Milano sta diventando la capitale d’Europa?

Questa è l’Italia: fuga di talenti, fuga di investimenti, difficoltà delle aziende e perdita di speranza da parte dei giovani. Elementi che impattano duramente sul comparto culturale. Ma una speranza c’è: che Milano diventi la capitale d’Europa, grazie a una incredibile serie di fattori concomitanti.

Herzog & de Meuron, Fondazione Feltrinelli, Milano - photo ©Filippo Romano
Herzog & de Meuron, Fondazione Feltrinelli, Milano - photo ©Filippo Romano

Il nostro Paese è in condizioni atroci. Vacilla il sistema bancario, i dati economici sono peggiori rispetto agli anni di grande emergenza, l’esito del referendum sulla riforma della Costituzione rischia di gettare il Paese in una lunga fase di instabilità politica e la crescita del prodotto interno lordo è ormai un ricordo degli Anni Novanta. Non vi sarà mai alcuna crescita economica senza riforme radicali della burocrazia e della giustizia. Ma non ci saranno mai riforme radicali della burocrazia e della giustizia senza enormi costi in termini di consenso. Ecco perché nessun parlamento e nessun governo provvede seriamente. Fuga di talenti, fuga di investimenti, difficoltà delle aziende e perdita di speranza da parte dei giovani sono elementi che impattano duramente anche sul comparto culturale. Ecco perché chi si occupa di cultura non dovrebbe mai dimenticarsi di tenere d’occhio il quadro generale: se tutto va declinando, anche la cultura va declinando.

Milano, La Triennale
Milano, La Triennale

Un’eccezione tuttavia c’è in questa diffusa sensazione di mestizia. Un’eccezione che risponde al nome di Milano. La città lombarda (al centro di un agglomerato metropolitano che getta fino al Veneto, alla Liguria, all’Emilia, al Piemonte e al Ticino, non a caso protagonista del nostro numero speciale questo mese) si trova a vivere anni entusiasmanti. Non è solo la banalità di Expo e del suo vero o presunto successo. Le motivazioni sono tante e a queste si sono aggiunti alcuni elementi geopolitici internazionali che la rendono una terra di opportunità come forse non è mai stata. Vediamo in quattro punti perché la metropoli meneghina oggi è favorita.

Il progetto di Mario Cucinella per il rettorato dell'Università di Roma Tre
Il progetto di Mario Cucinella per il rettorato dell’Università di Roma Tre

1. Roma. La capitale è in condizioni inenarrabili, il forsennato “no” alla corsa per i Giochi del 2024 certifica l’incapacità ormai cronicizzata di risollevarsi, ne consegue che Milano diventa sempre più l’unica grande città credibile del Paese. Lo dimostra il boom turistico che la città sta vantando. Per un certo tipo di viaggiatori (e di tour operator) il passaggio-tipo in Italia non è più Roma-Firenze-Venezia bensì Milano-Venezia-Firenze.

Switch House, Tate Modern © Iwan Baan
Switch House, Tate Modern, Londra © Iwan Baan

2. Londra. La Brexit è ancora solo nei titoli dei giornali, tuttavia prima o poi qualcosa a Londra cambierà. Se cambierà in bene, bene per Londra. Se cambierà in male e la capitale britannica perderà qualche punto, Milano è la prima città europea a poterne beneficiare, rinforzando la sua vocazione direzionale e finanziaria.

Monumenta 2016 - Huang Yong - Grand Palais, Parigi 2016 - photo Silvia Neri
Monumenta 2016 – Huang Yong – Grand Palais, Parigi 2016 – photo Silvia Neri

3. Parigi. La città è in costante stato di shock. Il turismo, questa estate, ha mostrato dati spaventosi. Una condizione di guerra costante favorisce forse la creatività ma non certo gli investimenti, gli affari, il benessere, il turismo. Parigi poteva essere la prima vera alternativa nell’Unione Europea a Londra, ma in questo momento Milano è percepita meglio pur essendo in Italia. Anche perché la situazione-Paese della Francia non è poi così migliore rispetto alla nostra.

Adrian Villar Rojas, Biennale di Istanbul 2015
Adrian Villar Rojas, Biennale di Istanbul 2015

4. Istanbul. Poteva e doveva essere la grande megalopoli creativa (e di business) del Mediterraneo, ma la Turchia si sta facendo del male da sola. Tutto quello che si stava in qualche maniera “spostando” a Istanbul potrebbe magicamente fermarsi a Milano, se Milano sarà capace di intercettarlo.

