Il concettuale perfetto. Intervista a Olivo Barbieri

Protagonista di una grande retrospettiva negli ambienti friulani di Villa Manin, il fotografo che ha fatto dello scenario urbano un soggetto d’elezione descrive il proprio lavoro in maniera essenziale e diretta. Usando il medesimo linguaggio che dà forma alle sue opere.

Olivo Barbieri, Untitled, France 1984
Olivo Barbieri, Untitled, France 1984

È una chiarezza senza fronzoli quella che emerge dalle parole di Olivo Barbieri (Carpi, 1954), eco di uno stile fotografico affinato con la pratica e la ricerca, oggi emblema di una scuola italiana che non ha nulla da invidiare all’estero. Dalle origini della sua passione alla scelta dei soggetti e alla tecnica messa in campo, l’artista racconta una carriera votata all’immagine.

La retrospettiva allestita a Villa Manin, che riunisce la produzione fotografica incentrata sulla luce artificiale dal 1982 al 2014, come si innesta nel suo percorso artistico e quale valore ha, oggi?
È una parte cospicua della mia ricerca. È un progetto che ho curato personalmente per il libro ERSATZ LIGTS, pubblicato da Hatje Cantz. La mostra è speculare al libro. L’allestimento è stato studiato appositamente per Villa Manin. Metto in dialogo il progetto sull’illuminazione artificiale con altri aspetti della mia ricerca: site specific_ 2003-2013, Images 1978-2007, Virtual Truths 1978-2007, China 1989-2014, Real Worlds 2008-2013. È un progetto impossibile da replicare, la qualità dell’illuminazione delle città in oriente e in occidente è mutata e anche le possibilità tecniche di rappresentazione sono mutate. A breve avremo solo led e immagini digitali. ERSATZ LIGHTS case study #1 east west 1982-2014 è anche il racconto di questa trasformazione.

Da dove nasce la sua passione per la fotografia?
Ho iniziato a esporre nel 1978. Mi interessava molto l’opera di Man Ray e di Andy Warhol. Volevo produrre immagini servendomi di strumenti meccanici. L’uso di immagini fotografiche mi sembrava l’arte concettuale perfetta.

Olivo Barbieri, Untitled, Italy 1985
Olivo Barbieri, Untitled, Italy 1985

Spesso, quando si fa riferimento ai suoi lavori, viene chiamata in causa la figura di Luigi Ghirri, di cui lei sarebbe una sorta di erede. Come vive questo concetto di “eredità”? È un rimando che considera adatto?
Non lo so, non sta a me dirlo. All’inizio degli Anni Ottanta per alcuni anni ho frequentato Luigi Ghirri, ma anche Guido Guidi e mi interessava moltissimo Franco Vimercati.

Quali ragioni hanno guidato la scelta del paesaggio come soggetto principale dei suoi lavori? E quali evoluzioni ha vissuto, nel tempo, questo tema?
Forse non mi sono mai interessato di paesaggio, in senso stretto. Ho tentato di capire in che modo si evolverà la città contemporanea. Ho tentato di capire la forma delle città e delle metropoli. Partendo dalla Cina, dal 1989 ho costruito un percorso a ritroso verso l’occidente. Cercavo di scoprire perché in Cina costruivano in quel modo. Volevo scoprire secondo quali stimoli decidevano per una forma urbanistica o architettonica piuttosto che un’altra. Ogni volta che ritornavo vedevo l’occidente in modo inedito.

Lei ricorre spesso alla serialità nel suo lavoro. Quali sono i pro e i contro di questa pratica?
Le immagini sono come le parole, a volte bastano poche righe. Non credo che il mio lavoro sia seriale, non utilizzo tipologie e tassonomie anzi, cambio direzione ossessivamente.

Olivo Barbieri, ERSATZ LIGHTS case study #1 east west, Roma 1995
Olivo Barbieri, ERSATZ LIGHTS case study #1 east west, Roma 1995

Restando in tema di serie, quella intitolata site specific_ prende in prestito un termine oggi incredibilmente utilizzato nel campo delle discipline creative. Che valore ha se rapportato alla fotografia e ai soggetti che lei sceglie di rappresentare?
Guardo il mondo come fosse un’installazione temporanea, pianeti compresi. Cerco di mostrare se quanto ci circonda possa funzionare o se sia modificabile. Rileggo il costruito e la natura come fossero in fase progettuale, non definitivi.

L’acqua è un elemento ricorrente nella sua produzione: penso alla recente serie dedicata al Mare Adriatico, a From Bunkers to Swimming Pools, a Capri e a The Waterfall Project. Quale ruolo occupa nella sua poetica?
L’acqua sta alla terra come l’illuminazione artificiale alla luce solare.

Quali ragioni la spingono a scegliere una particolare città o un determinato contesto ambientale come protagonista di una fotografia?
Normalmente realizzo un’immagine solo se è in grado di fare chiarezza nel progetto in cui verrà inserita. O se potenzialmente può essere l’inizio di una nuova ricerca.

Concentriamoci sulla tecnica alla base dei suoi lavori. Come si è modificata nel tempo e quali sono i suoi elementi basilari (obiettivi preferiti, interventi in fase di produzione e post-produzione…)? Come è giunto alla pratica della messa a fuoco selettiva?
Mi sono sempre servito dei nuovi strumenti che la tecnica prima e la tecnologia poi ci metteva a disposizione. Sul finire degli Anni Novanta mi trovavo a disagio con il luogo comune che definisce la fotografia ritratto fedele della realtà. Come si legge nei manuali: “rende visibile simultaneamente ogni singola foglia e l’albero intero”. Volevo scoprire una modalità che permettesse di evidenziare il punto di interesse all’interno dell’immagine. Come fosse una pagina scritta, volevo indicare dove iniziare la lettura. Scoprii la tecnica del fuoco selettivo. Fu una grande sorpresa: non solo potevo indicare con precisione quale fosse il punto di interesse ma mi resi conto che tutto appariva come un modellino, un plastico in scala.

Olivo Barbieri, ERSATZ LIGHTS case study #1 east west, Noto, Siracusa 1989
Olivo Barbieri, ERSATZ LIGHTS case study #1 east west, Noto, Siracusa 1989

Qual è il suo rapporto con lo strumento filmico?
Il cinema e le immagini fisse non hanno nulla in comune. Sono linguaggi indipendenti. Il tempo e lo spazio di un’immagine fissa non è il tempo e lo spazio di un filmato, anche se il soggetto è il medesimo. Per questo credo sia efficace costruire progetti con entrambi. Nel film La Città Perfetta le immagini fisse dall’elicottero sono in movimento e le immagini da terra filmate sono statiche.

Progetti futuri. In cosa la vedremo impegnato nei prossimi mesi?
Sto cercando di raccogliere in un volume tutti i progetti realizzati in Cina dal 1989. Vorrei riuscirci entro il 2019. Domani vado a Shanghai.

Arianna Testino

Codroipo // fino al 9 ottobre 2016
Olivo Barbieri – ERSATZ LIGHTS case study #1 east west – Cinematography
VILLA MANIN
Piazza Manin 10
0432 821211
[email protected]
www.villamanin-eventi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/55188/olivo-barbieri-ersatz-lights/

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.