Una mostra alla Fondazione Izolyatsia a Kiev riflette sul lavoro culturale. Con tanta Italia

A curarla Alessandra Troncone e Kateryna Filyuk con tanti artisti italiani che ragionano sul concetto di flessibilità

Paolo Patelli, Giulio Squillacciotti, Giuditta Vendrame SHORE LEAVES (The Netherlands, 2018) Two-Channel Video Installation - 19’35” 4K Video - 1.33:1 - Color – Silent Courtesy the artists
Paolo Patelli, Giulio Squillacciotti, Giuditta Vendrame SHORE LEAVES (The Netherlands, 2018) Two-Channel Video Installation - 19’35” 4K Video - 1.33:1 - Color – Silent Courtesy the artists

Della Fondazione Izolyatsia abbiamo parlato più volte. Nel 2012 eravamo a Donestk in Ucraina a intervistare Luba Michailova l’imprenditrice, fondatrice dello spazio. Due anni dopo annunciavamo con rammarico lo “sfratto” dell’iniziativa culturale dalla città natale, a seguito della travagliata storia politica che ha interessato il paese e la distruzione delle opere site specific realizzate in collaborazione con la Galleria Continua, da parte dei separatisti ucraini. Fino alla riapertura a Kiev e lo sbarco a Venezia in occasione della Biennale nel 2016. Una storia complicata che non ha fermato però le attività della fondazione.

LA MOSTRA A KIEV

Una storia che continua anche oggi con la mostra che aprirà i battenti a Kiev il 13 settembre 2019, a cura di Alessandra Troncone e Kateryna Filyuk e che ancora una volta manifesta un forte legame tra le vicende di Izolyatsia e l’arte italiana. Non solo per la chiara origine di una delle due curatrici, ma anche per il coinvolgimento di un parterre di artisti provenienti dallo Stivale. Il progetto, intitolato The Corrosion of Charachter (l’uomo flessibile), dal famoso saggio di Richard Sennet sul tema della flessibilità (in tema di lavoro ovviamente), invita infatti Diego Cibelli, Antonio Della Guardia e Paolo Patelli, Giulio Squillacciotti e Giuditta Vendrame, insieme ai colleghi Egor Anzygin, Yevgenia BelorusetzNikita Liskov, Oleksiy Sai.

IL LAVORO CULTURALE

“La sede attuale di Izolyatsia e i suoi spazi espositivi si trovano in un’area dove convivono un cantiere navale e uno spazio molto ampio destinato al co-working per freelancer che lavorano nell’industria culturale e creativa”, ci spiega la curatrice Alessandra Troncone. Mentre il primo presenta ovviamente la routine degli orari fissi, il secondo invece richiede quella flessibilità che oggi ha modificato non solo i ritmi della vita professionale, ma anche la storia privata di tutti noi. Gli artisti (con il supporto della Quadriennale di Roma, dell’Ambasciata di Italia e dell’IIC di Kiev), riflettono su queste tematiche e su tale discrimine con una serie di interventi site specific di cui vi mostriamo le immagini.

-Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.