Alcuni dei partecipanti alla mostra “Passengers of a Kaleidoscopic Journey”, ospite dell’Ehemalige Tabakfabrik Heidelberger Platz di Berlino, si interrogano sull’essere turchi nella capitale tedesca. Usando l’arte come chiave di lettura.

Sono stufa di dover rispondere velocemente a domande pretestuose su cosa voglia dire essere turchi in Germania”, dice Ekin Su Koc, artista 32enne appena trasferitasi a Berlino per vivere con il marito dopo cinque anni tra Istanbul e la capitale tedesca.
Koc ha preso parte alla mostra Passengers of a Kaleidoscopic Journey a Berlino, in cui la curatrice Semra Sevin ha presentato il lavoro di quaranta artisti, con un focus sull’identità e sulla diversità. Molti gli autori di origini turche.
Dalla mostra è emerso un comune senso di disillusione nei confronti di rappresentazioni semplicistiche della realtà. Diversi i lavori che cercano di superare letture unilaterali.
Osman Nuri Iyem ha presentato, ad esempio, fotografie scattate dal punto di vista degli immigrati in Turchia sulla vita della popolazione locale, testimoniando la distanza tra le due parti della società per stili e tenori di vita.
Sevin, la curatrice, ha allestito due immagini consistenti in positivi stampati su tre supporti acrilici uno dietro l’altro. L’immagine completa deriva dalla giustapposizione dei tre filtri; non è possibile capire a pieno l’immagine senza considerarne tutti i suoi livelli.
Koc ha invece partecipato alla mostra con otto collage in cui la figura umana, priva di un volto, è composta da un insieme di vestiti femminili, figure animali e vegetali.
Poche opere hanno rincorso canoni estetici classici, pochi i rimandi alla routine della vita sociale e politica. Nonostante nessun artista vi abbia fatto riferimento, è possibile riconnettere questa voglia di ritirarsi in una sfera intima alle ultime notizie di cronaca.

BACKGROUND

Tre settimane fa la stampa tedesca ha riportato che almeno tre macchine con l’emblema della polizia anti-terroristica turca sono state avvistate in giro per le strade di Berlino. La notizia è emersa quasi un mese dopo la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in Germania per incontrare la cancelliera Angela Merkel e inaugurare la moschea di Colonia. Non sono mancati articoli critici da parte della stampa tedesca.
La “comunità turca in Germania” si trova quindi invischiata nei rapporti tra due Paesi ‒ la Germania e la Turchia ‒ accomunati da una ricorrente retorica intesa a stimolare il senso di patria e di appartenenza. La complessità delle produzioni artistiche può essere interpretata in funzione di queste pressioni.
La maggioranza degli artisti in mostra ha avuto vite avventurose e la possibilità di viaggiare.
Ho vissuto in diversi Paesi, tra cui Spagna, Danimarca e ora Germania. In questo senso sento di aver accumulato diverse identità, piuttosto che perdere la mia di origine”, ha spiegato Koc.
L’ultima immigrazione turca in Germania è collegabile agli sviluppi politici e alla spirale inflazionistica che hanno caratterizzato il Paese negli scorsi mesi. Non mancano però le ripercussioni positive in campo artistico.
L’arrivo di nuovi turchi in Germania crea le condizioni per una nuova ondata di artisti turchi a Berlino. Diversi gli arrivi interessanti sulla scena artistica berlinese”, commenta Semra.
Dal lavoro di diversi artisti turchi traspare anche la voglia di trascendere il senso di nazione o quantomeno ampliarlo.
Esposto in prima persona al peso degli stereotipi, dei meccanismi di inclusione e di esclusione, guardo con piacere il movimento artistico inteso a superare il concetto di identità come semplice conseguenza di categorie come ‘straniero’ e ‘locale’. Molti artisti di origini turche non vogliono più essere etichettati come artisti immigrati. Questo non vuol dire che evitano temi come il nazionalismo, la paura e l’odio tra persone. Questi sono eccessi legati alla negazione delle nostre specificità e della nostra unicità”, spiega Özer Toraman, 29enne di Van che ha presentato fotografie di se stesso in pose angeliche, mentre indossa una tunica bianca e gioca con un velo rosso. Toraman ha esposto al rinomato centro Contemporary Istanbul dal 2014 al 2018, ogni anno. I suoi lavori esplorano il confine sottile tra mascolinità e femminilità, il concetto stesso di genere.

