Alla Kunsthal Charlottenborg di Copenaghen va in mostra un’indagine sulla “questione europea” veicolata da un gruppo di artisti contemporanei.

Nell’ultimo biennio l’Europa e la “questione europea” hanno riempito buona parte del dibattito sociopolitico continentale, fra uscite annunciate e violente accuse. L’emergenza migranti ha contribuito ad acuire le tensioni fra gli Stati membri, ma non mancano anche problematiche interne legata principalmente all’occupazione. Una collettiva riflette sull’opportunità di mantenere in vita l’Unione Europea; una mostra installativa, colorata, concettuale, capace di colpire al cuore il pubblico, affrontando la complessa tematica europea da punti di vista di stretta attualità.

EUROPA, SÌ O NO?

Documenti e manifesti diventano essi stessi elementi di un percorso artistico cui forniscono la base concettuale; si comincia con l’Europa raccontata nella sua essenza, semplicemente lasciando a disposizione del pubblico migliaia di copie della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, a suo modo quasi un’installazione, impilata in un angolo della sala. Dall’altro lato, la negazione di quest’essenza, ovvero i manifesti contrari alla ratifica del Trattato di Maastricht apparsi in Danimarca nel 1992. Una contrarietà che avrebbe potuto far saltare l’intero accordo, poiché era richiesta l’unanimità degli Stati membri, e che creò un clima molto simile a quello della Brexit. In realtà, nel referendum del 1993 il popolo danese si pronunciò in maggioranza per l’adesione al trattato. Un cambiamento di opinione che sembra ripetersi in Gran Bretagna, dove le manifestazioni contro l’uscita dall’Unione si sono moltiplicate e l’opinione pubblica sembra adesso esprimere una maggioranza europeista; i manifesti delle manifestazioni anti-Brexit, così come l’installazione di colorate T-shirt realizzata da Jeremy Deller, restituiscono questa atmosfera. Tuttavia, l’impressione è che la mostra, su questo tema delicato e incerto, si lasci trascinare dalla demagogia, senza interrogarsi sulle possibili ragioni di chi sostiene la Brexit. Un’interpretazione imparziale del momento storico sembra fornirla Olafur Eliasson, la cui insolita “bussola” pende dal soffitto della sala richiamando la necessità di sapersi orientare, una metafora in vista delle imminenti, incertissime, elezioni europee. All’altro capo, il dichiaratamente europeista Wolfgang Tillmans espone un’installazione con il materiale di propaganda delle campagne pro-Europa da lui ideate, a cominciare da quella che esorta gli inglesi a votare contro la Brexit.

Sara Jordenö, Diamond People, 2016. Installation view, Europa Endlos, Kunsthal Charlottenborg, 2019. Courtesy Sara Jordenö. Photo Anders Sune Berg
Sara Jordenö, Diamond People, 2016. Installation view, Europa Endlos, Kunsthal Charlottenborg, 2019. Courtesy Sara Jordenö. Photo Anders Sune Berg

STORIE EUROPEE

La necessità di mantenere l’unità europea non significa che il quadro sia tutto positivo. Ad esempio, l’autorità dell’UE non riesce a intervenire in maniera efficace per risolvere problematiche legate alla cruciale questione del lavoro. Sara Jordenö, ricercatrice e documentarista svedese, ha realizzato Diamond People sulle conseguenze della chiusura di una fabbrica di diamanti sintetici nella cittadina svedese di Robertsfors, raccontate da chi vi ha lavorato. Una storia sugli effetti della globalizzazione non sempre controllata all’interno della realtà europea, narrata dagli ex dipendenti e dai loro familiari.
Storie, luoghi, volti europei, negli scatti di Jimmie Durham e del duo Fischli & Weiss; il primo ha realizzato, nel corso degli anni, In Europe, un reportage che, fra l’anonimo e l’iconico, cerca di riassumere la portata del significato dell’essere europei; in 39 fotografie, la maggior parte istantanee, Durham documenta luoghi noti e meno noti, interessanti o anonimi, nel modo in cui un turista qualsiasi documenterebbe il suo “essere qui”. Un diario per immagini che ha sullo sfondo una sola domanda: che significato ha la parola Europa?
Invece, gli svizzeri Peter Fischli e David Weiss hanno fotografato centinaia di aeroporti durante i loro viaggi nel mondo: in mostra, scatti da quelli di Amsterdam, Berlino e Londra, visti come porte di accesso o di uscita per e dall’Unione Europea; vastissime aree di attesa dove per qualche ora si è “cittadini senza patria”.

Wolfgang Tillmans, Various political campaign posters, 2016-19. Installation view, Europa Endlos, Kunsthal Charlottenborg, 2019. Courtesy Between Bridges. Photo Anders Sune Berg
Wolfgang Tillmans, Various political campaign posters, 2016-19. Installation view, Europa Endlos, Kunsthal Charlottenborg, 2019. Courtesy Between Bridges. Photo Anders Sune Berg

I DIRITTI UMANI

I recenti cambiamenti nelle politiche d’accoglienza da parte dell’Unione Europea hanno fatto sorgere preoccupazione per eventuali violazioni dei diritti umani. Su questi riflette Monica Bonvicini con Scale of Things (to come), installazione scultorea che riproduce una sezione di un anfiteatro greco dove gli spettatori siedono su file simili a scale, disposte attorno a un palcoscenico; metafora dell’agorà greca, embrione di cittadinanza e democrazia. Principi oggi forse in discussione, come spiega il titolo che suggerisce l’idea di un futuro indefinito, dell’attesa di uno scenario di là da venire che tutto lascia in sospeso, un po’ come il pubblico che, salendo le gradinate, non è protetto da ringhiere o appigli, ma semplicemente deve procedere in equilibrio. Quasi navigando a vista.
Un’ottica simile caratterizza il lavoro di Daniil Galkin, la cui installazione richiama il delicato tema dell’apertura delle frontiere; i tornelli posti nella sala costringono il pubblico ad attraversarli per proseguire nella visita della mostra. E per un istante si prova la claustrofobica, sgradevole sensazione di essere circondati da barriere che possono condizionare il cammino.

Niccolò Lucarelli

Copenaghen // fino all’11 agosto 2019
Europa Endlos
KUNSTHAL CHARLOTTENBORG
Nyhavn 2
1051 København K
https://kunsthalcharlottenborg.dk/en

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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