Proteste per la nomina di una donna bianca al dipartimento d’arte africana del Brooklyn Museum

Ha generato discussioni e polemiche la decisione del Brooklyn Museum di New York di nominare una donna bianca curatore capo del dipartimento di arte africana. Molte le proteste da parte dei gruppi attivisti per i diritti degli afro-americani, ma la domanda sorge spontanea: non staremo esagerando?

Kristen Windmuller-Luna
Kristen Windmuller-Luna

Pochi giorni fa il Brooklyn Museum a New York ha annunciato di aver nominato Kristen Windmuller-Luna (New York, 1986) nuovo curatore per l’arte africana. Apparentemente nulla di particolare, la Windmuller-Luna, nonostante la giovane età, ha un profilo di altissimo livello, eppure la sua nomina ha generato dispute e proteste. Il motivo? È una donna bianca e i gruppi attivisti per i diritti degli afro-americani sono sul piede di guerra.

LE PROTESTE

I primi a scendere in campo sono stati i militanti di Decolonize This Place, un movimento che lotta per i diritti degli afro-americani, che hanno affidato tutto il loro malcontento ad una lettera, pubblicata dalle maggiori testate giornalistiche nazionali. Parole durissime rivolte in particolare ad Anne Pasternak (New York, 1965), direttore del Brooklyn Museum, accusata di aver scelto una donna bianca per dirigere la sezione di arte africana del museo. Non usa mezzi termini Decolonize This Place che parla apertamente di razzismo e di “supremazia bianca nella società americana e nel campo dell’arte”, accusando il board del museo di non aver rispettato la pluralità delle voci che un’istituzione come il Brooklyn Museum, con collezioni che spaziano dall’arte africana all’arte contemporanea, dovrebbe rappresentare e di non aver tenuto né conto né rispetto della numerosa comunità afro-americana che abita il quartiere di Brooklyn. La lettera si conclude con un invito al museo a bloccare la nomina della Windmuller-Luna e ad istituire una commissione apposta che valuti se ci siano stati atti discriminatori nei confronti di eventuali candidati afro-americani. Le parole del movimento sono state riprese dai social diventando virali nel giro di poche ore.

LA RISPOSTA DEL BROOKLYN MUSEUM

Il Brooklyn Museum è intervenuto per difendere il proprio operato attraverso un comunicato stampa firmato dalla Pasternak come portavoce dell’intero board. Il direttore difende a spada tratta la scelta di Kristen Windmuller-Luna, definendola un “candidato straordinario con qualifiche stellari“. Ed in effetti a leggere il curriculum di questa giovane donna non si può certo dire che le manchino i titoli. Nonostante abbia solo 31 anni, la Windmuller-Luna possiede una laurea in storia dell’arte all’università di Yale, un Master of Arts e un dottorato in storia dell’arte afro-americana alla Princeton University ed ha, inoltre, già lavorato nei dipartimenti di arte africana e afro-americana del Metropolitan Museum of Art, del Princeton University Art Museum e al Neuberger Museum of Art di Purchase, New York. La Pasternak sottolinea come il Brooklyn Museum abbia scelto il miglior candidato possibile e rimanda al mittente le polemiche. In difesa del museo è intervenuto anche Steven Nelson, professore di storia dell’arte africana e afro-americana dell’UCLA di Los Angeles, da sempre molto attivo nella difesa dei diritti delle persone di colore che, interpellato da Newsweek story, ha sottolineato come sia in aumento, fortunatamente, il numero di persone di pelle bianca che studiano arte africana ed ha definito la Windmuller-Luna, che conosce personalmente, come “assolutamente meritevole di ricoprire il ruolo che le è stato affidato”.

MA NON STIAMO FORSE ESAGERANDO?

Di fronte a tutto il clamore generato dalla nomina di un candidato con titoli inconfutabili e legato a nessuna altra motivazione se non il solo colore della sua pelle, ci viene spontaneo porci delle domande sull’efficacia di alcune modalità di protesta. Per carità non siamo qui a negare che esistano ancora dei problemi enormi per quanto riguarda la parità dei diritti tra “white people” e “black people”, così come è ancora tanta la strada da percorrere per ottenere pari opportunità e diritti per uomini e donne o eterosessuali e omosessuali. Eppure volere a tutti i costi dividere le persone per categorie, pretendere che siano solo i neri ad occuparsi di cultura “black”, o le donne di parità di genere, o gli omosessuali di difesa dei diritti LGBT, non è essa stessa una forma di discriminazione che, anziché condurre alla tanto agognata società basata finalmente sull’uguaglianza e la parità, ci contrappone sempre di più gli uni agli altri a causa di sterili definizioni? Non si sta forse esagerando con le polemiche senza una seria analisi dei contenuti?

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.