Kurdistan e videoarte

Si sta parlando molto, ma non abbastanza, dell’ennesimo atto di guerra contro i curdi, un popolo che ha combattuto l’Isis con grave perdite umane e materiali. Nonostante tutto, in Kurdistan non si perde la voglia di creare e comunicare.

Rozhgar Mustafa, Plastic Women, 2011 - still da video
Rozhgar Mustafa, Plastic Women, 2011 - still da video

Solo ieri era in atto la guerra dove i curdi sono stati determinanti per sconfiggere l’Isis. Pagando caro in termini di morti e danni materiali. La Galleria Sala Uno di Roma propose alcuni anni fa una rassegna di video prodotti in Kurdistan. Sorprendeva che, in una situazione sempre nel cono d’ombra della guerra, si producesse una forma d’arte così legata alla sperimentazione occidentale. Ma chi lavora con l’arte riesce a creare delle zone autonome del pensiero. Il primo canale tv curdo è stato aperto nel 1991 e negli anni successivi, nelle scuole e nell’ambiente d’arte, si è sperimentato il video creativo. In I am similar to my father, Rozhgar Mustafa compone e scompone i tasselli della propria personalità con altrettante sequenze in cui dice cose diverse, fino a quando tutti i suoi doppi parlano in coro.

Minimale, didattica, concettuale, attivista, femminista, memorizzante, astratta, sociale, la videoarte curda si presenta con qualità molteplici”.

Tematica femminista in Plastic Women, dove la stessa autrice organizza discussioni politiche e una sfilata di manichini femminili per affermare la presenza delle donne nelle riunioni. Poshia Kakil in Moschea, ragazza e fisarmonica mostra una ragazza vestita di rosso che suona un’armonica passeggiando davanti a una moschea in una piazza affollata, un comportamento pieno di messaggi libertari. Rebeen Hamarafiq in Work number one riprende filtri di sigarette nelle varie città di un viaggio da Sulaymaniyah a Londra, mentre Sherwan Fateh in Eraser mostra l’autore che gira per le scuole scambiando con i bambini gomme nuove in cambio di gomme usate: l’errore è necessario nell’apprendimento e questo deve diventare la logica della didattica, sembra dire. Minimale, didattica, concettuale, attivista, femminista, memorizzante, astratta, sociale, la videoarte curda si presenta con qualità molteplici. E il contrasto con la realtà, al centro dei conflitti del Medio Oriente, riesce a produrre una riflessione sul privato/pubblico che fa meditare sulla capacità di resistenza di una cultura vitalissima. I lavori video realizzati da artisti e creativi curdi dimostrano la comunicazione di segni e concetti che viaggiano sui linguaggi d’arte attraverso i confini e le culture. Forse possono nascere idee nel campo dell’arte europea per comunicare e aiutare? Non sarebbe certo la prima volta.

– Lorenzo Taiuti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #52

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).