È del tutto ovvio che i “turisti” di Cattelan prima o poi dovessero approdare a Vienna, città molto ben attrezzata nella proficua industria dell’accoglienza, purché ogni ospite possegga il contrassegno di origine certificata e garantita.

“Turisti” non per caso, o piuttosto diplomatici missionari dell’arte. Sono i quindici piccioni imbalsamati e immortalati nei loro più tipici atteggiamenti, ospiti per alcuni mesi del Theseustempel (Tempio di Teseo), un tipico monumento neoclassico posto nel Volksgarten, giardino silenzioso e ben curato al centro di Vienna. L’installazione è opera di Maurizio Cattelan (Padova, 1960), che per l’occasione si è servito di esemplari di sua creazione, già protagonisti – con titolo Turisti, appunto – di una storica Biennale di Venezia di cui ora essi evocano il ricordo in un nuovo contesto e un’inedita esperienza tra solitudine e vuoto.
L’opera originaria fu concepita sul finire dello scorso secolo, precisamente per l’evento veneziano del 1997, diretto da Germano Celant. Si racconta che a Cattelan l’ispirazione di un’affollata installazione – 200 piccioni imbalsamati – venne dopo essere stato invitato a visitare il Padiglione Centrale dei Giardini al fine di allestirvi un lavoro site specific. Trovando, nel disordine generale, le varie sale invase da piccioni, il commento umoristico dell’artista fu che tali uccelli sono le uniche creature che per numero superano i turisti nell’affollare Venezia: turisti anch’essi, in definitiva, nel contesto di uno scenario storico-artistico. Per la stessa ragione, lo sono gli esemplari ora in missione a Vienna, stazionando all’interno di un monumento architettonico dalla vistosa presenza simbolica. Sono posizionati qua e là sull’alto cornicione perimetrale sottostante la volta a botte della cella, l’unica grande aula del tempio, spoglia e solenne, divenuta la meta di un insolito pellegrinaggio.

Maurizio Cattelan, Installazione nel Theseustempel (2019, dettaglio), da Turisti (1997), Collezione Prada, Milano
Maurizio Cattelan, Installazione nel Theseustempel (2019, dettaglio), da Turisti (1997), Collezione Prada, Milano

IL TEMPIO DI TESEO

Il Theseustempel, leziosamente imbiancato all’esterno in uno smagliante stucco lustro, ricalca in scala ridotta l’omonimo originale ateniese, conservandone la pianta periptera con colonne doriche. Fu edificato tra il 1819 e il 1823 su progetto dell’architetto Peter von Nobile per accogliere un grande gruppo marmoreo di Antonio Canova sul tema dell’eroico gesto di Teseo nell’atto di uccidere il Minotauro, mitologico mostro, causa di profondo turbamento sociale nell’isola di Creta. Solo che, sul finire dell’Ottocento, la scultura fu rimossa e trasferita nel vicino Kunsthistorisches Museum, lasciando vuoto il tempio. Ma, a partire dal 2012, è intervenuto a rivitalizzarlo un programma d’arte contemporanea sotto la direzione e la cura di Jasper Sharp, ospitandovi nomi di spicco internazionale che si susseguono nel proporre ciascuno una singola opera indicativa della propria produzione.
Volume dal carattere austero, il tempio compare retoricamente al centro di un’oasi urbana verdeggiante, il Volksgarten appunto, circondato a debita distanza da palazzi del potere moderno come quello della Presidenza austriaca all’interno della Hofburg, essa stessa residenza storica dell’ex potere imperiale, e del Cancellierato, ma anche dal Parlamento e dalla Rathaus, sede del comune di Vienna.

Theseustempel (Facciata), Volksgarten, Vienna
Theseustempel (Facciata), Volksgarten, Vienna

CATTELAN E IL VUOTO

Tra arte, potere politico, richiamo del mito e del classicismo, l’installazione viennese di Cattelan vive sospesa all’interno di uno spazio nudo, silenzioso, anacronistico, privato ormai di una trascendenza propria. In realtà la simulata vividità dei “turisti” arriva a instaurare un rapporto di convivenza dialettica con l’ampio contenitore vuoto. Con uno sguardo retrospettivo, c’è da notare come per Cattelan il “vuoto” sia, e resti, un elemento congeniale al suo gioco immaginario, fino all’esaltazione: un amor vacui, se non addirittura un richiamo ancestrale. Trascurando molti contesti, non era per caso tutta sospesa vertiginosamente nel vuoto ellittico del Guggenheim Museum di New York la somma poetica dell’artista in quel suo estremo, eclatante, atto di congedo volontario dall’arte? Ovviamente sì, sospesa nel vuoto, e aggrappata all’ironia di un “addio” simulato. Una “illusione della fine”, per dirla alla maniera di Jean Baudrillard.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 6 ottobre 2019
Maurizio Cattelan
THESEUSTEMPEL
Volksgarten
www.khm.at

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AutoreMaurizio Cattelan
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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.

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