90 anni di architettura brasiliana in mostra in Portogallo

Casa da Arquitectura, Matosinhos ‒ fino al 28 aprile 2019. Non solo Lina Bo Bardi, Lúcio Costa, Paulo Mendes da Rocha e Oscar Niemeyer: la mostra con cui la Casa da Arquitectura di Matosinhos celebra il traguardo del primo anno di attività rilegge l’ultimo secolo di architettura del più grande Paese sudamericano. Riaffermando l’eterogeneità dei suoi protagonisti.

Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto
Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto

Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928-2018) è il prodotto sostanzioso e ben confezionato di un intenso lavoro di squadra tra i due principali poli geografici e culturali del mondo lusofono: la Casa da Arquitectura di Matosinhos, nei pressi di Porto, ospita un’ampia retrospettiva sugli ultimi novant’anni dell’architettura brasiliana. L’evento ha ambizioni internazionali ma il suo main title è proposto al pubblico nella sola lingua portoghese. Proprio l’intraducibile e poetica ambiguità del vão, infatti, esprime al meglio la fondamentale contraddizione del Brasile moderno: vão è al tempo stesso il vuoto da colmare, lo slancio necessario per farlo e la possibile vanità del tentativo. Una sola parola sintetizza la storia di un Paese – un secolo di prosperità altalenante di una superpotenza costruita su fragili premesse politiche, economiche e sociali – e l’ossessione che accomuna i suoi più geniali architetti – il superamento eroico, muscolare, di luci sempre più ampie.

90 PROGETTI PER UN RACCONTO CORALE

La mostra espone una selezione dei materiali della Brazilian Architecture Collection, il ricco fondo dedicato all’architettura brasiliana conservato negli archivi della Casa da Arquitectura. Alla sua costituzione, che ha richiesto più di 24 mesi di lavoro e che proseguirà negli anni a venire, hanno presieduto Nuno Sampaio, direttore esecutivo e curatore generale dell’istituzione, e i due curatori di Infinito Vão: Fernardo Serapião, fondatore e direttore della rivista Monolito, e Guilherme Wisnik, già responsabile della decima Biennale di Architettura di San Paolo, nel 2013.
A partire dalla messe di documenti disponibili – più di 50mila – novanta progetti sono stati selezionati per comporre un racconto corale, che si snoda nei quasi mille metri dello spazio espositivo. La narrazione ha una struttura chiara, impostata su una sequenza cronologica di sei capitoli, ciascuno dei quali copre circa quindici anni di storia. Colpisce in positivo anche la varietà dei materiali utilizzati per descrivere le architetture e il loro contesto: fotografie, disegni, maquette, oggetti d’arte e di design, testi descrittivi, narrativi, poetici. Un’importanza particolare è accordata alla musica: non solo il titolo della mostra è ispirato a una celebre canzone d’amore di Gilberto Gil, ma ogni sezione è introdotta da un montaggio video, accompagnato da un brano che incarna lo spirito e le atmosfere dell’epoca. Memorabile e terribilmente orecchiabile, la Tropicália di Caetano Veloso finisce per tingere tutta l’esperienza di visita delle sue tonalità gioiosamente torbide.

Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto
Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto

UN’ANALISI DELL’ALLESTIMENTO

Promossi i contenuti, è il contenitore a lasciare in parte perplessi. L’allestimento, di João Mendes Ribeiro con Ana Maria Feijão e José Correia, si riassume in pochi elementi, indubbiamente di grande impatto e in grado di appagare la vista a una prima occhiata. Un unico paramento lineare, lungo ben 80 metri e interamente sospeso, suddivide la sala in due settori paralleli alla sua lunghezza, e viene scandito dall’incrocio con tre doppie arcate, poste in corrispondenza dell’inizio di ciascuna sezione. Questo setto centrale, che vuole ricordare una trave a doppia T, è un oggetto coraggioso ma imperfetto sotto molti punti di vista: nelle sue geometrie, perché l’eccessivo sviluppo longitudinale indebolisce la percezione della sezione, e in particolare delle corte ali inferiori e superiori, invalidando il riferimento all’elemento strutturale a cui s’ispira; a livello di consistenza percepita, là dove il profilo troppo sottile dei pannelli che lo compongono lo fa apparire esile, fragile, anziché solido come ci si aspetterebbe; infine, anche nella sua realizzazione, con l’accostamento impreciso dei suoi moduli che lo trasforma da retta perentoria in linea curiosamente ondivaga.
Irrigidito negli spazi ritagliati da questo spartiacque un po’ ingombrante, che costringe di fatto il visitatore a incanalarsi in un corridoio senza possibilità di fuga o deriva, il racconto di Infinito Vão è certamente ricchissimo, ordinato, ma anche un po’ ripetitivo. Né le camere oscure delle proiezioni, né le numerose isole espositive che si susseguono al centro delle due navate riescono a creare accenti efficaci, punti di sintesi, soluzioni di continuità nella sequenza delle eccellenti schede di progetto che bordano il percorso, a loro volta piuttosto uniformi per impostazione, tipi di contenuti, scala.

Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto
Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928 2018). Exhibition view at Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto 2018. Photo © Lara Jacinto. Courtesy Casa da Arquitectura, Matosinhos, Porto

UN RACCONTO OLTRE I MAESTRI

Al di là dei limiti, sul piano della fruizione, di questa impostazione decisamente paratattica, la selezione dei contenuti resta uno dei punti di forza della mostra. I novanta progetti sono suddivisi equamente nelle sei sezioni, e ciascun architetto è rappresentato da una sola opera, o al massimo due – nei casi eccezionali di Lina Bo Bardi, Lúcio Costa, Paulo Mendes da Rocha e Oscar Niemeyer. Così, mentre la storiografia tradizionale ha addensato e sbilanciato gli immaginari sull’architettura brasiliana attorno a pochi grandi protagonisti, ad alcune epoche particolarmente gloriose, e al bipolarismo tra gli slanci infiniti dell’architettura paulista e le sensuali prodezze strutturali dei concorrenti carioca, Infinito Vão mette in discussione queste gerarchie consolidate. Nella rilettura proposta da Serapião e Wisnik, l’ultimo secolo di architettura del più grande Paese sudamericano si scopre più variegato nei suoi attori, nelle sue tematiche, nelle sue estetiche, e reclama l’approfondimento di piste di ricerca non scontate, interessate anche a un Brasile meno eroico e più ordinario.
Inaugurata solo poche settimane prima della nefasta elezione di Jair Bolsonaro, Infinito Vão non esplicita una presa di posizione politica forte – nemmeno ce la si aspettava, in questo contesto – e pure è difficile prescindere dall’attualità nell’analisi della mostra. Che fornisce ai visitatori un monito prezioso, non solo perché testimonia degli alti e bassi estremi che il Paese ha conosciuto in tempi anche molto recenti, ma soprattutto perché riafferma l’innegabile pluralità e diversità degli attori che hanno partecipato alla sua costruzione. Un mondo in cui i maestri dialogano con gli allievi anziché oscurarli con la loro fama e il loro potere è forse al riparo da facili seduzioni totalitarie: non a caso, sono proprio Serapião e Wisnik a sottolineare che “il termine vão, per gli architetti brasiliani, è quasi sempre sinonimo di libertà”.

Alessandro Benetti

Matosinhos // fino al 28 aprile 2019
Infinito Vão. 90 anos de Arquitectura Brasileira (1928-2018)
CASA DA ARQUITECTURA
Av. Menéres 456
http://casadaarquitectura.pt/

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Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.