Tappa a Ginevra per un nuovo itinerario alla scoperta dei musei svizzeri. Stavolta è il Musée d’Art et d’Histoire a schiudere le porte.

Aperto nel 1910, il MAH deve la sua esistenza alla passione e alla tenacia di un gruppo di collezionisti e amanti dell’arte che hanno lottato per fondare un’istituzione che raccogliesse le numerose collezioni d’arte e di storia donate nel corso degli anni alla Città di Ginevra. Oggi il museo accoglie visitatori da tutto il mondo, organizza regolarmente mostre nei suoi vari siti, incoraggia la ricerca accademica, offre un ricco programma educativo e mantiene un programma di pubblicazione dinamico, compresa la sua rivista scientifica annuale di nuova nascita. Alla fine del 2018, la maggior parte delle collezioni sono state trasferite in nuovi depositi nel centro di Ginevra e una squadra speciale sta portando avanti l’inventario delle proprietà del museo avviato nel 2015. I prossimi anni saranno dedicati alla realizzazione di un nuovo progetto di rinnovamento e ampliamento che consentirà al MAH di mettere adeguatamente piede nel XXI secolo” (Jean-Yves Marin, direttore).
Un acronimo facile da ricordare ma un fraintendimento in agguato: il MAH di Ginevra non è un museo, bensì una costellazione formata da un sole centrale – il Musée d’Art et d’Histoire – e da quattro pianeti che gli girano intorno, due interni (il Cabinet d’Arts Graphiques e la Bibliothèque d’Art et d’Archéologie) e due esterni: il Musée Rath, ospitato dal 1986 all’interno della più antica dimora privata di Ginevra, d’epoca medioevale, dedicato alla città e alla sua vita quotidiana (da non perdere, il Relief Magnin, strabiliante plastico ottocentesco dell’agglomerato urbano, realizzato prima che le fortificazioni venissero abbattute a metà del XIX secolo); e la Maison Tavel, sede di alcune delle mostre temporanee del MAH e, con la sua data di apertura fissata al 1826, uno dei primi edifici europei nati con l’esplicita destinazione di luogo adibito all’esposizione di opere d’arte.
Tornando alla sede centrale, è un museo enciclopedico quello che ci si appresta a visitare.
Si tratta infatti di un patrimonio che consta di qualcosa come 650mila oggetti – e quest’ultimo termine sta a indicare l’orizzonte ampio delle sue collezioni, che non si limitano a pur notevoli raccolte di opere d’arte, con nuclei rilevanti di Corot, Vallotton, Hodler, ma risalgono nei secolo e nei millenni, fino alla preistoria, passando per Romani, Greci ed Etruschi, senza dimenticare le civiltà del Medio Oriente. Allo stesso modo, ampio è lo spettro dei manufatti esposti, che comprende una impareggiabile collezione di numismatica e un generoso spazio consegnato all’arte applicata. Senza dimenticare il contemporaneo: perché qui si parte da 15mila anni fa e si arriva a John M Armleder.
Nota di merito in conclusione: il MAH ha avuto e ha tuttora l’onore e l’onere di salvare dalla distruzione patrimoni dell’umanità messi in pericolo dalla follia dell’umanità stessa. È successo durante la Guerra civile spagnola (la mostra sui Capolavori dal Museo del Prado portò al museo, nel 1939, ben 400mila visitatori) e succede oggi con 530 reperti archeologici provenienti da Gaza. Motivo in più per visitarlo senza attendere il “rinnovamento e ampliamento” che ci ha annunciato il direttore.

MAH. Photo © Remy Gindroz
MAH. Photo © Remy Gindroz

L’ARCHITETTURA. MARC CAMOLETTI

Costruito tra il 1903 e il 1910 su progetto dell’architetto ginevrino Marc Camoletti, il MuseÏe d’Art et d’Histoire occupa un lotto di forma quadrata a est del centro storico della città svizzera, a pochi passi dalla Cattedrale. La sua nascita è espressione della volontà di raccogliere in una sede unica, funzionale e monumentale, tutte le collezioni che all’inizio del XX secolo risultavano essere di proprietà pubblica. Disposta attorno a un cortile centrale, accessibile tramite una passeggiata coperta e caratterizzato dalla presenza dal lapidario medievale e dal lapidario antico, la struttura museale si impone sul fronte urbano per le poderose facciate, ritmate da un susseguirsi costante di colonne, sormontate da capitelli, ed eleganti vetrate. L’enciclopedica collezione è distribuita su circa 7.000 mq di spazi espositivi e su cinque livelli, due dei quali sotterranei. L’impostazione museografica rispetta un criterio di tipo tematico, con le raccolte archeologiche – tra cui la più importante collezione di antichità egizie dell’intera Svizzera – che occupano i piani interrati. All’eterogeneità delle opere esposte corrispondono diversi codici sul fronte dell’allestimento, mentre negli spazi di connettivo a conquistare lo sguardo sono alcune soluzioni maestose, chiara testimonianza del gusto di inizio Novecento.

Marco Enrico Giacomelli e Valentina Silvestrini

http://institutions.ville-geneve.ch/fr/mah/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48 – Speciale Svizzera 2019

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.