Alfred Ehrhardt, il filosofo del Bauhaus

Alfred Ehrhardt Stiftung, Berlino ‒ fino al 18 aprile 2019. Nel centenario del più importante movimento modernista tedesco, una mostra a cura di Stefanie Odenthal e Christiane Stahl riscopre uno dei protagonisti più originali del movimento, che alla pittura alternò l’interesse per la grafica, il cinema e la fotografia. 120 dipinti, disegni e lavori grafici, per la maggior parte mai esposti prima al pubblico.

Alfred Ehrhardt, Gitarre, 1929 © Alfred Ehrhardt Stiftung
Alfred Ehrhardt, Gitarre, 1929 © Alfred Ehrhardt Stiftung

Noto al grande pubblico come fotografo e regista di documentari, Alfred Ehrhardt (Triptis, 1901 – Amburgo, 1984) fu anche un grafico e pittore che si unì al Bauhaus a Dessau, nell’inverno fra il 1928 e il 1929, in veste di allievo ma anche di assistente. Ebbe modo di conosce da vicino Josef Albers, Oskar Schlemmer, Wassily Kandinsky, Paul Klee, da cui assorbì idee e metodi, sui quali costruì una carriera che purtroppo ebbe breve durata.
La consacrazione arrivò nel 1931, con la personale al Kunstverein di Amburgo, ma fu l’unica della sua vita, poiché appena due anni dopo si chiuse la sua avventura con il Bauhaus, a causa dello scioglimento del gruppo. Osteggiato dal nazismo che lo accusava di deviazionismo bolscevico, la sua attività artistica divenne sempre più sporadica, ed Ehrhardt riuscì a rifarsi una vita soltanto nel dopoguerra, quando si affermò come fotografo e regista di apprezzati documentari culturali che ottennero più di un riconoscimento. E la pittura decise di lasciarsela alle spalle.

Alfred Ehrhardt, Abstrakte Komposition, s.d. © Alfred Ehrhardt Stiftung
Alfred Ehrhardt, Abstrakte Komposition, s.d. © Alfred Ehrhardt Stiftung

LA PITTURA DI ALFRED EHRHARDT

Nella concezione artistica di Ehrhardt, troneggia la ricerca della fisicità della pittura, attraverso un duplice punto di vista: del metodo e della forma. Circa il metodo, l’utilizzo della spatola o di pennelli a punta larga con cui stendere dense strisce di colore apporta una suggestiva nota di concretezza alle sue tele, su cui campeggiano prevalentemente figure geometriche o astratte, rivelando una certa comunanza con Kandinsky. Solo occasionalmente dipinge anche soggetti animali, ma in quelle forme semplificate che ricordano Paul Klee. Qualunque sia la fonte d’ispirazione, l’astrattismo di Ehrhardt riecheggia le tendenze del Bauhaus del primo periodo, quello legato a una trasposizione onirica e poetica del mondo naturale, con quello sguardo meravigliato che conferisce al dipinto un andamento quasi musicale. Una pittura alla ricerca di una dimensione sia fisica sia spirituale, incontro fra anima e materia, in un ideale universo fluttuante, specchio della controversa Europa fra le due guerre, in bilico fra speranza e disperazione.

Niccolò Lucarelli

Berlino // fino al 18 aprile 2019
100 years of bauhaus I: Alfred Ehrhardt – Painting, Drawing, Prints
ALFRED EHRHARDT STIFTUNG
Auguststr. 75
www.alfred-ehrhardt-stiftung.de

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.