Dalle tele di Mondrian agli abiti-scultura di Claude Lalanne, il Musée Yves Saint Laurent di Parigi celebra con un nuovo percorso espositivo il legame tra moda e arte nelle collezioni del couturier francese.

La moda è non soltanto lo specchio fedele di un’epoca, bensì anche una fra le espressioni plastiche più dirette della cultura umana”. Così Piet Mondrian descriveva la moda nel 1931, ignaro che trent’anni dopo un giovane couturier francese avrebbe trasformato le sue tele in abiti di jersey di lana, rendendole animate.
La collezione autunno-inverno 1965 di Yves Saint Laurent ispirata ai quadri del pittore olandese fu allora un successo internazionale e oggi è il cuore del nuovo percorso espositivo del Musée Yves Saint Laurent di Parigi, inaugurato lo scorso 12 febbraio.
Gli abiti ispirati al fondatore dei neoplasticismo furono concepiti e realizzati appena un mese prima dell’uscita della collezione, dopo un periodo di crisi d’ispirazione, grazie a un libro regalato dalla madre al giovane Yves (Piet Mondrian, Sa vie, son oeuvre).
La passione di Saint Laurent per l’arte era già nota, ma la scelta di declinare delle opere in creazioni di haute couture fu “rivoluzionaria”, come la definì lo stesso Women’s Wear Daily. “The best collection”, secondo il New York Times o, ancora, “l’abbigliamento di domani”, secondo Harper’s Bazaar: benché composta da solo 26 abiti sui 106 presentati in sfilata (una sorta di capsule collection ante litteram), la stampa mondiale fu concorde nel celebrare la collezione Mondrian.
Yves Saint Laurent aveva modificato i legami tra la moda e l’arte, definendo i principi di una nuova estetica, basata sulla semplicità dei tagli e la geometria delle linee, che sembrava anticipare quel vento di cambiamento culturale che di lì a breve sarebbe diventato il ’68.

SERGE POLIAKOFF

Oltre a Mondrian, il couturier dedicò una parte della collezione del ‘65 anche a Serge Poliakoff, un artista altrettanto determinante nella ridefinizione del suo stile. “Per me fare di un Mondrian o di un Poliakoff un abito è mettere le loro tele in movimento […] Poliakoff e Mondrian mi hanno insegnato la purezza e l’equilibrio”, affermava lo stilista. Tra gli abiti-tributo dedicati al pittore russo e alla sua cultura d’origine troviamo anche la famosa Babouchka, l’abito da sposa in tricot di lana bianca, un pezzo unico realizzato interamente a mano, ispirato al mondo delle matriosche.

Nuova presentazione delle collezioni. Musée Yves Saint Laurent, Parigi, secondo piano
Nuova presentazione delle collezioni. Musée Yves Saint Laurent, Parigi, secondo piano

UN NUOVO SGUARDO SULLE COLLEZIONI

Dopo l’esposizione dedicata a L’Asie rêvée, l’attuale percorso espositivo del museo parigino offre un’interessante rilettura dei grandi temi che hanno contraddistinto lo “stile Saint Laurent”: dallo smoking alle sahariane, dal trench coat alle jumpsuit, attraverso abiti, accessori, figurini, contributi video e rassegne stampa.
Il nuovo allestimento, pur conservando due punti fermi (l’accoglienza dei visitatori nei saloni della haute couture e la conclusione nello studio del creatore), ha integrato la storia delle collezioni con alcuni focus dedicati alle collaborazioni con altri artisti, come la scultrice Claude Lalanne e il fotografo Claus Ohm.
Yves Saint Laurent incontrò per la prima volta la coppia di scultori François-Xavier e Claude Lalanne alla fine degli Anni Cinquanta, quando lavorava ancora per Christian Dior. Ma sarà solo all’inizio degli Anni SEssanta che il couturier, insieme al compagno di vita e socio in affari Pierre Bergé, scoprirà il lavoro dei Lalanne presso la galerie J di Jeannine Restany, in occasione dell’esposizione Zoophites. Bergé e Saint Laurent rimasero affascinati dalle loro sculture, tanto da acquistare diverse opere per il loro appartamento di rue de Babylone.
La stima artistica favorì lo sviluppo di un’amicizia creativa, che trovò espressione, nel 1969, in una prima raffinata collaborazione tra lo stilista e Claude Lalanne per gli abiti-impronte della collezione autunno-inverno, contraddistinti da corazze antropomorfe in cuoio dorato, realizzate su calchi modellati dalla scultrice, alla cui forza e lucentezza si contrapponevano panneggi vaporosi e impalpabili di chiffon blu e nero d’ispirazione classica.
Questa fertile amicizia continuò durante gli Anni Settanta e Ottanta, in particolare per la realizzazione di bijoux-sculptures per l’alta moda, come broches, collier, turbanti e tiare d’ispirazione vegetale.

Lo studio di Yves Saint Laurent, dettaglio. Musée Yves Saint Laurent, Parigi
Lo studio di Yves Saint Laurent, dettaglio. Musée Yves Saint Laurent, Parigi

L’OBIETTIVO DI CLAUS OHM

Le creazioni di Saint Laurent sono state immortalate nel tempo dai più grandi fotografi di moda, come Helmut Newton, Guy Bourdin, David Bailey, Jeanloup Sieff e David Seidner, che hanno realizzato per la maison campagne pubblicitarie di grande successo. A questo genere fotografico sono state consacrate pubblicazioni ed esposizioni. Al contrario, le immagini dei défilé hanno raramente trovato un simile riconoscimento artistico, forse proprio per lo stile funzionale e descrittivo, lontano dal fascino evocativo della pubblicità.
Il museo, in questa nuova lettura delle collezioni, ha voluto quindi infrangere i tabù estetici di questo particolare genere fotografico, celebrando il talento e la sensibilità di Claus Ohm, che ha collaborato con la maison dal 1976 al 1997. Al suo obiettivo, infatti, si devono le fotografie dei défilé che rappresentano una preziosa fonte d’informazione per lo stesso archivio: un occhio attento, sensibile, puntuale, capace di restituire nei suoi primi piani la bellezza delle linee, la cura degli dettagli e l’emozione delle modelle che hanno incarnato lo stile Saint Laurent.

Oleg Sisi

Parigi // fino al 31 dicembre 2019
Nouvelle présentation des collections
MUSÉE YVES SAINT LAURENT
5, avenue Marceau
www.museeyslparis.com

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Oleg Sisi
Classe 1978, Oleg Sisi è un manager culturale, esperto in comunicazione istituzionale e di marca e pubbliche relazioni, residente a Parigi. Alla costruzione di partenariati e sistemi di rete per enti locali, nell’ambito di politiche di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale, ha alternato collaborazioni come project manager con università americane in Italia, istituti culturali e internazionali, per la realizzazione di programmi di alta formazione, scambi accademici e progetti di ricerca nel campo dell’arte e della moda. Laureato in storia del cristianesimo moderno e contemporaneo, il suo interesse per il rapporto tra liturgia e società si è trasformato nel tempo in uno studio della relazione tra rappresentazione del potere e comunicazione di massa, tra estetica e sociologia della moda.