Pokémon Go: un videogioco per il marketing culturale

Da Londra a New York, passando per Torino e Basilea. Sono sempre più numerose le istituzioni culturali che stanno “salendo sul carro” di Pokémon Go, il videogioco più popolare del momento, per attrarre visitatori e turisti. Ecco come.

Pokémon Go al Museo Poldi Pezzoli di Milano
Pokémon Go al Museo Poldi Pezzoli di Milano

L’ENERGIA DELL’ARTE
Dopo le resistenze iniziali, sembra che il mondo della cultura e del turismo abbia finalmente deciso di fare i conti con Pokémon Go. Il videogioco più scaricato al mondo sta infatti diventando un’occasione di marketing e comunicazione per musei, monumenti e città d’arte. Come? Semplice: sfruttando il posizionamento sulla mappa di Pokéstop e Pokégym, ossia i punti di “rifornimento” e le “palestre” che i giocatori usano per ricaricarsi di energia e munizioni, per allenare i propri Pokémon e sfidare gli avversari in battaglia.
La Niantic, che ha sviluppato il gioco, ha infatti volutamente piazzato questi luoghi strategici in corrispondenza di musei, monumenti e installazioni artistiche, con la speranza di invogliare le persone a visitarli, anche se inizialmente soltanto per catturare qualche animaletto o per ricaricarsi di Pokéball.


LA VENDETTA DEI POKÉMON
Se questa decisione ha causato nelle scorse settimane qualche inconveniente (musei che affrontano argomenti delicati come l’Holocaust Museum di Washington hanno richiesto e ottenuto la rimozione dei punti d’interesse del gioco), con il passare dei giorni sono diventate sempre più numerose le istituzioni che hanno deciso di abbracciare la novità e sfruttarla a proprio vantaggio. A cominciare da grandi musei come il Metropolitan Museum of Art di New York, sede di numerosi Pokéstop, e il British Museum di Londra, la cui sala dei marmi del Partenone è stata invasa da creature virtuali, inseguite da decine di visitatori. Seguono a ruota i musei di Los Angeles, come il Getty e il LACMA, che hanno segnalato la presenza di Pokémon sui rispettivi account Twitter, invitando i visitatori a catturarli.
L’istituzione più intraprendente sembra essere finora il comune svizzero di Basilea [di cui vi abbiamo raccontato ampiamente proprio ieri, N.d.R.], che non si è limitato a sfruttare i contenuti esistenti, ma ha deciso di investire in una massiccia campagna di marketing rilasciando il video Pokémon Go: The Revenge. Basilea Turismo ha realizzato il filmato virale in collaborazione con l’agenzia di marketing digitale Fadeout e la clip, che mostra dei ragazzi travestiti da Pikachu che girano per la città lanciando enormi palle ai passanti, in un’immaginaria “vendetta” degli animali del gioco, è stata visualizzata per ben 69 milioni di volte.

Pokémon Go al Metropolitan Museum of Art di New York - photo @jeanettehayes_Instagram and @museummammy_Twitter
Pokémon Go al Metropolitan Museum of Art di New York – photo @jeanettehayes_Instagram and @museummammy_Twitter

IL MARKETING DEI POKÉMON IN ITALIA
In Italia la capitale della Pokémon-mania è Torino, dove numerose istituzioni hanno organizzato eventi a tema e invitato i giocatori nelle loro sedi: il Borgo Medievale, Palazzo Madama e il Museo d’Arte Orientale. Spicca anche l’interesse del Museo Poldi Pezzoli di Milano, che nelle scorse ore scriveva sulla sua pagina Facebook: “Grazie ai nuovi visitatori arrivati oggi per la prima volta e a chi ne ha approfittato per iscriversi alla newsletter e compilare il nostro questionario di monitoraggio sul pubblico. Una decina di voi sono venuti per catturare Pokémon: il flusso è rimasto ordinato e c’è anche chi si è dimenticato di giocare, catturato dalle Sale”.
Sarà vero dunque? I giocatori capitati per caso dentro ai musei potrebbero diventare dei nuovi potenziali visitatori? Oppure non faranno attenzione alle opere ma resteranno con lo sguardo puntato sul telefonino? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Nel frattempo, osserviamo con grande interesse questa coraggiosa sperimentazione. Un trend che per una volta ha visto i nostri musei cimentarsi con tempestività e curiosità insieme al resto del mondo in un’esperienza inedita e tutta da immaginare. E considerata l’arretratezza che troppo spesso riscontriamo in fatto di comunicazione e nuove tecnologie nei musei nostrani, ci sembra già un dato di cui gioire.

Valentina Tanni

www.pokemongo.com

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.