Continua il restyling della High Line: dopo le gallerie d’arte a New York arrivano i murales

La High Line, sempre di più zona simbolo di New York, accoglie le opere di due famosi street-artist. Per un’operazione che appare più commerciale che culturale

Un murale di Jonathan
Un murale di Jonathan "Meres One" Cohen

High Line è in questo momento una delle zone più interessanti e vivaci di New York. Quartiere dalle tante anime, High Line, nella parte ovest di Chelsea, ha subito un restyling completo in pochissimi anni trasformandosi da sobborgo abbandonato a distretto simbolo di una città in trasformazione. In nessun altro posto come a New York, gli edifici simboleggiano lo sviluppo economico e sociale del tessuto urbano. In nessun altro posto, l’architettura e il real estate si confronta con le urgenze contemporanee di riconversione, acquisizione di nuovi spazi, sostenibilità ambientale, inclinazione futuristica. Il nuovo quartiere di High Line condensa in sé tutti questi elementi, anima di una metropoli in cui si costruisce molto meno ma in maniera più ridondante. Tutto è cominciato nel 2011 con il recupero di una ferrovia sopraelevata in disuso che è stata trasformata in un grande parco pubblico dall’avveniristico progetto dello studio di architettura Diller Scofidio + Renfro. Il progetto ha dato nuova linfa al quartiere, facendo schizzare le richieste immobiliari alle stelle. Da allora, crescita inarrestabile. Tra le tante realizzazioni architettoniche affacciate sul parco intraprese negli ultimi anni spicca 520 West 28th, condominio di lusso progettato dallo studio di Zaha Hadid. Pronto ad essere inaugurato ad un anno dalla scomparsa dell’archistar, l’edificio – fotografatissimo sebbene ancora non terminato – è già diventato meta di turisti e curiosi richiamando l’attenzione di molti investitori. Anche il mercato dell’arte, bramoso di nuovi spazi da colonizzare, ha subìto il richiamo della zona. Solo un mese fa, è stata annunciata l’apertura di 15 gallerie d’arte a ridosso dell’edificio di Zaha Hadid. E già si parla di nuovo distretto dell’arte.

LA STREET ART DA ARTE DI DENUNCIA A DECORAZIONE DI LUSSO

La Related Companies, uno dei colossi immobiliari più importanti degli Stati Uniti, proprietaria del complesso, ha deciso di commissionare a due famosi street – artist una serie di murales per abbellire l’area intorno all’edificio ancora in costruzione. Un’operazione più economica che artistica che punta ad incrementare ulteriormente il valore degli immobili utilizzando uno degli elementi più riconoscibili della metropoli americana. Nulla è più newyorchese dei graffiti. La scelta è ricaduta su due star del genere: Jonathan “Meres One” Cohen e See Tf. I due artisti, entrambi newyorchesi, provengono da 5Pointz, un ex complesso industriale nel Queens, diventato il punto di riferimento per la street art statunitense. Meres One e See Tf hanno realizzato graffiti enormi sulle pareti di lamiera ondulata che delimitano i cantieri. Niente messaggi politici né sociali nei due murales realizzati a High Line, ma solo una serie di tag decorativi di immediata riconoscibilità. I graffiti saranno visibili fino alla rimozione del cantiere e all’inaugurazione e dialogheranno con le opere allestite lungo la ex ferrovia parte del progetto artistico ufficiale della High Line, curato da Cecilia Alemani. Progetto che, tra l’altro, a breve si arricchirà di un nuovo ampio spazio espositivo nella estrema parte nord del parco, laddove la via ferrata sopraelevata pi+ù famosa del mondo incontra un’altra area in febbrile sviluppo immobiliare: Hudson Yards. E ci sarà modo di parlarne.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.