Un cubo rosso a Locarno. Intervista a Pierino Ghisla

Dal 2014 un cubo rosso si staglia nel pieno centro di Locarno. Lo ha disegnato Franco Moro per ospitare la Ghisla Art Collection, ovvero la raccolta d’arte moderna e contemporanea dei coniugi Ghisla. E fino a gennaio c’è anche una mostra personale di Chiara Lecca. Di tutto questo abbiamo parlato con Pierino Ghisla.

La sede della Ghisla Art Collection a Locarno
La sede della Ghisla Art Collection a Locarno

Ha voglia di raccontare brevemente la sua storia? L’andata, diciamo così: la sua vita fra Svizzera a Belgio.
Sono il penultimo di otto fratelli e sono cresciuto a Marolta, in Val di Blenio, nella Svizzera italiana. A sedici anni ho accettato l’invito da mio zio Lino (che viveva in Belgio) ad andare a trovarlo. Dovevo starci un mese, ma alla fine sono rimasto 47 anni. Mio zio gestiva un negozio di frutta e verdura, mi sono inserito e a soli diciotto anni ho raccolto l’eredità. Qualche annetto dopo mi sono sposato con Martine, che conoscevo fin da bambina; lei è belga ed è la nipotina di zio Lino, il quale la portava regolarmente con sé in Svizzera durante i periodi di vacanza. Di fatto io e Martine abbiamo forgiato insieme il destino del negozio finché siamo stati tra i più importanti importatori di frutta e verdura di tutto il Belgio.

Quando arriva la passione per l’arte?
Abbiamo iniziato a collezionare opere d’arte verso la metà degli Anni Ottanta e in poco tempo è diventata una vera e propria passione, tant’è che nel poco tempo libero frequentavamo spesso gallerie, mostre e fiere. A oggi la nostra collezione conta più di duecento opere. Quattro anni fa poi abbiamo venduto la nostra attività e siamo andati in pensione, trasferendoci per la maggior parte dell’anno in Ticino, a Locarno.

La sede della Ghisla Art Collection a Locarno
La sede della Ghisla Art Collection a Locarno

Ho letto che la vostra collezione ha cambiato direzione grazie a un’opera di Georges Mathieu: è vero?
Sì, è vero, ci siamo innamorati di una sua opera che ancora oggi ci trasmette le stesse fantastiche emozioni. Però non è propriamente corretto dire che quest’opera ha cambiato la direzione della nostra collezione: in realtà ha aperto la strada al nostro collezionismo in quanto è stata una delle prime che abbiamo acquistato. Eravamo agli inizi e abbiamo dovuto attendere qualche tempo prima di potercela permettere.

Tre anni fa ha aperto il “Cubo rosso”. Com’è nata l’idea di chiamare Franco Moro per progettare l’edificio?
Legati da amicizie comuni, avevamo già potuto apprezzare il suo lavoro, così abbiamo deciso di chiedergli un progetto per il nostro spazio espositivo di Locarno. Il primo che ci ha presentato era molto interessante, ma forse troppo lontano dalle nostre idee, mentre il secondo, quello del cubo rosso, ci ha subito colpito per l’audacia della linea. Ci è sembrato immediatamente che il contenitore rispecchiasse il contenuto…

Chiara Lecca, Still Life of the fountain
Chiara Lecca, Still Life of the fountain

Dopo un paio di mostre dedicate alla vostra collezione e una temporanea con François Morellet e Grazia Varisco, nel Cubo c’è una personale di Chiara Lecca, artista nata nel 1977. Ci raccontate i motivi di questa scelta?
Chiara Lecca ha un approccio diverso dal solito, molto particolare e affascinante. Ci ha colpito da subito il suo sconvolgere la realtà controllata a favore del riavvicinamento a una natura più selvatica e atavica. Conoscendola abbiamo potuto apprezzare la sua affascinante semplicità, che ci ha subito rimandato agli anni della nostra gioventù, anni felici e caratterizzati da quella genuina operosità e schietta franchezza che solo le persone abituate a vivere in simbiosi con la natura sanno esprimere nel loro vivere quotidiano.

Oltre alla personale di Chiara Lecca, nell’edificio è allestita una parte inedita della vostra collezione. Se doveste scegliere un’opera a testa da cui non vi separereste mai?
Mia moglie Martine probabilmente sceglierebbe La place au soleil del 1956 di Magritte, opera che le ho regalato alla fine degli Anni Settanta. Chiedere invece a me da quale quadro non mi separerei mai è un po’ come chiedere a un padre di preferire un figlio a un altro. In quarant’anni di collezionismo non abbiamo mai venduto niente.

C’è un’opera che vorreste avere in collezione ma che finora vi è sfuggita? Può anche essere un desiderio impossibile: lasciamo spazio alla fantasia!
Sfuggita” non si può dire. Tra i tanti, ci piacerebbe di sicuro avere un’opera di Anselm Kiefer o di Anish Kapoor… Chi vivrà vedrà!

Marco Enrico Giacomelli

Locarno // fino all’8 gennaio 2017
Lick – Chiara Lecca
GHISLA ART COLLECTION
Via Ciseri 3
+41 (0)91 751 01 52
[email protected]
www.ghisla-art.ch

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57006/chiara-lecca-lick/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #32 – Speciale Ticino

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.