Ozer Toraman
Ozer Toraman

DIVERSE ONDATE MIGRATORIE

Sotto l’ombrello degli artisti turchi a Berlino non si fa riferimento solo a persone nate in Turchia e trasferitesi a Berlino in età adulta. Si includono spesso persone con esperienze ancora più sfumate, meno definite, sicuramente più difficili da incasellare.
Diversi artisti hanno cittadinanza tedesca, essendo nati e cresciuti in Germania. Alcuni hanno entrambi i genitori turchi, altri hanno un genitore tedesco e uno turco. Rimane pur sempre importante, anche per loro, il richiamo alla famiglia, ai viaggi in Turchia, da Istanbul ad Ankara passando per Bergama, dove si trovava originariamente l’altare di Pergamo.
Adesso il capolavoro dell’arte ellenistica edificato in onore di Zeus e Atena è una delle attrazioni principali di Berlino, dimostrando il legame storico e culturale di lungo corso tra Germania e Turchia. Diversi gli artisti in mostra che hanno avuto i primi contatti con l’arte in Turchia, giocando con le tracce del passato e le rovine dei siti archeologici, per poi riproporne le memorie a Berlino.
Toraman ha trovato nella capitale tedesca una terra fertile, dove continuare la propria carriera e la propria vita. “Il trasferimento a Berlino mi ha permesso di essere più libero, di raggiungere un approccio più sereno e spensierato, creando un sano distacco dalla realtà e da me stesso”, spiega.
Nonostante l’apertura del mondo intellettuale della capitale tedesca, non tutti hanno avuto solo esperienze positive. “Sei o sette anni fa, quando arrivai a Berlino dopo una carriera decennale tra Los Angeles e Parigi, mi sono sorpresa dei sentimenti anti-turchi in Germania, anche nei mie confronti nonostante io mi consideri tedesca”, ricorda Sevin, aggiungendo che la popolazione locale ha spesso una lettura distorta del mondo turco in Germania.
Secondo l’artista e curatrice sono ancora comuni gli stereotipi che possono avere conseguenze negative sulla carriera di artisti di minoranze etniche. Nel caso della Germania, poi, l’artista crea un nesso tra le politiche d’immigrazione tedesche durante la Guerra Fredda e le difficoltà dei turchi a integrarsi in Germania Ovest.
La Norvegia ha avuto un approccio diverso nei confronti degli immigrati pachistani negli Anni Settanta e Ottanta. Tutti hanno ricevuto corsi di lingua, mentre in Germania si trattava di lavoratori immigrati che il governo locale vedeva come temporanei. I lavoratori turchi dopo la Seconda Guerra Mondiale vivevano in baracche del Terzo Reich e avrebbero dovuto lasciare le loro ‘case’ quando il Paese avesse avuto un numero adeguato di lavoratori tedeschi. Le lezioni di lingua non erano considerate necessarie”.
Nel corso degli anni non sono mancate le tensioni tra turchi e tedeschi, come anche violenze contro la “comunità turca in Germania”.
Il padre di Miss Germania 2005, Asli Bayram, venne ucciso da un neo-nazi nel 1994 a Darmstadt. Nell’attacco terroristico del luglio 2016 a Monaco, perpetrato da un cittadino tedesco-iraniano, quattro delle nove vittime erano di origine turca. Nel 1991 una studentessa di 19 anni di origini turche è stata uccisa a Kreuzberg da tre neo-nazi. Questi sono solo gli esempi più eclatanti.

