Al Prado una mostra da non perdere racconta agli spagnoli la magnificenza di Lorenzo Lotto. Con un comitato scientifico quasi tutto italiano.

Sono soltanto tre le opere di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 ‒ Loreto, 1557) presenti nei musei spagnoli: due al Prado, tra le quali il bellissimo ritratto doppio di Marsilio Cassotti e sua moglie Faustina, e una nelle collezioni del Thyssen-Bornemisza. Il nostro raffinato pittore del Rinascimento veneziano è per questo poco noto in Spagna, cosi come poco apprezzata è la sua maestria come ritrattista. A differenza del contemporaneo e connazionale Tiziano, Lotto infatti non dipinse mai personaggi celebri, come Carlo V, ma figure secondarie nella storia del suo tempo, gentiluomini e dame di provincia o religiosi d’ordine minore.

LA PRIMA MONOGRAFICA DI RITRATTI

La bella mostra allestita per tutta l’estate a Madrid (e, dall’autunno, alla National Gallery di Londra) è in realtà la prima grande monografica dedicata ai ritratti di Lorenzo Lotto, curata da Miguel Falomir, direttore del Prado e specialista in pittura italiana del XVI e XVII secolo, e da Enrico Maria dal Pozzolo, professore d’arte moderna all’Università di Verona.
Trentotto dipinti, dieci disegni (interessantissimi, perché poco conosciuti) e una quindicina di oggetti raccontano la genesi della ritrattistica in Lotto: la meticolosa cura nei dettagli, la profondità psicologica e il significato molto spesso occulto, simbolico, della cultura materiale della sua epoca.
Inutile dire che tutti e trentotto i quadri esposti a Madrid sono autentici capolavori, prestati da  grandi istituzioni e in un buona parte provenienti da musei italiani, come l’Accademia Carrara di Bergamo, gli Uffizi, Capodimonte, Palazzo Barberini, il Castello Sforzesco e le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Dal più antico ritratto, quello di un giovane sconosciuto dipinto a fine Quattrocento alla maniera di Antonello da Messina, fino al tardo Uomo con la balestra, datato 1551-52, la mostra di Madrid è davvero esaustiva. Ci sono opere celeberrime, come l’Andrea Odoni, dipinto tra i reperti archeologici che collezionava; il Ritratto di giovane delle Gallerie dell’Accademia, ambizioso per complessità dello scenario e simbologia dei dettagli; la bergamasca Lucina Brembati con in mano una stola di zibellino, o l’elegante ma misteriosa gentildonna ritratta nei panni di Lucrezia. Non mancano  però capolavori meno noti, che raramente abbandonano i musei ospiti: il Giovane con la lampada, dallo sguardo intenso con labbra semiaperte (anche sulla copertina del catalogo); L’uomo con il rosario (proveniente dalla Danimarca), o l’Elisabetta Rota di Berlino, che medita al lato di una scena teatrale, dove Cristo dà l’addio a sua madre; o, ancora, il timido uomo comune, che stringe in mano un cappello di feltro, proveniente dalla National Gallery di Ottawa, o il compassato Ludovico Grazioli, patrizio anconetano, ora di proprietà della Collezione Cavallini Sgarbi.

Lorenzo Lotto, Uomo con il rosario, 1515-20. Niva, Nivaagaards Malerisamling
Lorenzo Lotto, Uomo con il rosario, 1515-20. Niva, Nivaagaards Malerisamling

UNA MOSTRA ANTICA E MODERNA

Il Prado è riuscito a coniugare la divulgazione con lo studio concreto e seducente dell’opera di Lorenzo Lotto”, dichiara Enrico Maria dal Pozzolo, presentando la mostra a Madrid. “Tre anni fa Miguel Falomir mi offrì l’opportunità di organizzare una mostra antica nell’impostazione, cioè fatta con la cura scientifica di un tempo, e moderna per la scelta di affiancare ai dipinti gli oggetti  materiali rappresentati in essi, aiutando così il pubblico a rompere la barriera fra l’icona, il grande capolavoro del passato, e la dimensione sociale e materiale della sua produzione”. Ecco allora che accanto ai dipinti sono esposti gioielli, tappeti, abiti d’epoca, sculture classiche e piccoli oggetti da collezione che rappresentavano lo stato sociale e la condizione professionale dei personaggi ritratti. Tali oggetti svelano gli interessi di Lotto, grande appassionato di scultura classica, gemmologia, numismatica e alchimia, oltre che ottimo conoscitore della moda del suo tempo.
Il ritratto condensa in sé tre informazioni, che riguardano la persona ritratta, l’ambiente in cui visse e l’artefice dell’opera”, spiega il professor Dal Pozzolo. “Lotto vive in un’epoca di transizione, ai primi anni del Cinquecento, in piena crisi del Rinascimento italiano: la sua arte cambia cosi come cambiano i costumi dei suoi committenti; il pittore riflette su un’Italia in trasformazione, ma spesso paga con l’insuccesso le sue scelte di libertà e la sua ansia di originalità”.
Dopo una lunga vita nomade, tra Venezia, Bergamo e le Marche, segnata da una fortuna altalenante, Lotto ‒ similmente a El Greco ‒ cade nell’oblio per secoli e viene riscoperto solo  grazie alla monografia pubblicata nel 1895 da Bernard Berenson. In epoca di analisi freudiane, lo studioso americano riconosce nell’artista del Rinascimento veneziano una prima forma di indagine psicologica, di ritratto introspettivo, che indaga gli stati d’animo dei suoi modelli.

