Wall Eyes. L’arte italiana in tour tra Sudafrica e Roma. Il racconto della curatrice

Un dialogo tra due continenti, dislocato tra Cape Town, Johannesburg e Roma. Lo promuove l’Istituto Italiano di Cultura a Pretoria, diretto da Fabio Troisi, con il titolo Wall Eyes. La curatrice Ilaria Bernardi consegna ad Artribune un estratto del suo saggio a introduzione della mostra.

Rä di Martino,Untitled (Fake Mecca), 2013; glicèe prints; 40 x 40 cm, 70 x 70 cm (frame); courtesy the artist. Photo courtesy the artist
Rä di Martino,Untitled (Fake Mecca), 2013; glicèe prints; 40 x 40 cm, 70 x 70 cm (frame); courtesy the artist. Photo courtesy the artist

La mostra collettiva Wall Eyes. Looking at Italy and Africa si inserisce nel programma di promozione integrata “Italia, Culture, Africa” che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è proposto di realizzare nel 2019 nei paesi dell’Africa sub-sahariana con l’intento di incentivare un dialogo tra Italia e Africa. Wall Eyes fa proprio tale scopo, mutuando la prima linea guida di “Italia, Culture, Africa” che menziona quali suoi desiderata “il coinvolgimento di artisti che, con la loro produzione, diano testimonianza della contaminazione positiva tra le culture”, nonché il sostegno a nuovi progetti “che abbiano come obiettivo la ricerca di punti comuni e, di fondo, la conoscenza reciproca”. Wall Eyes unisce infatti entrambe le tipologie di attività ivi menzionate. Da un lato, coinvolge artisti capaci di dare testimonianza della contaminazione positiva tra le culture, giacché quattro tra le opere esposte sono state realizzate da altrettanti giovani talenti italiani (Rä di Martino, Marta Roberti, Gian Maria Tosatti, Luca Trevisani) durante o dopo un soggiorno in Africa e sono pertanto ispirate a quel continente. Dall’altro lato, ricerca i punti comuni tra Italia e Africa, presentando ulteriori sei opere di altrettanti giovani talenti italiani (Silvia Giambrone, Andrea Mastrovito, Elena Mazzi, Luigi Presicce, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi) focalizzate su specifici aspetti socio-culturali del loro Paese che però, osservando il vicino continente africano, non sembrano molto dissimili da aspetti socio-culturali di quest’ultimo. 

Luigi Presicce, La donazione della cappella [The donation of the chapel], 2010; performance photography, color photo printing on baryta paper, mounted on D-bond; edition 5/5; 100 x 150 cm; courtesy the artist. Photo Giovanna Silva
Luigi Presicce, La donazione della cappella [The donation of the chapel], 2010; performance photography, color photo printing on baryta paper, mounted on D-bond; edition 5/5; 100 x 150 cm; courtesy the artist. Photo Giovanna Silva

“WALL EYES. LOOKING AT ITALY AND AFRICA”. DAL SUDAFRICA A ROMA

Il titolo della mostra rivela pertanto la modalità attraverso cui è stata concepita, che è la medesima con la quale si spera possa essere fruita: uno sguardo ‘strabico’ poiché rivolto, allo stesso tempo, da una parte verso l’Italia e dall’altra verso l’Africa. Inoltre, poiché “Italia, Culture, Africa” menziona come auspicabili “progetti tra artisti italiani e africani”, la mostra accoglie altresì sei lavori di altrettanti giovani artisti africani, con l’intento di innescare un confronto con gli italiani su temi comuni e condivisi. Così facendo Wall Eyes risponde anche alla seconda linea guida di “Italia, Culture, Africa” che auspica il “partenariato con istituzioni e realtà locali”. Prima di giungere a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, la mostra si tiene infatti in due importanti centri urbani del Sud Africa – Johannesburg e Cape Town –, in due spazi molto frequentati dalla popolazione locale – Keyes Art Mile e 6 Spin Street –, e, accanto alle dieci opere degli artisti italiani, include alcuni lavori di artisti africani provenienti da quattro rilevanti spazi espositivi delle due città sudafricane sedi della mostra: le gallerie Goodman, Smac e Everard Read a Johannesburg, e la A4 Art Foundation a CapeTown.
Desiderando rendere l’esposizione in progress anche per incentivare il pubblico a visitarla, nelle due tappe in Sud Africa le opere ad essi richieste in prestito sono divise in due gruppi che vengono esposti separatamente, prima l’uno (costituito dai lavori di Lhola Amira, Jessica Webster, Neill Wright) e poi l’altro (costituito dai lavori di Jared Ginsburg, Rodan Kane Hart; Bronwyn Katz). Accanto al nucleo delle dieci opere degli italiani, a Johannesburg sono quindi presentati i tre lavori provenienti dalle tre gallerie della città, mentre a Cape Town, i tre provenienti dalla collezione della A4 Art Foundation. La variazione delle opere in mostra in Sud Africa, circoscritta agli artisti africani, è tesa a evocare e confermare quanto sostenuto da Plinio Il Vecchio nel I secolo d.C., ovvero “ex africa semper aliquid novi” [dall’Africa viene sempre qualcosa di nuovo]; frase che fa riferimento a come quell’immenso continente fosse già allora caratterizzato da una varietà di climi, ambienti, costumi, storie differenti, e a come, di conseguenza, fosse per sua natura destinato a una continua trasformazione.