IL SENSO DI COMUNITÀ E IL SENSO DI PERICOLO

In prima analisi, astraendo dal contenuto della mostra, sembra che la “comunità turca in Germania” sia unita. Secondo i dati ufficiali, i turchi in Germania votano più che in patria e normalmente più in linea con le posizioni del presidente Recep Tayyip Erdogan. Si ricordi che, in occasione delle elezioni generali in Turchia di giugno 2018, circa due terzi dei turchi in Germania hanno votato per Erdogan, rispetto a poco più del 50% in Turchia. Da rilevare però le numerose critiche alla metodologia e alla correttezza di questi dati.
In campo artistico non sono mancati i tentativi di creare un senso di comunità. La stessa mostra Passengers of a Kaleidoscopic Journey può essere considerata uno strumento per creare rapporti tra “artisti turchi” in Germania, un tentativo di superare le divisioni.
Penso che le persone che dicono che noi turchi siamo troppo diversi per formare una comunità non hanno interesse a formarne una”, dice Sevin.
Le forme di aggregazione tra artisti turchi a Berlino non si limitano alla mostra. L’associazione non profit bi’bak, con sede nel quartiere berlinese di Wedding, ha dato per esempio il via alle sue attività per promuovere la collaborazione artistica tra Berlino e Istanbul.
Ma non tutti sono d’accordo sul fatto che l’identità turca sia così semplice, univoca e desiderabile.
La comunità turca a Berlino è sotto un grande nome, ma intrinsecamente eterogenea. Questo è positivo. Ma se si parla di ‘unità’ come strumento per creare un gruppo chiuso che evita il cambiamento, penso che questo sia provvisorio e dovuto a interferenze esterne”, dice Koc, sottolineando le differenti ondate migratorie.
Oltre 1,5 milioni di persone in Germania hanno la cittadinanza turca. La popolazione tedesca è di circa 82,7 milioni di persone, mentre il totale della popolazione di origini turche in Germania è nella forbice tra 2,5 e 4 milioni. Le regole ferree per ottenere la doppia cittadinanza turca e tedesca è un elemento da tenere a mente per capire la differenza tra le diverse stime. “Con la nuova generazione di immigrati in Germania, il termine ‘identità’ è cambiato. Noi che siamo appena arrivati abbiamo diverse esperienze e identità. Quelli che sono arrivati prima sono invece uniti da questa idea di identità turca”, argomenta Koc.
Come lei, altri artisti mettono in dubbio il ruolo della “comunità turca”. Non tutti vedono una comunità, quanto piuttosto una serie di individui che continuano a cambiare.

Semra Sevin
Semra Sevin

ARTE E MIGRAZIONE

Nessun fenomeno migratorio è di per se semplice; questo ancora di più per comunità eterogenee etichettate sommariamente nonostante sostanziali differenze. I “turchi in Germania” ne sono un esempio. Vengono da regioni diverse, hanno culture e religioni differenti, sono arrivati in Germania a più riprese.
L’arte in questo campo può tornare utile come strumento per dimostrare le violenze connesse alla migrazione: la non accettazione totale o parziale di un sistema di valori, il possibile rifiuto da parte del tessuto sociale da cui ci si allontana, ma anche il viaggio o l’approccio spesso goffo verso una nuova cultura.
In tale ambito le espressioni artistiche complesse possono creare ponti e diminuire le pressioni a cui individui dalle identità articolate sono esposti. Per molti turchi, specialmente quelli di ceti sociali più alti, collage, fotografie, dipinti o installazioni non sono probabilmente un modo per creare un senso di comunità, ma sono sicuramente uno strumento per comunicare una sensibilità e dimostrare l’inutilità delle etichette. È come un ritorno all’infanzia, la ricerca di una identità più individuale e meno politica, un viaggio tra il museo di Pergamo e la città turca di Bergama.

Sergio Matalucci

[Nessun artista ha fatto riferimento a fatti di cronaca, N.d.R.]

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Sergio Matalucci
Sergio Matalucci (Milano, 1982) è giornalista e scrittore. Ha collezionato lauree in econometria, comunicazione e giornalismo probabilmente solo per viaggiare in Europa. Politica, geopolitica e relazioni internazionali sono il suo pane quotidiano; testi critici per artisti e un libro in chiusura sono gli spuntini di riflessione. Ha lavorato per Reuters, per giornali canadesi e per Ruptly. Di stanza a Berlino, collabora con diverse testate italiane e internazionali. Passa il suo tempo libero tra musei e gallerie.