A ottant’anni dalla Retirada il museo ex macello Les Abattoirs ripercorre il ruolo di Tolosa dopo la seconda Guerra Civile Spagnola. A partire dall’esilio di Picasso.

Cosa ha significato per Pablo Picasso vivere e lavorare confinato in Francia durante il franchismo? Come viene affrontato oggi dagli artisti il tema dell’espatrio? La mostra che prova a rispondere a queste domande si distribuisce sui tre piani del museo occitano Les Abattoirs.
Il percorso comincia dal seminterrato con la monumentale Deposizione del Minotauro in costume di Arlecchino che l’artista andaluso donò alla ville rose francese e per cui il museo progettò un ambiente ad hoc, che introduce a fotografie, disegni e dipinti di sua mano e di autori che lo influenzarono, tra cui Luis Buñuel. Si passa poi a reinterpretazioni di Guernica e, raggiunto il pianterreno, a una serie di opere di nipoti, colleghi o amici contemporanei di Picasso (come Roberta González e Hans Hartung, che la sposò e visse con lei in un campo rifugiati), spesso riconducibili anche alla resistenza contro il regime di Franco.
Un repertorio fotografico illustra la dura permanenza nei campi profughi allestiti all’epoca in Francia.

Carlos Aires, Sweet Dreams (are made of this), 2016. Still da vidéo. Courtesy Carlos Aires © Adagp, Paris, 2019
Carlos Aires, Sweet Dreams (are made of this), 2016. Still da vidéo. Courtesy Carlos Aires © Adagp, Paris, 2019

GLI ARTISTI CONTEMPORANEI E L’ESILIO

La sezione contemporanea della mostra si divide in due: una parte raccoglie opere connesse al tema dell’esilio, mentre ¡Dulces Sueños! (un riferimento a Il sonno della ragione genera mostri di Francisco Goya) ospita una selezione di artisti spagnoli, nativi o di origine latino-americana, socialmente impegnati. Al primo piano si viene accolti dal tango danzato da due poliziotti in tenuta antisommossa all’interno del Museo Cerralba sulle note di Sweet dreams (are made of this), che intitola anche il lavoro stesso: un video di Carlos Aires che provoca le forze armate, poiché in Spagna è vietato fotografare gli ufficiali di polizia, e dall’altro lato una strizzatina d’occhio alla sessualità liquida ‒ inizialmente, in Argentina, il tango veniva ballato da coppie di soli uomini. Procedendo, Esther Ferrer ci osserva dai suoi autoritratti composti da due metà del viso, ognuna congelata su pellicola in due anni diversi tra il 1981 e il 2014: la vita stessa è un passaggio, siamo tutti degli esiliati.
Chiude la visita ORDER. Act III. Dinner at The Dorchester del collettivo Democratia, altro video dove, durante una cena londinese cui sono invitati esponenti dell’alta finanza, gli ospiti vengono allietati dal canto operistico della cameriera (un soprano) che critica con violenza il capitalismo, tutto mentre ignorano di essere ripresi.
La sezione si lega ad altre esposizioni sparse in tutta la regione sotto il titolo Je suis né étranger.

Lucia Grassiccia

Tolosa // fino al 25 agosto 2019
Picasso et l’exil
LES ABATTOIRS
76 allées Charles-de-Fitte
www.lesabattoirs.org

Dati correlati
AutorePablo Picasso
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Lucia Grassiccia
Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Dopo una formazione tecnico-linguistica ha studiato presso l’Accademia di belle arti di Catania, dove ha contribuito a fondare e dirigere un webzine sperimentale (www.hzine.it) gestito da un gruppo di allievi dell’accademia. Per hzine ha svolto principalmente attività di giornalista, titolista, editing. Dal 2008 scrive saltuariamente per il quotidiano web locale Nuovascicli Ondaiblea, soprattutto recensioni su libri e mostre. Nel 2010 inizia la collaborazione con Exibart che a breve si sospende e prosegue con la redazione di Artribune. Cura saltuariamente i testi critici per alcune associazioni e gallerie (vedi The White Gallery, Milano). Nel 2013 pubblica il romanzo ebook Elevator (Prospero Editore) e inizia a collaborare occasionalmente con la rivista Look Lateral. Nello stesso anno completa gli studi in arteterapia clinica presso la scuola Lyceum Vitt3. Attualmente vive a Milano.

LEAVE A REPLY