Inaugurato pochi giorni fa nell’ex Hôtel Montcalm, l’Hôtel des collections amplia l’offerta espositiva di MO.CO. Montpellier Contemporain, il polo museale francese dedicato agli esiti creativi più recenti.

Da sempre crocevia di culture mediterranee, Montpellier, pur conservando un’aria demodée, si apre con decisione all’arte contemporanea, dedicandovi edifici storici appositamente recuperati e restaurati. Alla Panacée ‒ aperta nel 2013 in un ex stabilimento farmaceutico ‒ si affianca adesso il Montcalm Hôtel, ricavato da una residenza aristocratica del 1816. Il museo, diretto da Nicolas Bourriaud, non avrà una collezione permanente, ma ospiterà collezioni pubbliche e private internazionali, con una programmazione sempre diversa e stabilmente legata alla contemporaneità.

TEMPO E SPAZIO

Per la mostra inaugurale, è di scena dal Giappone una selezione di artisti concettuali della collezione Ishikawa: Distance intime non è un percorso cronologico, ma un territorio da esplorare, a tratti alieno e inquietante, a tratti onirico, fra video arte, installazioni, fotografia. Linguaggi sperimentali sviluppati da venti artisti da tutto il mondo, sull’arco temporale degli ultimi quattro decenni. Una collezione che, nella sobrietà delle opere ‒ mai spettacolari o eccessive nei toni, e sempre intime, silenziose, meditative ‒, rivela l’approccio giapponese verso l’arte contemporanea, approccio che rispecchia il carattere oscuro di una cultura legata alla morte e all’introspezione. Una tensione costante fra storia e individuo, con quest’ultimo proiettato sullo sfondo delle vicende globali.
Il collage di cartoline di On Kawara, I got up (1978), che riportano scritto il solo titolo dell’opera, sono micro testimonianze dello scorrere della vita, dell’inizio e della fine delle giornate, sullo sfondo delle grandi città del mondo. I sacri torii che delimitano santuari shintoisti, fotografati da Shitamichi Motoyuki nei territori asiatici occupati dal Giappone negli Anni Trenta, aprono la riflessione sul concetto di confine, di appropriazione dello spazio in nome di qualcuno o qualcosa, che influenza la vita di milioni di individui. E ancora, dalla diaspora vietnamita del 1978 vissuta in prima persona da Dahn Vo (raccontata da un ironico collage di simboli dell’American Dream), alla gabbia di vetro di Gerhard Richter che simboleggia la natura transitoria dell’esistenza e il relativismo che l’accompagna, la mostra si dipana come un percorso assai complesso, poco leggibile in prima battuta, e che rappresenta una sfida rischiosa ma coraggiosa, in una città come Montpellier, ancora legata alla cultura della tradizione camargica.

Distance intime, Chefs d'oeuvres de la collection Ishikawa, installation view at MO. CO ‒ Hôtel des collections, Montpellier, 2019. Photo Marc Domage
Distance intime, Chefs d’oeuvres de la collection Ishikawa, installation view at MO. CO ‒ Hôtel des collections, Montpellier, 2019. Photo Marc Domage

SULLA STRADA

A ribadire la volontà di aprire la scena artistica di Montpellier all’Europa e al mondo, la Panacée ospita La rue. Où le monde se crée, già concepita per il MAXXI e riallestita in Francia in collaborazione con il team curatoriale del museo romano. Nel concept della mostra, la strada è il punto di partenza per riflessioni artistiche sul filo conduttore del ragionamento sulle dinamiche umane, da quelle semplici della quotidianità a quelle più consistenti dell’impegno politico; un argomento che si presta anche alla retrospettiva, al punto di vista del documentario, e pertanto prevalgono in mostra lavori fotografici e video: dal diaporama di Chen Shaoxiong, che rielabora decine di scatti di manifestazioni da tutto il mondo degli ultimi trent’anni, alle proteste popolari in Libano del 1982 nel video di Yael Bartana. Ma la strada, per citare indirettamente Fellini, è anche il luogo della magia, dell’imprevedibile, del bizzarro, del grottesco: i collage di Marinella Senatore raccontano l’importanza dei canti e delle danze improvvisate nell’unire i manifestanti: performance e teatro s’incontrano nelle rivendicazioni politiche. Valutando la strada da un punto di vista strettamente artistico, la striscia a fumetti ideata da Liu Qingyuan ripercorre alcuni dei gesti artistici più clamorosi e rivoluzionari del Novecento, che hanno portato l’arte nella strada. Con una visione più poetica, nella sua installazione La strada di Roma, Jimmie Durham realizza un ready made che riproduce un’antica via romana: a ribadire la solennità del concetto, la sua storia millenaria, i collegamenti che ne sono nati, metafora del più lungo e vasto cammino dell’umanità.

Niccolò Lucarelli

Montpellier // fino al 29 settembre 2019
Distance intime. Chefs-d’oeuvre de la collection Ishikawa
MO.CO. HÔTEL DES COLLECTIONS
13 rue de la république
www.moco.art

Montpellier // fino al 18 agosto 2019
La rue. Où le monde se crée
MO.CO. PANACÉE
14 rue de l’Ecole de Pharmacie
www.moco.art

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.