Da Duchamp a Carlos Cruz-Diez, l’arte cinetica raccontata in ottanta opere suddivise sulla base dei fenomeni fisici che analizzano. Una mostra immersiva, a “quattro dimensioni”, dall’allestimento lineare e non oppressivo, anima la Kunsthal di Rotterdam. E per la prima volta va in mostra il Mechanisches Ballett di Heinz Mack realizzato a grandezza naturale.

All’inizio del Novecento le possibilità della scienza e della tecnica sembravano infinite, all’altezza di risolvere qualsiasi problematica dell’umanità. Anche il mondo dell’arte rimase contagiato da quell’ebbrezza, e concetti quali luce, movimento, ritmo, vibrazione entrarono nella pratica di artisti quali Duchamp, Balla, Tinguely, pionieri di un percorso giunto fino al Duemila. Alla radice, l’idea di poter sintetizzare in una singola opera l’idea del cosmo e i suoi meccanismi, così come il rispecchiare la vorticosa società di massa che nasceva proprio all’epoca.

ESPERIMENTI DI LUCE

Fu la luce il primo fenomeno a interessare l’arte cinetica; non più quella naturale, bensì quella artificiale, appena inventata sulla scia della scoperta dell’elettricità. Il futurista Giacomo Balla ne indaga le potenzialità espressive, dipingendo sulla tela la rifrazione della lampada ad arco, utilizzata all’epoca nell’illuminazione pubblica. L’uso della triangolazione suggerisce il dinamismo degli effetti luminosi, attraverso la tecnica pittorica “analogica”.
Tecnicamente più avanzato il corto in 35mm di László Moholy-Nagy, Gioco di luce in nero, bianco e grigio, che grazie alla pellicola mostra direttamente i movimenti e i cambiamenti della luce. Versione avanzata della pittura impressionista, la prima che studiò il fenomeno da un punto di vista fisico.
Novità assoluta della mostra, il Mechanisches Ballett di Heinz Mack, a metà fra la macchina teatrale e il congegno industriale, che ruota, proietta fasci di luce che si riflettono negli specchi, cattura e disorienta l’osservatore esattamente come la società dei consumi cominciò a fare negli Anni Sessanta, quando l’opera fu concepita. L’arte cinetica infatti non è un movimento di puro estetismo e sperimentazione tecnica, ma riflette anche la compenetrazione fra individuo e tecnologia, e i cambiamenti negli usi e costumi che ne derivano.

Heinz Mack, Mechanisches Ballet, 1966-2015. Collezione dell’artista. Photo Archive Heinz Mack VG Bild Kunst, Bonn 2018
Heinz Mack, Mechanisches Ballet, 1966-2015. Collezione dell’artista. Photo Archive Heinz Mack VG Bild Kunst, Bonn 2018

RIDISEGNARE IL REALE

La ricerca del movimento ha sempre interessato l’arte, in particolare la scultura, che in età classica e poi rinascimentale ha offerto mirabili esempi di plastico dinamismo. Ma l’arte cinetica rappresentò una rottura con l’arte come l’abbiamo conosciuta fino al primo Novecento; in particolare, le avanguardie cubo-futurista e dadaista indagarono le possibilità di usare il movimento per creare illusioni ottiche attraverso cui ridisegnare la realtà.
In particolare, i Rotorelief azionati da un motore di Marcel Duchamp e le sculture instabili di Alexander Calder ridisegnano la prospettiva del mondo reale, ne mettono in discussione i fondamenti e suggeriscono nuovi equilibri e geometrie, nella necessità di aggiornare l’arte alle dinamiche della società del primo dopoguerra. A livello pittorico, František Kupka, in Studio per Amorpha, sfrutta i cerchi concentrici per creare suggestioni astratte e al limite dell’allucinato, che richiamano l’immensità del cosmo.

Carlos Cruz-Diez, Chromosaturation, 1965. Collezione privata
Carlos Cruz-Diez, Chromosaturation, 1965. Collezione privata

UN’ARTE IMMERSIVA

Giochi di luce, illusioni ottiche, dimensione tecnico-ludica dell’arte per raccontare l’universo, le sue maestose proporzioni, i suoi abissi probabilmente infiniti, le orbite dei pianeti e la luce delle stelle. A partire dagli Anni Settanta si sviluppa la dimensione tecnica e ludica dell’arte cinetica, che permette all’osservatore di diventare parte dell’opera, catturandone la percezione visiva e abolendo la distanza di prammatica fra i due soggetti; il pubblico è sommerso da suggestioni di luce, forma, movimento, e coinvolto nel gioco della struttura, del ritmo, dell’interferenza, dell’instabilità e della provvisorietà.
Le radiazioni di calore di Jan van Munster, i vortici di vento di Hans Haacke, le saturazioni luminose di Carlos Cruz-Diez trasportano l’individuo verso il lato tattile e sensibile della tecnologia, mezzo per esplorare i confini più estremi dell’universo, sia fisico sia mentale.

Niccolò Lucarelli

Rotterdam // fino al 20 gennaio 2019
Action <‒> Reaction 100 Years of Kinetic Art
KUNSTHAL
Museumpark, Westzeedijk 341
www.kunsthal.nl

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.