Hilton London Bankside. Bompas & Parr in versione vegan

L’Hilton London Bankside offre ai suoi ospiti una alternativa vegan: una suite cruelty-free progettata dallo studio Bompas & Parr.

Bompas & Parr, Hilton London Bankside, vegan room. Photo credit Hilton Bankside
Bompas & Parr, Hilton London Bankside, vegan room. Photo credit Hilton Bankside

Curata da Maria Cristina Didero, la mostra Vegan Design – Or the Art of Reduction ha segnato il debutto sulla scena internazionale del designer israeliano Erez Nevi Pana. Accadeva alla Milano Design Week 2018, quando la personale del progettista sollevava, nell’ambito di una kermesse dalla nota natura commerciale, quesiti sulle potenzialità inespresse dei materiali e sulle modalità di progettazione, proponendo progetti esito di cicli produttivi dai quali erano stati esclusi elementi di origine animale.
A oltre un anno di distanza da quella pionieristica esperienza, le connessioni tra il design, inteso in tutte le sue declinazioni, e la filosofia cruelty-free sembrano essersi intensificate.
Dal Regno Unito ‒ dove ogni anno sono assegnati i PETA Vegan Homeware Awards, esito del contest con cui la fondazione britannica PETA UK – People for the Ethical Treatment of Animals premia gli oggetti realizzati nell’assoluto rispetto degli animaliarrivano le immagini della prima suite vegana al mondo. Gli ospiti dell’Hilton London Bankside possono ora scegliere di soggiornare nella stanza progettata dallo studio Bompas & Parr, il cui team creativo multidisciplinare comprende designer, ingegneri, artisti, cuochi, psicologi e perfino cineasti.

UNA SUITE CRUELTY-FREE

Riconosciuto a livello globale come “leading expert in multi-sensory experience design”, ha curato la progettazione di una camera d’albergo interamente vegetale. Pellami, piume e lana? Restano fuori dalla porta della suite, sostituiti con materiali innovativi, di esclusiva origine veg. Per il relax e il riposo notturno si può contare su cuscini con imbottitura in grano biologico, miglio o fibre di bambù; per il rivestimento del divano, collocato nel living della suite, così come per la tessera magnetica, è stato impiegato l’innovativo Piñatex. Si tratta di una “pelle” ricavata dalle fibre di cellulosa dell’ananas, frutto scelto da Bompas & Parr anche per il suo “potere evocativo”: fece la sua prima comparsa nella capitale inglese sui banchi del vicino Borough Market. Suggestioni botaniche hanno guidato la mano dell’artista Emily Potter, autrice delle decorazioni dell’alta testiera che adorna la stanza da letto matrimoniale. Ovviamente i prodotti adottati per la pulizia giornaliera della suite sono anch’essi cruelty-free; a disposizione degli ospiti solo dotazioni beauty, bevande e snack vegani.

Bompas & Parr, Hilton London Bankside, vegan room. Photo credit Hilton Bankside
Bompas & Parr, Hilton London Bankside, vegan room. Photo credit Hilton Bankside

HÔTELLERIE VEGAN

Se da un lato l’apertura della suite può essere interpretata quasi come una provocazione, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di un unicum all’interno di una struttura alberghiera tradizionale, dall’altra testimonia come sia in corso una sorta di superamento dei confini fin qui associati al veganesimo. Dopo aver stimolato il mondo della ristorazione, con l’apertura di locali dedicati e adattamenti dei menu proposti negli hotel, con proposte in linea con le esigenze di questa clientela, potrebbe ora essere la volta del design e della progettazione architettonica. Sapranno tuttavia fare la loro parte, offrendo a quanti abbracciano questa scelta di vita risposte e soluzioni coerenti e soddisfacenti? L’esplorazione del territorio dell’hôtellerie vegan è appena iniziata. E potrebbe riservare sorprese.

Valentina Silvestrini

http://bompasandparr.com/
www.hilton.com/london

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.