Boom di visitatori per l’Atelier des Lumières a Parigi, il primo museo d’arte digitale

Ha inaugurato da appena un paio di mesi, ma sta già riscuotendo un ottimo successo l’Atelier des Lumières a Parigi, il primo museo d’arte digitale realizzato all’interno di un’ex fonderia del XIX secolo…

Atelier des Lumières - Parigi
Atelier des Lumières - Parigi

La multimedialità funziona. Più volte vi abbiamo raccontato del grande successo al botteghino, anche in Italia, di mostre virtuali ed immersive che fanno registrare record di incassi, attirando un pubblico generalista. Una tendenza internazionale in forte crescita come dimostra l’alto numero di eventi espositivi. Dalle tante mostre temporanee alla nascita di un museo totalmente digitale il passo è stato consequenziale. È stato inaugurato appena un paio di mesi fa a Parigi l’Atelier des Lumières, primo museo d’arte digitale. E a dispetto di tutte le critiche avanzate nei confronti del progetto dai sostenitori dell’arte “tradizionale”, il museo attira un altissimo numero di visitatori grazie alle mostre dedicate a Klimt e alla Secessione Viennese. Tutte virtuali, ça va sans dire.

LA SEDE

Il museo si trova in un’ex fonderia nell’XI arrondissement, nella parte orientale di Parigi, non lontano dal cimitero di Père-Lachaise e da Place de la Bastille. Una zona interessata negli ultimi anni da una forte riqualificazione urbana, trainata dalla confinante Belleville, ex quartiere popolare che oggi pullula di gallerie d’arte e spazi espositivi no-profit. Anche Atelier des Lumières nasce dal desiderio di riqualificare un’ex fabbrica del XIX secolo recuperata nel rispetto della struttura in acciaio originale e della monumentalità dello spazio. Il progetto è firmato da Culturespaces, una società specializzata in esposizioni artistiche immersive che ha già sviluppato il concept, a partire dal 2012, in una imponente caverna in un piccolo villaggio della Francia, Le Baux de Provence, portando sulle pareti di pietra bianca i lavori di Matisse, Chagall, Van Gogh. Un’idea che ha portato nel paesino della Provenza circa 1,5 milioni di visitatori all’anno diventando un’attrazione turistica per tutta la regione. Ora, il format è approdato nella capitale, all’interno dell’ex fonderia Plichon, inaugurata nel 1835, con monumentali esposizioni immersive.

IL MUSEO

Non è stato semplice trasformare l’antica struttura della fonderia in un luogo adatto ad accogliere le tante tecnologie necessarie per “far funzionare” il museo. Sui 3.300 mq di superficie sono stati installati 140 videoproiettori per un allestimento multimediale unico nel suo genere che coinvolge tutto lo spazio, dal pavimento al soffitto, con pareti alte fino a 10 metri e oltre 3.000 immagini in movimento. Un impianto acustico all’avanguardia è stato creato per rendere ancora più emozionale la visita. L’Atelier des Lumières accoglie i visitatori in due spazi: La Halle, 1.500 mq e Le Studio, 160 mq. Nella Halle sono ospitati cicli di proiezioni digitali sulle grandi figure della storia dell’arte, ma anche mostre di artisti più contemporanei. Le due mostre di apertura sono dedicate a Gustav Klimt e la Secessione viennese e l’altra a Friedensreich Hundertwasser (1928-2000), altro artista austriaco. Qui saranno esposti i grandi protagonisti della storia dell’arte francese ed internazionale. La parte più piccola del museo, Le Studio è, invece, dedicata alla creazione contemporanea anche attraverso un programma che dà carta bianca agli artisti digitali. Un progetto che parla anche italiano grazie a Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi che hanno curato tutte le video-installazioni.

L’ESPERIENZA ESPOSITIVA

Senza addentrarci nella spinosa questione su quanto questo genere di eventi espositivi possano essere considerati divulgativi e quanto puro entertainment, ci limitiamo a registrare il dato che questa tipologia di mostre attira un pubblico generalista, formato non solo da giovanissimi. Format espositivo fra i più utilizzati oggigiorno, le mostre multimediali rappresentano una risorsa preziosa, nell’ottica di promuovere il patrimonio culturale e attrarre un pubblico non abituato a frequentare i musei. Chi le ha visitate le ha apprezzate per lo spettacolo affascinante e coinvolgente. Attraverso le immagini e l’audio, le opere degli artisti sono trasformate per essere proiettate su pareti alte oltre dieci metri occupando in maniera panoramica lo spazio. Il tutto accompagnato da una colonna sonora persistente che utilizza musica di Wagner, Chopin, Beethoven attraverso 50 altoparlanti programmati per integrare l’esperienza visiva 3D.

– Mariacristina Ferraioli

Atelier des Lumières
38 Rue Saint-Maur, 75011 Paris, Francia
https://www.atelier-lumieres.com

 

Dati correlati
AutoriHenri Matisse, Gustav Klimt, Friedensreich Hundertwasser, Vincent Van Gogh, Marc Chagall
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.