Morto ad 86 anni Pierre Bergé. Imprenditore della moda e compagno storico di Yves Saint Laurent

Con Pierre Bergé se ne va un grande protagonista del mondo della moda, collezionista d’arte sensibile e attento, imprenditore geniale. Fu il compagno di una vita di Yves Saint Laurent.

Fondazione Yves Saint Laurent
Fondazione Yves Saint Laurent

La storia della couture non è fatta solo di grandi sarti e disegnatori, nulla sarebbe possibile senza le figure che, con un lavoro spesso invisibile al pubblico, rendono concreti i sogni di quei visionari capaci di inventare collezioni epiche come lo erano quelle di Yves Saint Laurent. Pierre Bergé, scomparso l’8 settembre 2017 a Saint Remy de Provence, è stato il compagno, fino al matrimonio celebrato nell’ultimo anno di vita, del supremo couturier francese, ma anche il socio e la mente imprenditoriale capace di creare e sostenere il genio anche quando rasentava la follia. Non c’è modo migliore per conoscere una delle storie d’amore più coinvolgenti, che nasce nei primi anni ‘60, che vedere un film del 2010 dal titolo L’ Amour Fou, girato da un giovane regista francese, Pierre Thorreton, che nulla sapeva di moda, ma che voleva raccontare una relazione straordinaria e spiegare perché Bergé si fosse disfatto, con un’asta epica, del patrimonio artistico collezionato insieme a Yves Saint Laurent.

LA COLLEZIONE D’ARTE

Insieme raccolsero, in tanti anni, l’arte di antichi maestri e quella di Duchamp, Matisse, de Chirico, Mondrian, Warhol, mobili art-decò e preziose antichità etniche: una collezione che rese 375 milioni di euro, talmente grande da essere battuta da Christie’s nel 2008 al Grand Palais di Parigi.
Tanti criticarono quella vendita, giudicando superficialmente senza capire che oltre al merito di aver tradotto un patrimonio privato in una delle Fondazioni di moda più importanti al mondo che opera nell’ambito della formazione, Bergè aveva cancellato le tracce di un amore, di una vita e di una passione talmente profonda da non poter essere più ricordata con nessuna traccia: un’altra perdita necessaria che mise tutto nelle mani di quelli che lui definì “i becchini dell’arte”. Una ricchezza che venne tradotta oltre che nella Fondazione Pierre Bergè- Yves Saint Laurent in fondi per la ricerca sull’AIDS. Fu anche spinto da una cultura profondamente legata all’arte, che lo aveva visto parte di board di molte istituzioni: dichiarò egli stesso che le opere dovevano tornare a circolare, che se fosse morto prima lui, Yves probabilmente non lo avrebbe fatto, ma la sua storia era diversa e voleva che ogni opera tornasse a nuova vita in altri luoghi come il Metropolitan Museum di New York.

LE ORIGINI

L’arte e la letteratura lo portarono a Parigi da l’Ile d’Oleron, dove nacque nel 1930. Arriva invece nella capitale nel 1948 ed entra in contatto con quel mondo unico dove le discipline convivevano in una magia : amico di Jean Cocteau, Albert Camus, Jean-Paul Sartre e André Breton, ma, soprattutto, amante per otto anni del pittore Bernard Buffet. Serio, fedele, uomo come tanti uomini sedicenti sognerebbero di essere, capace di sostenere l’artista con la dolcezza e l’esperienza, dopo la relazione con Buffet nel 1958 incontra Yves Saint Laurent appena subentrato a Christian Dior, scomparso improvvisamente nel 1957. Lo affianca da subito dal primo decisivo momento in cui, un giovanissimo e fragile ragazzo, viene salutato come il delfino dell’haute-couture mondiale. Un inizio eclatante che condizionò tutta l’esistenza di Saint Laurent, un peso enorme, un riconoscimento che impediva di vivere come una persona normale tanto quanto quello di un principe diventato re troppo presto.

UN INDISPENSABILE COMPAGNO

Un mondo così difficile dove il giovane couturier soffriva, in tante interviste dell’epoca non si legge euforia ma la malinconia di non poter vivere una vita come gli altri, affermazioni che contrastavano con la stima accreditatagli oltre che dal popolo da personaggi come Coco Chanel. Nonostante fosse così indispensabile fu richiamato per il servizio militare e, così, licenziato dalla maison Dior; Bergé lo aiutò, divenne quell’indispensabile compagno capace di risolvere ogni problema tanto da creargli nel 1961, al suo ritorno dall’ospedale militare, la Maison Yves Saint Laurent haute couture, una maison protagonista della storia della moda che ha guidato fino al 2002.Fu capace di espandere per primo la haute couture a quello che si diceva allora ready-to-wear, aprì la Yves Saint Laurent Rive Gauche con boutiques a Parigi, New York e molte altre città: riuscì a tradurre in un prodotto nuovo le capacità del compagno che fu il primo a guardare la strada, i fenomeni culturali ad assecondare un nuovo stile femminile.

UN MANAGER COLTO E ANTICIPATORE

Un manager colto e anticipatore che negli anni 70, quando il mondo è pronto a recepire quella filosofia, vende il brand e lo riacquista due anni dopo; un processo che porta alla quotazione in borsa della fine degli anni 80, alla vendita nel 1993 al gruppo farmaceutico Elf Sanofi che la rivende nel 1999 al gruppo Gucci che, in quel momento, stava diventando Gucci Group by Pinault-Printemps-Redoute ora noto come Kering. Una mente impegnata nella moda, come nell’arte e nella politica: é stato uno dei primi sostenitori dell’attuale presidente Emmanuel Macron, così anche un mecenate che non ha fatto in tempo a vedere i musei dedicati alla sua vita con Yves Saint Laurent, quello che aprirà il prossimo ottobre a Marrakech e quello di Avenue Marceau a Parigi.

IL RICORDO DEGLI AMICI

Pierre Bergé si è spento nella sua casa del sud della Francia, dopo una malattia, a 86 anni. Una grande perdita che viene tristemente dichiarata da chiunque fosse entrato in contatto con lui per lavoro come nelle parole dei due grandi manager della moda contemporanea Francois Pinault e Bernard Arnault. Una malinconia che prende anche chi conoscesse solo quella storia d’amore per un compagno geniale ma difficile, fatta di successi ma anche di sofferenze, di attese notturne per un’anima che voleva perdersi tradendolo con altre storie, con tanto autolesionismo, nutrito con ogni mezzo. Non ha mai smesso di accudirlo, così come imparò a guidare l’elicottero per arrivare allo Chateau Gabrielle di Benerville, dove ogni stanza portava il nome di un personaggio della Recherche di Proust, o alla casa di Marrakech dove Yves riusciva a rilassarsi e disegnare. E proprio le parole di Proust, tratte dai Guermantes, che Saint Laurent teneva stampate nello studio di Avenue Marceau cantano la fine di un amore che ha cambiato il concetto di stile e di eleganza di un’epoca con il lavoro e con la vita vera, che oggi si compie definitivamente: “Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo…”

– Clara Tosi Pamphili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.