Galleria d’Arte Moderna, Milano
Galleria d’Arte Moderna, Milano

Milano non ha alcun merito rispetto a questa situazione favorevolissima. Ma si trova nella condizione di poter moltiplicare la sua crescita organica, che pure c’è stata, alimentandosi di un contesto internazionale irripetibile. Si farà superare da Vienna? Da Francoforte? Perfino da Lisbona? Sono questi i mesi decisivi per capirlo. I mesi in cui la città (il grande impegno del Governo e il “Patto per Milano” non sono un caso, anche se hanno fini di consenso elettorale più che di visione globale) delinea i prossimi decenni e costruisce la propria identità culturale. È questa la chiave: disegnare un’identità che non c’è e che – al di là della retorica della frenesia, dell’operosità, dell’efficienza e degli affari – deve poggiare su basi culturali condivise. Inutile ripetere le ricette: fare in modo che le classi creative (design e moda, ad esempio) si intersechino e si parlino; strutturare la città in modo che gli affitti non caccino via chi lavora di cultura; farsi luogo di pro-du-zio-ne (un bell’esempio in questo senso è l’hub di Sky Arte, che da Milano produce format per Londra e per la Germania). Tutte cose dette mille volte. Ora è il momento di porle in essere operativamente, perché un quadro simile non si ripeterà mai più.

Massimiliano Tonelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33

Abbonati ad Artribune Magazine

Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

6 COMMENTS

  1. Considerazioni giustissime, ma non considerare Berlino è, a mio parere un grosso errore. Post Brexit, infatti, proprio la Capitale tedesca potrebbe diventare il fulcro della vita europea.

  2. Anche l’arte è cambiata e cambierà ancora di più ma il sistema della’arte come queste vecchie città non vuole cambiare

  3. Stranamente durante l’estate di quest’anno 2016 l’indice di umidità che caratterizza il clima cittadino è sceso sotto livelli mai percepiti prima, forse per un lieve ma persistente aumento della pressione e velocità di venti che hanno spazzato via, oltre che una parte di umidità, anche una buona percentuale di inquinamento atmosferico.
    L’ipotesi di questo fenomeno, sarebbe dovuta alla presenza dei recenti grattacieli che sono stati eretti in città: la loro imponente presenza fisica avrebbe creato di fatto delle enormi barriere che avrebbero interagito con le deboli correnti d’aria aumentandone la pressione, per una specie di reazione a catena, andando ad interferire con i movimenti d’aria presenti nella regione che circonda l’area in questione.
    Un fenomeno simile avvenne in Colorado nel 1972, allorché Christo e Jeanne Claude eressero il famoso Valley Curtain che consisteva in una specie di grande tenda-diga tesa tra due montagne; la grande istallazione dovette essere rimossa dopo solo 28 ore a causa dell’imprevisto aumento della pressione dei venti che minacciavano di demolirla.
    Se questa ipotesi (della diminuzione del tasso di umidità e di inquinamento dovuto alla presenza in città di nuove strutture artificiali) fosse provata, allora ci si troverebbe in presenza di un fattore aggiuntivo per quanto riguarda un eventuale progresso evolutivo di questa città, che permetterebbe una migliore vivibilità ai suoi abitanti etc

  4. Fatemi capire: l’Italia è al collasso, l’Europa si sta dissolvendo, il terrorismo dilaga, nuove dittature avanzano… Dunque meglio di così non poteva andare (per Milano). Inguaribili ottimisti!

  5. Povera Milano: citta’ completamente degradata, provinciale e pure vittima di un complesso di inferiorita’: quello di non essere la capitale d’Italia.
    Non vi e’ nulla da fare – Roma e’ (e sempre sara’) ROMA. Non importa quanto i vari politici italiani la stiano appositamente violentando. Lei rimane un capolavoro assoluto.
    Dico questo da parmigiano e non da romano. Da parmigiano che ha anche vissuto a Milano per un breve periodo (grazie al cielo).
    Trovo Milano una delle citta’ piu’ squallide in Europa, e all’estero (dove vivo da ben 10 anni) vi assicuro che i pochi che hanno presente la citta’ meneghina, non ne parlano bene per nulla.
    Per gli stranieri esistono solo Roma, Venezia, Firenze, Pisa, Le Cinque Terre, Capri e i soliti altri luoghi celebri e meravigliosi. Ma Milano proprio non e’ inclusa.

Comments are closed.