In occasione della fiera Arco, sono sbarcate a Madrid tre grandi collezioni dal Sudamerica. I loro proprietari si chiamano Coppel, Hochschild e Costantini e sono autentici mecenati, i nuovi Medici di Messico, Perù e Argentina.

L’opportunità di conoscere da vicino i gusti e le scelte artistiche di tre grandi collezionisti sudamericani, riuniti per la prima volta a Madrid, è senza dubbio unica e stimolante. L’argentino Eduardo Costantini, i peruviani Eduardo e Mariana Hochschild e i messicani Augustin e Isabel Coppel sono noti in Italia forse solo nella ristretta cerchia dei dealer d’arte contemporanea. Si tratta in realtà di tre famiglie che, all’interno della complessa società latinoamericana, investono da tempo in cultura, contribuendo a promuovere generazioni di artisti visivi all’interno e all’esterno del proprio Paese. Non a caso, tutti e tre i collezionisti hanno ricevuto quest’anno il premio al collezionismo della Fondazione Arco.
Il modello comune è quello di impresari mecenati, animati da autentico spirito filantropico, ma si distinguono fra loro per gusti estetici, finalità di promozione e prospettive di politica culturale. Con parte della sua collezione Costantini ha fondato, nel 2002, il Malba, museo d’arte latinoamericana a Buenos Aires, uno dei principali poli di riferimento in Argentina. In pochi anni la famiglia Hochschild ha accumulato quasi unicamente opere di artisti peruviani, con i quali intrattiene relazioni personali facendo della propria casa un luogo di incontro. I Coppel hanno creato invece un’associazione civile (CIAC) e preferiscono perlopiù far viaggiare le opere attraverso i prestiti, appoggiando mostre, pubblicazioni e progetti artistici specifici, mentre sono impegnati in prima persona nei board di importanti istituzioni come il Museo di San Diego e il Museo d’arte di Filadelfia.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, attese. Courtesy Collezione Coppel
Lucio Fontana, Concetto spaziale, attese. Courtesy Collezione Coppel

SI PARTE DAL MESSICO

Augustin e Isabel Coppel collezionano arte dal 1990. Le prime opere che acquisiscono sono di artisti messicani, ma via via si aprono al panorama internazionale, comprando pezzi sempre più importanti di autori già affermati, che hanno segnato un’epoca o rappresentano una determinata corrente. La Collezione Coppel è l’ospite annuale della Fondazione Banco Santander, nella cittadella finanziaria di Boadilla Del Monte, a una decina di chilometri da Madrid. La mostra si intitola Punto di partenza e attraverso 120 opere offre una visione dell’arte del XX e del XXI secolo in una prospettiva di incroci, quasi genetici, tra tradizione e modernità. Si tratta di una coesione fra mondi distinti, solo apparentemente lontani fra loro, un melting pot che è anche caratteristica propria della storia culturale del Messico. Sono 58 gli artisti presenti a Madrid: tra fotografia, pittura, scultura e installazioni, ci sono nomi ormai storici come Joseph Bueys e Marcel Broodthaers, Alighiero Boetti e Lucio Fontana, Bruce Naumann, Mimmo Rotella e Michelangelo Pistoletto, ma anche pezzi unici come l’enorme tappeto che il francese Pierre Huyghe creò per Documenta 13 o il tavolo Learning Curve di Gary Hill. Immancabili le fotografie di Irving Penn, Diane Arbus e Cindy Shermann, interessanti i lavori più contemporanei come l’installazione della portoghese Leonor Antunes, l’Arte Povera rivisitata nelle sculture-collage dal messicano Abraham Cruzvillegas o i video dell’argentino David Lamelas. Un percorso un po’ denso dal punto di vista tematico, ma senz’altro degno di una visita approfondita.

Elena Damiani, Rude Rocks n. 4. Courtesy Collezione Hochschild
Elena Damiani, Rude Rocks n. 4. Courtesy Collezione Hochschild

