L’universo domestico di Le Corbusier. Fra le torri svizzere

Villa Le Lac, Corseaux – fino al 30 novembre 2019. Mostra dal carattere insolito, originale e appassionante, “De Bel-Air à Babel – Un rêve de grandeur” invita a scoprire cinque progetti di torri concepiti tra il 1930 e il 1970, a Losanna, Montreux, Vevey e Aminona. Dove? Nella villa che fino agli Anni Settanta fu dimora della famiglia di Le Corbusier, oggi Patrimonio Mondiale Unesco.

Disegno di progetto per il complesso di Aminona ® ACM EPFL
Disegno di progetto per il complesso di Aminona ® ACM EPFL

Le grandi metropoli americane come Chicago o New York sono storicamente considerate il simbolo dello sviluppo costruttivo in verticale. Ma anche gli architetti svizzeri hanno avuto il loro periodo di aspirazioni progettuali verso l’alto, in particolare tra gli Anni Trenta e Settanta del secolo scorso. L’esposizione De Bel-Air à Babel – Un rêve de grandeur, ospitata presso la Villa Le Lac di Corseaux, permette di conoscere un’interessante selezione di progetti di questo genere: fra loro eterogenei, sono legati dalla comune tensione verso il cielo.

FOLLI E VISIONARI: I PIONIERI DEL VECCHIO SECOLO

Solo utopie? Non proprio. Alcuni fra essi sono edifici realizzati. Si pensi, ad esempio, alla Torre d’Avorio di Montreux che, con i suoi 82 metri d’altezza, ha donato alla città l’appellativo di “Monaco de la Riviera”. O ancora alla Bel-Air Mètropole di Losanna che, disegnata su ispirazione della scuola di Chicago da Alphonse Laverriè, nel 1932, rappresenta il primo grattacielo svizzero a struttura metallica. Destino differente per altre torri, iniziate e poi abbandonate, come nel caso dei 23 grattacieli progettati per complesso di Aminona, di cui ne vennero eretti soltanto tre.
Altre ancora, spesso le più ardite e affascinanti, sono rimaste dei semplici schizzi, sogni naufragati negli archivi degli architetti. Come dimenticare la triste sorte dell’avveniristica torre di Beaulieu a Losanna? Disegnata da Jean Tschumi nel 1961, sarebbe dovuta culminare a 280 metri d’altezza e avrebbe lanciato la città svizzera in una dimensione leggendaria, al pari del mito babelico. Lo stesso grigio destino toccò anche all’innovativo grattacielo pensato da Le Corbusier per la Marina di Algeri del 1938.

Poster della Torre d’Avorio di Montreux ® CME 1967-2019
Poster della Torre d’Avorio di Montreux ® CME 1967-2019

UN REPERTORIO D’ECCEZIONE

Schizzi, tavole, film inediti e suggestive fotografie d’epoca, provenienti dall’Archivio della Costruzione Moderna dell’EPF Lausanne e organizzati con cura da Patrik Moser, ricostruiscono le dinamiche di un’epoca ardimentosa. Un tuffo in un mondo ricco di echi futuristici, che rimandano graficamente alle rappresentazioni espressioniste e fantascientifiche del film Metropolis di Fritz Lang. Il tutto raccolto in un bel catalogo pubblicato dalla casa editrice Call me Edouard.

SGUARDI VERSO UN FUTURO SEMPRE PIÙ PROSSIMO

E proprio passeggiando tra queste torri, capolavori del moderno e testimoni di un passato d’avanguardia, non possiamo che riconoscerle come opere d’arte perenni, capaci ancora oggi di rispondere a necessità abitative tipiche di città sempre più densificate, ma che in virtù della loro possenza dovranno essere inevitabilmente oggetto di una riqualificazione responsabile.

– Giuseppe Galbiati

Corseaux // fino al 27 ottobre 2019
De Bel-Air à Babel. Un rêve de grandeur
a cura di Patrik Moser
VILLA LE LAC LE CORBUSIER
Route de Lavaux 21
www.villalelac.ch

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Giuseppe Galbiati
Nato a Monza nel 1995, Giuseppe Galbiati è laureando del corso magistrale in Ingegneria Edile – Architettura del Politecnico di Milano. Partecipa attivamente agli eventi culturali dedicati all’architettura in Italia e all’estero. Si occupa in particolar modo di restauro e valorizzazione del patrimonio architettonico moderno, tema di ricerca sul quale lavora congiuntamente con l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne. Sempre a Losanna ha collaborato a indagini in campo urbanistico e sociologico.