Astrattismo al femminile, fra esoterismo e spiritualità. A Monaco di Baviera

Il lato meno noto e per certi versi ancora oscuro dell’arte del Novecento europeo, ancora più sorprendente perché declinato al femminile, e di cui poco si è parlato sinora in Europa. Tra spiritualismo, fascinazione per l’occulto e sperimentazione artistica, Karin Althaus e Sebastian Schneider curano una mostra che fa nuova luce sull’astrattismo europeo.

Georgiana Houghton, The Eye of God, 1862. Victorian Spiritualists' Union, Melbourne. Photo VSU
Georgiana Houghton, The Eye of God, 1862. Victorian Spiritualists' Union, Melbourne. Photo VSU

Solitamente attribuita a Wassily Kandinsky, la paternità dell’astrattismo necessita invece di riletture e di un cambio di prospettiva. In un’epoca in cui la scena artistica femminile moderna muoveva i suoi primi passi, all’indecifrabile Hilma af Klint si deve la maternità dell’arte astratta, all’interno di un percorso che è partito dalla rigida Inghilterra vittoriana ed è giunto sino alla Svizzera. Nonostante alcuni aspetti concettuali in comune con Kandinskij (anch’egli fervente spiritualista), il percorso è stato in gran parte autonomo, per cui si può parlare di astrattismo al femminile, sviluppatosi quasi in parallelo a quello “classico” del Blaue Reiter. Sin dal titolo della mostra, World Receivers, si comprende la particolarità delle artiste esposte, che si consideravano catalizzatrici di una particolare energia da tradurre in pittura o grafica; comunicare con le anime dell’aldilà, lanciare un messaggio di armonia fra l’umanità e la natura, la Terra e il Cielo, nel tentativo di salvare l’umanità dalla crisi morale in cui era caduta già nella seconda metà dell’Ottocento. Follia, suggestione, utopia? Il risultato, in ogni caso, è un itinerario artistico geniale e innovativo che, se riscoperto con attenzione, può riscrivere un capitolo di storia dell’arte.

SIMBOLISMO E ASTRAZIONE

Fotografa per passione, spiritualista per vocazione, artista per conseguenza. Così si può riassumere l’attività di Georgiana Houghton, londinese ardente che aderì allo Spiritualismo anche perché le offriva una via di evasione dalla routine familiare (alla metà dell’Ottocento, nasceva infatti in Inghilterra un movimento femminile che giungerà alle Suffragette). Affascinata dalle esperienze medianiche vissute durante le sedute del suo circolo, scelse di diventare una medium e vide nella pittura la maniera di “tradurre” in concetti ciò che le veniva comunicato dall’aldilà. A tratti inquietanti, a tratti affascinanti, i suoi enigmatici dipinti e disegni sono spesso realizzati in trance, con un procedimento che ricorda l’automatismo dei surrealisti. La sua iconografia frequenta dapprima il mondo animale e vegetale, evolvendo gradualmente verso l’astrazione della forma, metafora di un universo che è specchio dell’anima e incontro con Dio.
Opere enigmatiche, difficili ancora oggi da interpretare, tuttavia eleganti nel tratto e brillanti nei colori. Determinata a esporre le sue opere, disposta ad accettare qualsiasi critica, di fatto non ebbe particolare successo di pubblico, ma innegabilmente i suoi disegni destavano curiosità. E il linguaggio critico per descrivere e analizzare l’arte astratta nacque quando le sue opere giunsero all’attenzione degli addetti ai lavori, i quali furono costretti a inventare una terminologia adeguata. E ciò basta a spiegare la portata della novità artistica introdotta dalla Houghton. Pressoché sconosciuta in Europa perché dimenticata all’indomani della scomparsa, le sue opere sono state casualmente riscoperte in Australia, presso la Monash University di Melbourne, dove l’artista ha sempre goduto di una certa considerazione nel settore, e dove con molta probabilità aveva esposto presso un circolo spiritualista, lasciandovi numerose opere.

