La linea continua di Antonio Marras

Sta per inaugurare “Nulla dies sine linea”, la mostra antologica di Antonio Marras alla Triennale di Milano. Un viaggio tra installazioni edite e inedite, dipinti e disegni, schizzi, quaderni, diari e vecchi abiti che raccontano gli ultimi vent’anni del visionario universo dello stilista. Una mostra che, secondo lo spirito di Marras, continuerà ad evolversi fino al giorno dell’inaugurazione. Lo abbiamo intervistato in anteprima insieme alla curatrice Francesca Alfano Miglietti.

Antonio Marras, Ous de butxaca, 2005 - photo © Daniela Zedda
Antonio Marras, Ous de butxaca, 2005 - photo © Daniela Zedda

Qual è la genesi di Nulla dies sine linea?
Francesca Alfano Miglietti: La mostra consta di una selezione di opere rappresentative della ricerca artistica di Antonio Marras. L’esposizione, la sua prima mostra antologica, presenterà al pubblico non solo una ricchissima selezione di opere e installazioni provenienti da varie mostre collettive, ma anche una sezione dedicata ai progetti inediti.

Da cosa scaturisce la scelta del titolo?
F.A.M.: L’ha scelto Antonio Marras, perché lo accompagna da sempre, perché anche per lui non c’è giorno senza… linea.

Qual è il fil rouge dell’intera esposizione?
F.A.M.: Tutto il lavoro di Marras oltrepassa i confini comunemente tracciati tra pensiero e memoria, e sfugge a una sistematica classificazione sulla base delle etichette comunemente associate ai movimenti artistici. Evitando consapevolmente ogni rigida appartenenza, Antonio Marras ha messo alla base delle sue opere l’universalità del ricordo e dell’incontro.

L’allestimento coprirà qualcosa come 1.200 mq. Come sarà strutturato il percorso espositivo?
F.A.M.: L’allestimento della mostra è concepito come una Wunderkammern: scompaiono le barriere, e l’oggetto creato e l’oggetto trovato si incontrano in un punto che crea un passaggio e cerca un interlocutore. Le opere di Marras sono sempre “piene”… opere che colpiscono i sensi tutti: installazione sospese al soffitto (fatte di letti, sedie e altro), sculture monumentali realizzate con oggetti recuperati e trasformati in fontana, tutte le opere di Marras raccontano un mondo, un’esperienza, qualcosa di forte e radicale che è nella storia. Sarà parte fondamentale dell’allestimento la luce.

Con quale criterio sono state scelte le opere in mostra?
F.A.M.: Seguendo materiali e memorie. Incontri ed eventi. Il materiale privilegiato di Marras sembra essere la realtà sempre sfuggente delle “cose”, come se ogni volta volesse aprire una storia, una dimensione narrativa, il racconto di eventi che accadono nel tempo. La presa di Marras tenta di cogliere l’atto, non tutto ciò che c’è si vede. Le annotazioni scorrono, i tempi si scompongono: il lavoro di Marras sembra seguire degli indizi.

Può anticiparcene qualcuna?
F.A.M.: Una serie di disegni che sono diventati oggetti, una serie di quaderni di viaggio, letti di ferro. Ma tanto tutto cambierà ancora. Fino al giorno dell’inaugurazione, la mostra continuerà a cambiare… Antonio Marras non può stare fermo.

Antonio Marrasi, Le malelingue, 2006:2016 - photo © Daniela Zedda
Antonio Marrasi, Le malelingue, 2006/2016 – photo © Daniela Zedda

Come nasce l’idea di Nulla dies sine linea?
Antonio Marras: Nulla dies sine linea. Nessun giorno senza prendere in mano una matita e tracciare una linea… Nulla dies sine linea è una frase di Plinio il Vecchio, da La Storia Naturale, riferita al celebre pittore Apelle, che non lasciava passare nessun giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea. Nasce dal suggerimento della mia carissima amica Maria Antonietta Peana durante la preparazione della lectio magistralis, quando l’Accademia di Brera mi ha insignito della laurea ad honorem in Arti Visive nel 2013. A lei, che purtroppo non c’è più, dedico la mostra in Triennale.

Qual è la differenza tra Marras artista e Marras stilista?
A.M.: È un lungo discorso: si tratta di due realtà che si muovono più su percorsi convergenti che paralleli, si alimentano reciprocamente, traggono forza dai loro incontri-scontri su territori familiari, separati da una sottile linea di confine. A me, istintivamente, piace spingermi lungo itinerari già esplorati da pittori, scultori, architetti, musicisti, poeti e si può dire che mi affascina e distingue la contaminatio, la contaminazione, e la variatio, la variazione.

Quanto è importante per te il rapporto con l’arte?
A.M.: Le mie incursioni nell’arte, nella letteratura, nel teatro, nella poesia sono state sempre – e sono tuttora – numerose e frequenti. Nascono da una vera necessità, un’esigenza forte, un bisogno incontrollabile che mi spingono a invadere territori altri. Fin dall’inizio, le mie sfilate sono diventate vere e proprie installazioni, ispirate da poeti, scultori, pittori, scrittori, grandi artisti di ogni tempo.

Non è la prima mostra in coppia con Francesca Alfano Miglietti. Cosa vi lega?
A.M.: Con la FAM è stato amore a prima vista. Ci siamo incontrati sul pianerottolo della bellissima casa di Lea Vergine e Enzo Mari e subito c’è stata un’istintiva intesa. La FAM, bellissima donna, è entrata di diritto nel circolomarras e, con Patrizia e Paolo Bazzani, è la direttrice artistica di tutto quello che succede a Nonostante Marras. Con lei abbiamo un continuo confronto, scontro, incontro, contrasto, conflitti e alleanze, armonie, corrispondenze, collisioni e amori condivisi.

Ritorniamo alla mostra: sono previsti eventi collaterali?
A.M.: Certo! Sono previsti incontri, concerti, visite speciali, dibattiti, proiezioni, cene e quant’altro durante tutto l’arco dei tre mesi.

Per chiudere: quali sono le tue aspettative per questo grande evento?
A.M.: Le aspettative non fanno parte del mio mondo. Io lavoro per obiettivi e poi appena raggiunti… via! Pronti per altri progetti coinvolgenti e totalizzanti come il precedente. È vero che questa “grande mostra alla Triennale” è una prova ciclopica che affronto da incosciente, con terrore, umiltà e dedizione. Dietro c’è un lavoro folle da disegnatore seriale e lavoro di installazioni frutto di collaborazioni ormai storiche e quotidiane con le persone che lavorano con me da anni e che con me condividono immaginifiche visioni.

Roberta Vanali

Milano // dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017
Antonio Marras – Nulla die sine linea
a cura di Francesca Alfano Miglietti
Catalogo Skira
LA TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 724341
[email protected]
www.triennale.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/56797/antonio-marras-nulla-dies-sine-linea/

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 redattrice per la Sardegna della rivista Artribune. Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre 50 mostre in spazi pubblici, privati e musei.