La gaffe artistica di Trump. Che sceglie un dipinto razzista per il pranzo inaugurale

Secondo i detrattori The Verdict of the People, opera del 1855 di George Caleb Bingham, avrebbe un chiaro sfondo razzista e veicolerebbe messaggi falsi

George Caleb Bingham, The Verdict of the People (1854–55), courtesy Saint Louis Art Museum
George Caleb Bingham, The Verdict of the People (1854–55), courtesy Saint Louis Art Museum

Se il mondo dell’arte americano a non solo si è quasi all’unanimità schierato fin dagli albori della candidatura – ne abbiamo parlato molto anche noi – contro Donald Trump, a volte forse in maniera pregiudiziale e acritica, quel che è certo è che il neo presidente Usa poco o nulla ha fatto per guadagnarne i favori. Ora ci si mette anche una – non certo inusuale per il magnate – gaffe, non si sa quanto consapevole o magari indotta dall’incauto entourage. Il fatto: dovendo scegliere un’opera d’arte da piazzare dietro al tavolo presidenziale nel pranzo post-giuramento del 20 gennaio, tenutosi alla National Statuary Hall dentro l’US Capitol, il Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies ha optato per The Verdict of the People, opera del 1855 di George Caleb Bingham.

VERDETTO DEL POPOLO

Qual è il problema con il dipinto ottenuto appositamente in prestito dal Saint Louis Art Museum? Intanto – sostengono i contestatori, che hanno già raccolto quasi 5mila firme per una petizione contro il museo – parlando di “verdetto del popolo” si fornirebbe un’indicazione falsa, visto che nel voto popolare alle presidenziali ha prevalso Hillary Clinton. E poi, sempre nella lettura dei critici, l’opera si ammanterebbe di palesi riferimenti razzisti, presentando un’America governata da bianchi, dove ancora sussiste la schiavitù, maschilista e politicamente instabile. “Il museo non prende posizione sui candidati a cariche pubbliche“, si è timidamente difeso Brent Benjamin, direttore del Saint Louis Art Museum.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.