Ecco perché l’accessibilità culturale è ancora molto lontana

Un pannello in braille non prevede un costo esorbitante. Non prevede problemi fisici o di struttura. Lo puoi posizionare praticamente ovunque. Non si tratta né di soldi, né di tutela, né di chissà quale altro ostacolo burocratico. Si tratta di attenzione

Esistono vari livelli di interpretazione del concetto di accessibilità. L’interpretazione più ampia, e probabilmente più corretta, vuole l’accessibilità come la capacità dei luoghi della cultura di mettere i visitatori nelle condizioni di apprezzare e comprendere quello che stanno fruendo. Si tratta di un obiettivo senza dubbio ambizioso, ma che in fondo è insito nel concetto stesso di cultura. Tale visione di accessibilità è infatti il discrimine tra cultura e erudizione. In questo senso, l’accessibilità è un percorso costante, un tendenziale verso cui chiunque si occupi di cultura debba tendere. 

Che cosa è l’accessibilità 

Accanto a questa ambizione massima, però, ci sono anche livelli più pragmatici di accessibilità, che più che concentrarsi sull’accessibilità cognitiva e culturale del nostro Patrimonio e della nostra produzione contemporanea, interpretano l’accessibilità “in negativo”, concentrandosi quindi sull’abolizione di quei limiti fisici che impediscono la concreta fruizione del bene culturale, antico o contemporaneo che sia. Se l’accessibilità intesa come “capacità di godere” rappresenta dunque un obiettivo di lungo periodo, l’accessibilità intesa come eliminazione delle barriere ne costituisce una condizione necessaria, per quanto non sufficiente. 

Il rapporto minicifre 

Ebbene, il rapporto Minicifre della cultura evidenzia che il nostro Paese è indietro anche nel piccolo compito di rendere il nostro patrimonio culturale fisicamente accessibile.
Prima di passare in rassegna i dati espressi dal report curato per il Ministero della Cultura dal Dipartimento per le attività culturali del Ministero della Cultura Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, è opportuno chiarire che l’accessibilità fisica, in alcuni casi, è semplicemente non perseguibile.  Sia per ragioni di tutela, sia per ragioni di buon senso.
Ci si augura sia questo il caso, ad esempio, di quel 32% di Musei, monumenti e aree archeologiche non statali che non possiedono “servizi igienici a norma per le persone con disabilità”.  Oggi non è possibile nemmeno aprire un bar senza questo genere di servizi e sarebbe quindi estremamente grave che un soggetto pubblico non si adegui, se non è posto nella concreta impossibilità di farlo. 

Grafico estratto dal rapporto minicifre
Grafico estratto dal rapporto minicifre

Come rendere il patrimonio culturale accessibile 

Stesso dicasi per l’adozione di tutti quegli strumenti atti a rendere fisicamente accessibile il bene culturale a persone che hanno una mobilità ridotta o sono su sedia a rotelle: pur ammettendo qualche “distrazione”, è però impossibile che oggi, dopo tutto il lavoro svolto e tutti gli investimenti dedicati all’adeguamento delle strutture, più di un terzo dei beni censiti non presenti rampe, cunei e/o scivoli, ascensori o piattaforme elevatrici.
Detto ciò è altresì necessario premettere che i dati commentati si riferiscono al 2022, e che per quanto siano ovviamente datati, sono in ogni caso quelli contenuti in un report che è stato comunicato dal ministero in data 18 dicembre 2025.  Premesse importanti, perché la fotografia che restituiscono tali dati è molto lontana dall’essere lusinghiera, e ci si augura che in questi tre anni di distanza le cose siano effettivamente cambiate.
Perché se l’impossibilità fisica di sviluppare adeguamenti può essere plausibile in alcuni casi, ci sono degli elementi su cui è difficile utilizzare questa argomentazione, e che non fanno altro che denotare una condizione realmente fragile del nostro sistema culturale sotto il profilo organizzativo. 

I numeri in Italia 

È esecrabile, e non c’è modo più carino per dirlo, che ad avere un percorso o un programma di visita per persone con disabilità cognitive sia soltanto 1 struttura su 10, nel caso dei siti non statali, o 2 su 10 nel caso di quelli statali. Lascia altrettanto allibiti la constatazione che ad avere “percorsi tattili e/o carte con disegni a rilievo, cataloghi e/o pannelli esplicativi in braille, siano 1 sito su 10 tra quelli non statali e 3 su 10 su quelli statali. Nulla da dire sugli altri epitaffi che tale statistica scolpisce nella roccia e nella coscienza: di certo non sorprende che in un Paese in cui 9 musei su 10 non hanno nemmeno un pannello esplicativo in braille, praticamente siano inesistenti strutture pubbliche (pubbliche!) che abbiano una mappa e percorsi con i simboli della Comunicazione aumentativa alternativa. Un pannello in braille non prevede un costo esorbitante. Non prevede problemi fisici o di struttura. Lo puoi posizionare praticamente ovunque. Non si tratta né di soldi, né di tutela, né di chissà quale altro ostacolo burocratico. Si tratta di attenzione.
La cultura genera ponti. La cultura crea pace. La cultura avvicina le differenze. La cultura crea tolleranza.
Già, ma solo fuori dai nostri siti. A quanto pare.

Stefano Monti 

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Stefano Monti

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Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

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