Cina contemporanea e videoarte. Una mostra a Berlino

Kulturforum Berlino ‒ fino al 26 gennaio 2020. Selezionati dalla Nationalgalerie, Cao Fei, Lu Yang, Fang Di e Zhang Peili propongono una comune riflessione, critica e disincantata, sulla Cina contemporanea. Attraverso video e installazioni.

Lu Yang, LuYang Delusional Mandala, 2015, video still © Lu Yang Société
Lu Yang, LuYang Delusional Mandala, 2015, video still © Lu Yang Société

La collettiva Micro Era. Media Art from China, in corso al Kulturforum di Berlino, prosegue il lavoro di documentazione sull’arte contemporanea cinese che le istituzioni berlinesi hanno iniziato da tempo. Già dal 2001, infatti Living in time. 29 contemporary artists from China, la mostra all’Hamburger Bahnhof Museum für Gegenwart, aveva registrato gli sguardi attenti che gli artisti cinesi riservano alle trasformazioni economiche politiche e tecnologiche del Paese, dagli Anni Ottanta in poi. È ora la Nationalgalerie (temporaneamente in ristrutturazione ma, comunque, attiva) a sostenere l’evento presentando lavori recenti di Cao Fei, Lu Yang, Fang Di e Zhang Peili, selezionati da tre curatori, la tedesca Anna-Catharina Gebbers in collaborazione con i cinesi Victor Wang e Yang Beichen.

CAO FEI E FANG DI

Con approcci che mescolano il linguaggio cinematografico tradizionale a quello delle anime giapponesi, questa campionatura di videoarte mostra documenti e narrazioni sulle conseguenze che i vorticosi cambiamenti economici e sociali generano nei singoli individui e nelle relazioni interpersonali. Rapporti inficiati dall’invasiva circolazione di merci e dall’incontrollata ingerenza della virtualità, avverte Cao Fei, impegnata in due lungometraggi, Asia One (2018) e 11.11 (2018), girati in un mastodontico magazzino di distribuzione di prodotti che fa il verso alle multinazionali del commercio elettronico. Luoghi dove si consumano oniriche forme di ribellione contro il meccanicismo cinico della globalizzazione con spudorate e grottesche invasioni di campo tra realtà e immaginazione.
Dialoga con la traboccante estetica pop di Cao Fei, sebbene concentrandosi su un taglio più politico, Fang Di con tre nuovi lavori Minister (2019), Sepik River Ring (2019) e The Magical of Pipes (2019), presentati per la prima volta in Europa. Affrontano la sua personale esperienza lavorativa in Papua Nuova Guinea per un’azienda cinese in cerca di nuovi mercati nel Pacifico meridionale. Si tratta di docu-film intrecciati a materiale d’archivio che mettono in luce pericolose dinamiche postcoloniali in contesti geopolitici ancora fortemente radicati a tradizioni tribali, nella forma di una denuncia stimolata dalla necessità di preservare il minacciato patrimonio antropologico locale.

Cao Fei, Asia One, 2018, video still © Cao Fei Sprüth Magers & Vitamin Creative Space
Cao Fei, Asia One, 2018, video still © Cao Fei Sprüth Magers & Vitamin Creative Space

LU YANG E ZHANG PEILI

Si torna, invece, a un registro virtuale con Lu Yang, che traina lo spettatore a fianco del suo alter ego Uterusman, eroina dotata di superpoteri generati dalla forza del suo utero e dalla sua capacità di riprodurre la vita. Lu Yang riaggiorna le teorie cyborg femministe con corpi postbiologici alle prese con deliranti avventure nella realtà aumentata. Tra buddismo, spiritualismo tecno, sottoculture giapponesi, l’artista offre un generoso e labirintico universo installativo con gadget, videogiochi e balenanti interazioni tecnologiche.
Condivide lo spazio espositivo con Zhang Peili, pioniere dell’arte multimediale e indiscusso punto di riferimento per tutta la videoarte cinese sin dagli esordi. Del resto, l’opera 30×30 (1988), in cui riverberano echi alla Bruce Nauman, viene indicata come la prima opera di videoarte prodotta in Cina. Appartengono a una stagione storica della performance art e della new wave cinese anche Document on Hygiene No. 3 (1991), Uncertain Pleasure I (1996) e Opposite Space (1995), che riferiscono della sua personale attenzione alla reiterazione di gesti insignificanti ma pervasi da una maniacalità magnetica.

Marilena Di Tursi

Berlino // fino al 26 gennaio 2020
Micro Era. Media Art from China
KULTURFORUM
Matthäikirchplatz
https://www.smb.museum/en

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.