenti mostre alle Gallerie dell’Accademia di Venezia (nel 2015) e all’HangarBicocca di Milano (nel 2018), sembrano inspiegabili le ragioni di una assenza dalla scena artistica internazionale. “Forse si tratta di ragioni legate alle logiche del mercato dell’arte contemporanea” ‒ spiega Beatrice Merz, figlia dell’artista e anima dell’omonima fondazione. “Un mercato sempre alla ricerca di nuove proposte, di facile e rapido consumo. Oppure anche il fatto che le opere di Mario, in generale, sono difficili da comprendere e da contestualizzare, non solo quelle di grande formato”. “Mario” ‒ spiega sempre la figlia Beatrice ‒ “aveva una modalità di lavoro complessa e interagiva con gli spazi dove esponeva. Mancando lui, è venuto meno un sistema intuitivo e molto personale di allestire le sue opere”.

Mario Merz, Senza titolo, 1982. Courtesy Galleria Giorgio Persano & Fondazione Merz, Torino © Mario Merz by SIAE, VEGAP, Madrid 2019
Mario Merz, Senza titolo, 1982. Courtesy Galleria Giorgio Persano & Fondazione Merz, Torino © Mario Merz by SIAE, VEGAP, Madrid 2019

ENIGMATICO E ANTICONFORMISTA

Il tempo è muto è il titolo enigmatico dell’antologica di Madrid: richiama in realtà il rifiuto sistematico dell’artista verso qualunque riferimento biografico e ordine cronologico del suo lavoro. “Merz avrebbe preferito togliere da ogni sua opera sia il titolo che la data”, spiega Borja-Villel. “Il suo è un mondo senza tempo, che inventa da zero nuove forme e nuovi linguaggi, fatti di numeri, alfabeti e materiali in cui riflettersi”.
La collaborazione con il Reina Sofía è stata molto soddisfacente” ‒ conclude  Beatrice Merz ‒ “perché insieme abbiamo scelto di rispettare la maniera di lavorare di mio padre. A Madrid è possibile conoscere da vicino tutto il suo percorso artistico e intellettuale, attraverso opere di grande valore e di assoluta varietà, alcune raramente esposte (come Declaration des droits de l’homme et du Citoyen, del 1989). L’allestimento rispetta però in pieno la sua mentalità, che non era mai accademica, né cronologica né tematica”.

NON SOLO IGLOO E SERIE DI FIBONACCI

Pittore dai tratti primitivi, scultore, creatore di installazioni e di assemblaggi, ma anche poeta e performer, Mario Merz fu senz’altro fra gli artisti più eclettici del secolo scorso, all’avanguardia nel trasformare i materiali più semplici e disparati, presi dalla natura o recuperati tra gli scarti della società del consumo e del mondo industriale, per caricarli di un forte messaggio politico, sociale e spesso anche ecologico. Sono una sessantina i pezzi esposti a Madrid, molti di grande o grandissimo formato, come la Goccia d’acqua (1987), l’enorme igloo trasparente attraversato da un tavolo dello Staatliche Museen di Berlino che campeggia al centro della sala. Oltre che dalla Fondazione Merz di Torino, provengono anche da importanti musei come la Tate, il Pompidou e il Castello di Rivoli, oltre che da un gruppo di collezionisti privati. Tra questi spicca l’opera bidimensionale a tecnica mista, con tela e neon, prestata da Giorgio Persano, gallerista torinese storicamente legato al movimento dell’Arte Povera e ben noto anche in ambito spagnolo per la presenza alla prima storica edizione della fiera Arco, nel 1982. “Per la prima volta” ‒ commenta soddisfatto Persano a Madrid ‒ “credo che sia possibile apprezzare l’opera di Mario Merz nella sua completezza, con una mostra che è leggera e profonda al tempo stesso”.
Chi si addentra nel Palacio de Velázquez, scopre dunque che il nome di Mario Merz non si  identifica solo con i tanti, tantissimi igloo che montò in esposizioni e musei di tutto il mondo, alla ricerca di un’alternativa essenziale al concetto primitivo di realtà abitativa. E che la serie matematica di Fibonacci alla quale si ispirano molte delle sue opere può essere meno enigmatica se si traduce in mele verdi raccolte a gruppi su un tavolo a spirale o nelle immagini un po’ desolate di una serie di operai ai tavoli della mensa aziendale.

Mario Merz, Bottiglia rovesciata. Installazione nel giardino dell'Ambasciata d'Italia a Madrid. Foto Ambasciata d'Italia
Mario Merz, Bottiglia rovesciata. Installazione nel giardino dell’Ambasciata d’Italia a Madrid. Foto Ambasciata d’Italia

LA BOTTIGLIA ROVESCIATA NEL GIARDINO DELL’AMBASCIATA

La presenza di Mario Merz nell’autunno espositivo di Madrid non si limita al Parco del Retiro. Un altro giardino, altrettanto bello e rigoglioso, accoglie una installazione dell’artista. L’Ambasciata d’Italia, con la sua elegante sede nell’antico palazzo dei marchesi di Amboage, ospita infatti sul prato antistante la facciata interna l’opera Bottiglia rovesciata. Si tratta di un’installazione di sei metri d’altezza (bottiglia di vetro, neon rosso, montata su pali di legno), che l’artista  torinese replicò in vari materiali a partire dagli Anni Sessanta.

Federica Lonati

Madrid // fino al 29 marzo 2020
Mario Merz
MUSEO NACIONAL CENTRO DE ARTE REINA SOFÍA
PALACIO DE VELÁZQUEZ, PARCO DEL RETIRO
Calle Santa Isabel 52
www.museoreinasofia.es

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AutoreMario Merz
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.