Cespiti (V). I bambini operosi

La cultura è costituzionalmente anti-sociale. È anche contro la vita – contro questa vita – la vita intesa cioè come società e come economia, come puro bisogno e scambio materiale. Prosegue la serie di minisaggi di Christian Caliandro. Ed è ancora il nostro tempo a essere analizzato.

Alessandro Bulgini, Opera Viva Primo tentativo di accorciare la Manica da Calais, 2016
Alessandro Bulgini, Opera Viva Primo tentativo di accorciare la Manica da Calais, 2016

…la destra liberale aveva vinto la “battaglia delle idee”,
lui l’aveva capito perfettamente, i giovani erano diventati
imprenditoriali, e la caratteristica ineludibile dell’economia
di mercato era ormai riconosciuta unanimemente.
Michel Houllebecq, Sottomissione (2015)

L’arte e la cultura sono tutte “interne” in questo momento – e da troppo, troppo tempo. Che cosa vuol dire? Che ciò che emerge, ciò che ha successo – e viene dunque approvato – è semplicemente e immancabilmente ciò che contiene e riflette tutti i valori di quest’epoca (tardo-capitalismo, neoliberismo, individualismo, infantilismo ecc.).
La ribellione culturale non è minimamente incentivata, neanche a livello di rappresentazione: ciò che rimane è sempre qualcosa di estremamente pacchiano e raffermo; semplificato; rudimentale; l’accettazione è alla base di ogni oggetto (una canzone come un polpettone cinematografico con supereroi che volano e si picchiano da tutte le parti…). L’accettazione voglio dire supina e acritica delle fondamenta e delle precondizioni che regolano questa specie di vita comune, questa specie di guerra civile permanente e strisciante che è il presente: “Che spettacolo da brividi! Che atmosfera!” Davvero: che atmosfera. (Lo scarto, il guizzo, l’evoluzione imprevista e involontaria, lo sperimentalismo, il coraggio, sono tutti da rifondare e da ricostruire – o, molto più probabilmente, da cercare altrove.)

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Il piccolo Daniel Cabrera, fotografato da Joyce Gilos Torrefranca - Filippine, 23 giugno 2015
Il piccolo Daniel Cabrera, fotografato da Joyce Gilos Torrefranca – Filippine, 23 giugno 2015

La cultura è costituzionalmente anti-sociale.
È anche contro la vita – contro questa vita – la vita intesa cioè come società e come economia, come puro bisogno e scambio materiale –, perché è essa stessa vita.
La cultura è la produzione dell’umano, totalmente radicalmente irriducibilmente immateriale.
Gli abitanti di Calais che, come la prode Clémentine, vanno nel campo con stivali di gomma e zaino in spalla per aiutare, curare e informare, dicono quello che dicono tutti i volontari, di qualsiasi nazionalità, e che in un primo momento mi è sembrato solo un’irritante forma di romanticismo da missionari, ma che, ne sono convinto, corrisponde al vero: la Giungla è, sì, un incubo di miseria e di insalubrità, in cui succedono cose terribili (…), ma vi si percepisce anche qualcosa di estremamente esaltante: un’energia, una straordinaria fame di vita (…) Molti bianchi del Beau Marais, che vivono e hanno sempre vissuto di sussidi di disoccupazione, si trovano in una situazione forse meno precaria ma per certi versi molto più stagnante, più irrimediabile, e io mi chiedo se questo non incida, in modo consapevole o meno, sul loro risentimento” (Emmanuel Carrère, A Calais, Adelphi 2016, pp. 32-34).

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Ancora sull’insegna SALA DA BARBA a Pozzallo – brunita corrosa ai bordi, attorno alle lettere rosa pallido – il fondo della lastra è reso scuro dall’elettricità e dall’implacabile luce naturale, consumato delicatamente e inesorabilmente, mentre la cornice tutto attorno al materiale trasparente è rugginosa – e l’insegna di questo barbiere sempre chiuso mi tiene incollato qui, in questo paese di mare all’estremo sud dell’Italia, sotto il sole cocente delle undici, senza un vero motivo a parte la sua bellezza – misteriosa e lancinante, umilissima – il fatto che sia così abbattuta e senza riparo, senza rimedio, senza possibilità alcuna di recupero (in chiave modaiola o vintage, per esempio) se non in questa dimensione assoluta, metafisica, in cui sospesa rigetta qualunque commistione con il presente che avanza brutalmente e volgarmente, così diverso e inconciliabile dal punto di vista grafico, materiale, esistenziale – rispetto al mondo da cui emerge come un fantasma solido SALA DA BARBA, insegna sorella.

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Gian Maria Tosatti, 7_Terra dell'ultimo cielo (Sette Stagioni dello Spirito, 2016), ex Ospedale Militare, Napoli
Gian Maria Tosatti, 7_Terra dell’ultimo cielo (Sette Stagioni dello Spirito, 2016), ex Ospedale Militare, Napoli

(Bambini di acciaio – operosi – riccastri, razza padrona: una società basata sulla cancellazione sistematica di culture e pensieri, di progetti, di tradizioni, votata ipocritamente al nuovo-che-è-vecchio, in cui si installa – un giovanilismo pulcioso – basta smettere di pensare, e ti accorgi che stai rimuovendo con estrema facilità…)

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Se infatti mi farete morire, non troverete facilmente un altro come me, che palesemente, anche se può sembrare ridicolo a dirsi così, il dio ha applicato alla città come a un grosso cavallo generoso, ma un po’ pigro per la sua stessa grossezza e bisognoso pertanto di esser stimolato da un tafano. Proprio questo è il modo in cui mi sembra che il dio abbia voluto applicarmi alla città, come uno che non smette mai, accostandomi a voi ovunque e per l’arco dell’intera giornata, di stuzzicarvi, e di farvi ragionare, e di contestarvi a uno a uno” (Platone, Apologia di Socrate, Giunti 2016, pp. 79-81).

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).

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