Gian Maria Tosatti; Void #02, 2019; metal, Plexiglas and plastic; 176 x 224 x 80 cm; courtesy Lia Rumma Gallery, Milan / Naples. Photo courtesy the artist
Gian Maria Tosatti; Void #02, 2019; metal, Plexiglas and plastic; 176 x 224 x 80 cm; courtesy Lia Rumma Gallery, Milan / Naples. Photo courtesy the artist

“WALL EYES. LOOKING AT ITALY AND AFRICA”. CONCEPT DELLA MOSTRA

Tuttavia, seppur nella consapevolezza delle numerose differenze culturali, sociali, politiche, religiose, ambientali, presenti nei 54 stati che costituiscono l’Africa odierna, Wall Eyes si propone di individuare e riflettere su tre macro-temi che sembrano caratterizzare non solo l’intero continente africano ma anche l’Italia di oggi. Il primo macro-tema è il complesso rapporto dell’uomo con una natura che, sia in Italia sia in Africa, è talmente presente, bella e ricca da comportare sovente, nell’attuale era capitalistica, un forte sfruttamento ambientale. Il secondo macro-tema è la persistenza e salvaguardia in entrambe le realtà di antiche tradizioni, spesso legate all’universo femminile. Terzo e ultimo macro-tema della mostra è l’opposto desiderio, diffuso in Italia e in Africa, di abbandonare le antiche tradizioni, quali simbolo della propria specifica identità storico-culturale locale, in favore di una globalizzazione omologante che prenda a modello i più ricchi paesi del mondo. Il confronto tra Italia e Africa proposto da Wall Eyes, basato su temi condivisi, è volto ad abolire la paura di ciò che solo in apparenza sembra diverso da noi e a favorire un interscambio culturale inteso come atto di rivolgere un occhio verso l’altro per imparare qualcosa ponendosi in dialogo paritario con esso.

*Estratto del saggio di Ilaria Bernardi pubblicato in inglese nel catalogo della mostra da lei curata, intitolata “Wall Eyes. Looking at Italy and Africa” e itinerante a Johannesburg, presso il Keyes Art Mile, 3 ottobre – 7 novembre 2019, a Cape Town, presso 6 Spin Street, 21 novembre – 12 dicembre 2019, e a Roma, presso la Fondazione Musica per Roma – Auditorium Parco della Musica, 10-29 gennaio 2020. Il catalogo della mostra è pubblicato da Prinp editore (Torino 2019)

Ilaria Bernardi

Wall Eyes. Looking at Italy and Africa
Johannesburg //fino al 7 novembre 2019
Keyes Art Mile

Cape Town //dal 21 novembre al 12 dicembre 2019
6 Spin Street

Roma // dal 10 al 29 gennaio 2020
Fondazione Musica per Roma
Auditorium Parco della Musica

www.iicpretoria.esteri.it

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Ilaria Bernardi
Ilaria Bernardi (Pescia, Pistoia, 1985), è dottore di ricerca in storia dell’arte e curatrice. È specializzata nell’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi, e ha curato molteplici mostre sull’argomento, tra le quali Andrea Mastrovito. Very Bad Things (Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma), Young Italians (Istituto Italiano di Cultura di New York, co-organizzata da Magazzino Italian Art, Cold Spring, NY), Cesare Tacchi. A retrospective (Palazzo delle Esposizioni, Roma). Tra i suoi precedenti incarichi ha lavorato presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, sotto la direzione di di Carolyn Christov-Bakargiev, è stata collaboratrice scientifica della Fondazione Giulio e Anna Paolini (Torino), e coorditrice artistica della “Notte bianca di Firenze 2011” dedicata all’arte contemporanea. È inoltre autrice di molteplici pubblicazioni, tra le quali le monografie La Tartaruga. Storia di una galleria (Postmediabooks, Milano 2018), Giulio Paolini. Opere su carta (Prinp, Torino 2017), Teatro delle Mostre, Roma, maggio 1968 (Scalpendi editore, Milano 2014), e Arte e impresa. Omaggio a Marco Rivetti (Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino 2017). È al contempo cultore della materia di storia dell’arte contemporanea presso l’Università Roma Tre, docente del corso per curatori CAMPO alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e docente del corso per curatori d’archivio organizzato da AitArt-Associazione Italiana Archivi d’Artista. Ha pubblicato numerosi saggi in cataloghi di mostre, articoli in riviste di settore, e ha tenuto interventi e lezioni in occasione di conferenze in Italia e all’estero.