UN GENIO INQUIETO

Per Miguel Falomir Lotto è “un genio inquieto, uno dei pittori più singolari del Rinascimento e un ritrattista eccellente, per varietà di risorse estetiche e compositive. È senz’altro fra i più grandi artisti della storia, che purtroppo non ebbe in vita la fortuna che avrebbe meritato, perché scelse di essere libero da padroni”.
Pur essendo debitore all’arte di Antonello da Messina, di Vivarini, Bellini, Dürer, Giorgione e dello stesso Tiziano, Lotto nei suoi ritratti, visti alla luce della modernità, mostra un potenziale narrativo e introspettivo enorme. Si avvale di soluzioni espressive nuove, con scelte estetiche, iconografiche e di formato del tutto originali per l’epoca.
Le dimensioni orizzontali, il doppio ritratto matrimoniale che per primo sperimenta in Italia, l’allusione allo status sociale o la scelta di criptare sotto fattezze sacre, eroiche o idealizzanti personaggi che volevano apparire come specchio delle virtù, sono solo alcuni dei segni distintivi della forte personalità artistica del veneziano; un pittore che forse non piacque agli ambienti più raffinati della cultura rinascimentale, osteggiato a Roma come nella sua Venezia, ma che fu apprezzato da piccoli committenti della provincia veneta, bergamasca e marchigiana.
A Madrid sono riuniti tutti i celebri ritratti doppi firmati da Lotto che, oltre alle tre coppie di sposi, dipinse Giovanni Agostino, un medico ormai vecchio e malato, insieme al figlio Niccolò, e un tenerissimo chirurgo, Giovanni Giacomo Bonamigo, che trasmette idealmente al figlioletto la sua professione, mettendogli tra le mani gli arnesi del mestiere. E non manca il Triplo ritratto dell’orefice, che sperimenta sulla tela la tridimensionalità del punto di vista.
Le poche opere di carattere religioso in mostra ‒ tra le quali la bellissima pala dell’Elemosina di Sant’Antonino, proveniente dalla Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia e nella quale, si pensa, l’artista si sia autoritratto fra i poveri ‒ servono infine per evidenziare il continuo travaso di soluzioni espressive fra il ritratto e la pittura religiosa, e la presenza frequente, in secondo piano, di volti di committenti, che a volte erano anche i suoi padroni di casa.

Lorenzo Lotto, Giovanni della Volta con moglie e figli, 1547. Londra, The National Gallery
Lorenzo Lotto, Giovanni della Volta con moglie e figli, 1547. Londra, The National Gallery

UN CATALOGO CHE PARLA ITALIANO

Il catalogo della mostra è costruito come un volo panoramico tra le strade e le regioni d’Italia  percorse da Lotto nel Cinquecento, tra le chiese e i palazzi dove vissero i suoi committenti”, conclude Enrico Maria dal Pozzolo. “Alcuni dei testi in catalogo sono il frutto dell’indagine di tre fra i migliori archivisti d’Italia: il professor Giuseppe Gullino, specialista in storia veneta del Cinquecento, attraverso documenti inediti ha studiato le frequentazioni del pittore a Venezia e Treviso; Gianmario Petrò si è occupato di approfondire gli anni di Lotto a Bergamo (1521-1532),  che per lui fu un’oasi di benessere e di assoluta libertà creativa. E il giovane Francesco De Carolis, dell’Università di Bologna, autore della revisione del “Libro di Spese diverse” (redatto da Lotto negli ultimi vent’anni della sua vita), ha documentato gli incarichi in area marchigiana”.
Fondamentali infine i contributi scientifici di Doretta Davanzo Poli, massima esperta della moda del Cinquecento (in mostra anche una splendida camicia, straordinariamente intatta, del XVII secolo, proveniente dal Museo del tessuto di Prato), e di Federica Ambrosini, specialista di storia sociale dell’Università di Padova, per capire da vicino l’ambiente, i costumi e le connessioni culturali tra le quali fiorì lo straordinario talento di Lorenzo Lotto.

Federica Lonati

Madrid // fino al 30 settembre 2018
Lorenzo Lotto – Ritratti
MUSEO DEL PRADO
Calle Ruiz de Alarcón 2
www.museodelprado.es

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AutoreLorenzo Lotto
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.