Hilma af Klint - Untitled (On the Viewing of Flowers and Trees Series), 1922. Courtesy of the Hilma af Klint Foundation. Photo Moderna Museet, Stoccolma
Hilma af Klint – Untitled (On the Viewing of Flowers and Trees Series), 1922. Courtesy of the Hilma af Klint Foundation. Photo Moderna Museet, Stoccolma

L’EVOLUZIONE DELL’ASTRATTISMO SPIRITUALE

Sulla scia di un’emancipazione femminile che, almeno nell’Europa del Nord, stava aumentando la propria portata, la scena artistica si arricchì di altre figure interessate alla commistione fra pittura e occultismo. Ciò rientrava in un diffuso sentire dell’epoca, che portò ad esempio Joseph Péladan prima a ideare il movimento della Rose-Croix, e poi a organizzare a Parigi un Salon di arte esoterica, o comunque simbolista. In reazione al Positivismo, la realtà era bandita dal nuovo corso dell’arte, che doveva essere mistica, idealista e dotata di forte senso estetico, e che avesse per soggetti le scene mitologiche, oniriche, allegoriche, o tratte dalla letteratura. Ad esempio la Secessione in larga parte fu questo. Ma non fu l’unico volto di un’arte esoterica e astratta che si sviluppò in Europa alla fine del secolo. Almeno dieci anni prima di Kandinskij, la svedese Hilma af Klint sviluppò i primi esempi di una pittura interamente “non oggettiva” che più tardi si sarebbe chiamata astrattismo, andando oltre la Houghton anche da un punto di vista teorico: aderì infatti all’Antroposofia, lasciando la Teosofia sulla quale si era formata. Ciò implicava una pittura incentrata sulla psicologia umana, sul suo bisogno di completezza e armonia: concepiti attorno al dialogo fra opposti, i suoi dipinti ricordano il rapporto fra Ying e Yang, le forme circolari rimandano ai cicli della natura e del cosmo e, quando compare, il figurativo è legato a simboli massonici o esoterici.
Ha invece caratteri quasi architettonici l’astrattismo geometrico dell’elvetica Emma Kunz, seguace della teoria olistica dell’energia cosmica, attirata da particolari zone della Terra; anche la carta millimetrata che utilizzava per i suoi disegni diventa un recettore del genere, ed era attraverso il metodo delle oscillazioni di un pendolo che sceglieva i punti da cui cominciare a disegnare, costruendo la simmetria e la proporzione matematica.

Emma Kunz, Work No. 167, s.d. © Emma Kunz Zentrum, Würenlos
Emma Kunz, Work No. 167, s.d. © Emma Kunz Zentrum, Würenlos

UN AFFLATO UMANISTICO

Dalle opere innovative di queste tre artiste scaturisce una concezione mistica dell’arte che ebbero in comune, diretta conseguenza del periodo storico e sociale da esse vissuto, fra le prime avvisaglie di una presa di coscienza femminile ‒ che avrebbe poi fatto sentire il suo peso nel secondo Novecento ‒, e la crisi politica che avrebbe condotto alla Grande Guerra, ai totalitarismi e alla Seconda Guerra Mondiale. In mezzo, l’arte al femminile, intrisa anche di spiritualità materna, ravvisabile nel modo in cui le tre artiste si sentivano investite di una missione culturale, che andava oltre le opere. Nel cui segno, forma e geometria, si avverte la forza di un messaggio sociale di pace, di armonia, di incoraggiamento a guardare avanti, espresso per tramite di un tratto sì aggraziato, ma insieme drammatico, onirico, ora curvilineo ora spigoloso, con immagini spesso sfumate o sovrapposte. Un estremo, coraggioso tentativo di addolcire la controversa Europa della modernità.

Niccolò Lucarelli

Monaco di Baviera // fino al 10 marzo 2019
World Receivers. Georgiana Houghton. Hilma af Klint. Emma Kunz
LENBACHHAUS
Luisenstraße 33, 80333
www.lenbachhaus.de

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.