PROSSIMA FERMATA PERÙ

Più azzardata, appassionata ma soprattutto più coerente è la linea artistica di Eduardo e Mariana Hochschild, coppia di mecenati peruviani che ha portato una significativa selezione delle oltre 1500 opere (acquisite dal 2009 a oggi) alla Sala Alcalá 31, sede espositiva della Comunità di Madrid in centro città. Ingegnere, impresario minerario, fra gli uomini più ricchi del pianeta secondo la classifica di Forbes del 2012, Hochschild è fra i pochi collezionisti che si è concentrato nella produzione artistica del Paese andino degli ultimi trent’anni, creando con assoluta libertà una collezione che, a parte qualche nome storico, è una vera e propria scommessa sulle pratiche estetiche contemporanee, con una profonda attenzione alle tematiche sociali e ambientali del Perù, e una predilezione per l’arte post-concettuale.
La mostra si apre con un’installazione site specific di José Carlos Martinat, il quale lavora con stampanti termiche che producono dall’alto testi su foglietti gialli e rossi che, cadendo a terra, compongono un’enorme bandiera spagnola. Alcuni degli artisti in mostra sono noti anche in Europa, come il celebre fotografo Mario Testino, presente con due splendide immagini ispirate al folclore andino, o come Milagros de la Torre, con la serie Antibalas, giubbotti antiproiettile incorniciati, o David Zink Yi, autore di un impressionante calamaro gigante in ceramica smaltata. Altri, invece, convincono perché si esprimono usando linguaggi diversi, come pittura, scultura, opera grafica, video o fotografia, ma riflettono l’essenza andina della propria arte. Antonio Paucar ritorna alla terra nel delicatissimo video Protejáme, mentre José Vera Matos trascrive su lunghe strisce verticali a mano un Vangelo apocrifo di Gesù. Elena Damiani mette in vetrina, come autentici reperti archeologici, le materie prime di cui è ricco il sottosuolo peruviano, sottile allusione alla fortuna mineraria dei suoi collezionisti.
Insieme alle opere, al seguito dei loro mecenati sono giunti a Madrid per l’inaugurazione della mostra anche molti artisti peruviani, a testimonianza della vitalità del progetto di mecenatismo della famiglia Hochschild.

Fatto a Roma. Exhibition view at Accademia di San Fernando, Madrid 2017
Fatto a Roma. Exhibition view at Accademia di San Fernando, Madrid 2017

COSTANTINI, IL PATRON DEL MALBA

Il più veterano dei tre è l’argentino Eduardo Costantini, che comincia a investire in arte già alla fine degli Anni Settanta, puntando sugli artisti della sua terra. Oggi il suo nome è legato al Malba, ma la sua collezione privata conta ancora circa 500 pezzi, dalle avanguardie sudamericane del Ventesimo secolo all’attualità, con un nucleo fondamentale di artisti argentini e brasiliani. Costantini ha puntato su nomi ormai storici della scena latinoamericana, come Wilfredo Lam, Fernando Botero, Lucio Fontana o Diego Ribera, mentre nella generazione più recente apprezza Guillermo Kuitca, Jorge Macchi e la brasiliana Anna Maria Maiolino. Pezzi chiave, dunque, per investimenti sicuri.
Peccato però che solo una minima parte, e peraltro meno significativa, della sua raccolta sia ora esposta a Madrid in uno dei musei meno visitati, ma più belli, della capitale spagnola. La Real Accademia di Belle Arti di San Fernando ospita, fra tanti capolavori, il meglio della pittura barocca spagnola, ma anche alcune fra le più sensazionali opere di Goya oltre a un raro Arcimboldo. Proprio tra le grandi tele del Seicento di soggetto religioso (Zurbaran, Alonso Cano, Murillo) è collocato l’ultimo grande investimento di Costantini, la grande tela Baile en Tehuantepec dipinta nel 1928 da Diego Ribera, esposta nel 1930 per la prima volta al MoMA di New York e presentata, nel 1948, alla Biennale di Venezia. Acquisita nel 2016, è l’unica opera di Ribera di grande formato posseduta oggi da un privato e per la prima volta è possibile ammirarla dal vivo in Spagna.
Non trasmette emozioni invece il piccolo nucleo di opere (tredici soltanto) scelte per esemplificare la Collezione Costantini e collocate al terzo piano con l’intento di dialogare con l’arte spagnola dell’Ottocento e del Novecento. A parte un meraviglioso Concetto Spaziale del 1962, rosa intenso, di Lucio Fontana (artista che gli argentini considerano loro compatriota, perché nato a Rosario), sono in mostra foto di Annemarie Heinrich e di Grete Stern, lavori delle argentine Lidy Prati, Yente e di León Ferrari, acquerelli di Xul Solar e una scultura di Victor Grippo.
Da non perdere, invece, nella sala della calcografia della stessa Accademia di San Fernando, la mostra Fatto a Roma, che ogni anno realizzano gli studenti dell’Accademia di Spagna a Roma. Non si tratta di un’esposizione collettiva, ma del risultato della convivenza fra menti creative diverse e brillanti, ispirate dalla magnifica potenza visiva di Roma, con la sua storia e con i suoi monumenti.

Federica Lonati

Madrid // fino all’11 giugno 2017
Punto di partenza, Collezione Coppel
FONDAZIONE BANCO SANTANDER
Boadilla del Monte
www.fundacionbancosantander.com

Madrid // fino al 16 aprile 2017
Prossima Fermata. Artisti peruviani nella Collezione Hochschild
SALA ALCALÁ 31
Calle Alcalá 31
www.madrid.org

Madrid // fino al 2 aprile 2017
Arte latinoamericana. Uno sguardo alla Collezione Costantini
REAL ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI SAN FERNANDO
Calle Alcalá 13
www.realacademiabellasartessanfernando.com

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

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