Notre-Dame base di lancio spaziale. La provocazione di Sebastian Errazuriz

Sebastian Errazuriz trasforma Notre-Dame in una base di lancio per razzi spaziali. Una risposta ironica al diluvio di proposte di restauro“creativo” sfornate in questi mesi dagli studi di architettura di tutto il mondo. Nel frattempo, il Senato francese frena la proposta del Governo di lanciare un concorso di architettura, chiedendo una ricostruzione fedele.

Sebastian Errazuriz, Notre Dame
Sebastian Errazuriz, Notre Dame

Da quella tragica sera del 15 aprile, quando la cattedrale di Notre-Dame, uno dei monumenti più amati e celebri al mondo, prese improvvisamente fuoco, le proposte per la sua ricostruzione sono state innumerevoli. Il dibattito, come sempre avviene in questi casi, vede da un lato i sostenitori della tradizione, che chiedono a gran voce un ripristino fedele delle strutture distrutte (e su questo si è espresso favorevolmente il Senato transalpino) e dall’altro la frangia più aperta alla sperimentazione, che auspica un intervento contemporaneo, magari firmato da un grande architetto. Se non sono mancati i progetti interessanti, che cercano di mantenere l’identità della chiesa pur inserendo elementi nuovi – come ad esempio l’uso del vetro per la copertura – tanti hanno trasformato l’occasione in una specie di gara per l’idea più visionaria e assurda. Lo studio parigino NAB, ad esempio, ha pubblicato dei render in cui si vede il livello più alto della chiesa trasformato in una serra e la guglia in una casa per le api, mentre gli svedesi di Ulf Mejergren Architects hanno addirittura proposto una piscina pubblica sul tetto. Il francese Vincent Callebaut si è spinto più oltre di tutti, immaginando un tetto capace di produrre energia e di ospitare una grande fattoria acquaponica per la produzione autoctona di pesce e verdura.

PISCINE, SERRE E RAMPE DI LANCIO

Divertito da questa strana gara verso la soluzione più improbabile, l’artista e designer cileno Sebastian Errazuriz ha deciso di pubblicare su Instagram una serie di rendering in cui sul tetto di Notre-Dame c’è una base spaziale per il lancio dei missili. Il missile, naturalmente, è della stessa altezza della vecchia guglia. “Questa non è una proposta seria per la ricostruzione”, scrive l’artista, “è un atto di esagerazione creativa che vuole mettere in ridicolo tutti gli studi di architettura che si aggirano come rapaci sulla carcassa di Notre-Dame con la loro idea per il nuovo tetto”. Errazuriz ha anche ammesso di essere stato tentato di proporre un design vero (tra gli artisti ricordiamo la dichiarazione di interesse del belga Wim Delvoye), ma di essere arrivato alla conclusione che la scelta migliore per la chiesa sarebbe di non fare nessun lavoro di restauro: “il tetto di Notre-Dame dovrebbe essere lasciato incompleto. Aperto al cielo, alla pioggia e alle condizioni atmosferiche. Come i monumenti malconci di Roma o della Grecia, anche la Francia dovrebbe abbracciare la propria storia e mostrare con orgoglio la nuova ferita”, spiega.

IL DECRETO SUL RESTAURO

Nel frattempo, però, mentre nella comunità artistica e architettonica il dibattito si fa ancora più acceso, notizie deprimenti arrivano da Parigi: il Senato ha infatti approvato il decreto sul restauro, che prevede il completamento entro il 2024, anno delle Olimpiadi, aggiungendo una clausola che obbliga al ripristino fedele delle sembianze della chiesa prima dell’incendio, senza alcun margine di interpretazione. Si tratta di un deciso colpo d’arresto al Governo, che aveva annunciato un concorso internazionale di architettura per vagliare nuove idee, ma considerati gli emendamenti al provvedimento, questo dovrà essere ridiscusso con l’Assemblea Nazionale prima della sua definitiva approvazione.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.