L’artista americano Trevor Paglen spedisce in orbita una sua opera. Le immagini

Fa discutere il progetto dell’artista americano Trevor Paglen che lancerà un suo lavoro nello spazio con il supporto del Nevada Museum of Art e del miliardario Elon Musk, proprietario di Tesla…

Design concept rendering for Trevor Paglen: Orbital Reflector, co-produced and presented by the Nevada Museum of Art. Courtesy of Trevor Paglen and Nevada Museum of Art, 2017
Design concept rendering for Trevor Paglen: Orbital Reflector, co-produced and presented by the Nevada Museum of Art. Courtesy of Trevor Paglen and Nevada Museum of Art, 2017

I più romantici diranno che non esistono limiti per un’opera d’arte. I più cinici che non ci sono limiti alle follie dei ricchi. In un modo o in un altro, ci sarà ampio spazio per discuterne. A novembre, un’opera dell’artista statunitense Trevor Paglen (Maryland, 1974) sarà lanciata nello spazio grazie al sostegno economico del miliardario Elon Musk, fondatore di Tesla, azienda leader nella costruzione di macchine elettriche, e di SpaceX, agenzia aerospaziale statunitense con sede a Hawthorne, fondata con l’obiettivo dichiarato di colonizzare Marte. Tutto bello apparentemente, ma sorge spontanea la domanda: ne avevamo davvero bisogno?

IL PROGETTO

Il progetto nasce nel 2015 quando l’artista Trevor Paglen propone al Nevada Museum of Art di lanciare in orbita un enorme satellite non funzionante. L’idea è piaciuta molto al museo ma ovviamente mancavano i fondi per realizzarla. Il problema è stato risolto nel momento in cui il miliardario Elon Musk ha deciso di finanziare la proposta. Nel 2017 è stato ufficializzato ed inevitabilmente è iniziato il tam tam mediatico che ha suscitato curiosità, consensi, ma anche molte critiche. Alcuni hanno giudicato l’operazione, ribattezzata Orbital Reflector, quasi poetica: l’arte arriva fino nello spazio che diventa idealmente un museo che invita le persone a perdere il proprio sguardo verso la bellezza dell’infinito e dello sconfinato. Tante anche le critiche da parte di coloro che hanno definito l’idea come un inutile spreco di soldi. Il primo prototipo dell’Orbital Reflector è attualmente ospitato nel Nevada Museum of Art.

Trevor Paglen, Prototype for a Nonfunctional Satellite (Design 4; Build 4), 2013, Mixed media, 16 x 16 x 16 feet. Courtesy of Altman Siegel Gallery and Metro Pictures, 2013
Trevor Paglen, Prototype for a Nonfunctional Satellite (Design 4; Build 4), 2013, Mixed media, 16 x 16 x 16 feet. Courtesy of Altman Siegel Gallery and Metro Pictures, 2013

IL LANCIO

Non è un caso che l’artista abbia scelto proprio lo spazio espositivo nel Nevada. Lo Stato da sempre è sede di grandi stazioni aerospaziali e numerose sono state anche le sperimentazioni atomiche nel suo deserto. Il satellite a novembre sarà lanciato da una stazione spaziale in California in orbita tramite un razzo Falcon 9 di Musk, che la Nasa utilizza abitualmente per i rifornimenti nello spazio, per poi essere rilasciato nell’atmosfera. A forma di diamante allungato, della dimensione di quasi un campo da calcio, realizzato con un materiale all’avanguardia super leggero (polietilene ricoperto con biossido di titanio), orbiterà intorno alla terra ogni novanta minuti circa e rifletterà la luce del sole in modo da essere visibile a tutti. Per sapere quando passerà sulle nostre teste sarà possibile consultare il sito www.orbitalreflector.com. La vita di Orbital Reflector sarà, però, abbastanza breve: dopo solamente tre settimane si autodistruggerà a causa del contatto con l’atmosfera.

I PRECEDENTI

Non è la prima volta che qualcosa di atipico viene spedito nell’atmosfera. Sempre Elon Musk a febbraio ha lanciato nello spazio una delle sue Tesla sportive, rosso fiammante, del valore di 100 mila dollari con a bordo un manichino vestito da astronauta. Manie di grandezza a parte, anche l’artista Trevor Paglen non è da meno in campo di progetti impossibili. È difficile trovare una definizione precisa al suo lavoro: si definisce, infatti, un giornalista investigativo, uno scrittore, un filosofo, un ingegnere e uno scultore. Nel 2012, ad esempio, ha mandato in orbita, a bordo del satellite per le telecomunicazioni EchoStar VXI, un disco The Last Pictures con 100 immagini. A giugno del 2018 è stata inaugurata allo Smithsonian American Art Museum di Washington DC una retrospettiva intitolata Sites Unseen che riunisce tutti i suoi lavori più significativi. In attesa appunto di alzare gli occhi al cielo per scrutare la sua ultima opera.

– Valentina Poli

www.orbitalreflector.com

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.